di Roberto Malini, Natale Adornetto, Anarchici Salentini
Il popolo degli Uomini Liberi
Quando si parla di anarchici, il cittadino italiano medio si irrigidisce, quasi il termine equivalesse a "criminali". Io penso che gli anarchici siano in realtà una delle tribù che compongono il "popolo degli uomini liberi". Quando, un domani, la follia dell'oppressione poliziesca, della repressione del diverso, della xenofobia, del razzismo e dell'antiziganismo, dell'omofobia, dei trattamenti sanitari obbligatori, degli psicofarmaci ai bambini creativi (leggi "iperattivi"), delle menzogne mediatiche; quando tutto questo avrà termine e torneranno in primo piano i veri diritti di tutti gli esseri umani, allora l'umanità si accorgerà che i "filosofi", i giusti, gli uomini buoni hanno camminato per le strade del mondo anche in quest'epoca disumana e disumanizzante. Eh sì, verrà il giorno in cui ci si accorgerà che nell'era dei computer e di internet, dello scontro fra l'occidente e la civiltà islamica, della ricerca genetica e della multimedialità, il "prodotto" meno richiesto, meno pubblicizzato, meno gettonato era la verità. Allora si scoprirà, con sorpresa, che - completamente gratis - le fonti della verità erano alla portata di tutti, nei forum anarchici e no global, nei media indipendenti come "Indymedia", nei blog degli uomini liberi.
Natale Adornetto ci invia un testo, scritto da "Anarchici Salentini" che riassume, riferendo alcuni gravi casi di violazione dei diritti di cittadini da parte delle "autorità", la situazione in cui viviamo, privati di ogni reale esercizio della libertà, calati in una realtà di regime in cui ogni strumento di coercizione e tortura psicofisica viene usato per impedire agli spiriti liberi o alle culture diverse di apportare alla società quei contributi di innovazione di cui tutti abbiamo disperatamente bisogno. Lo psicologo Natale Adornetto introduce il breve testo con parole forti e concise: un ammonimento a tutti coloro che credono nel valore dei diritti dell'uomo perché inizino a distogliere lo sguardo dallo schermo mediatico-politico e lo gettino oltre le apparenze, in direzione - appunto - della verità. R.M.
Repressione psichiatrica in uno stato di polizia
Ciò che di seguito leggerete, l'ho trascritto da un volantino distribuito da Marina e Salvatore, coinvolti nell'Operazione Nottetempo, durante l'incontro-dibattito antipsichiatrico che ho tenuto a Martano (LE) lo scorso 28 febbraio.
Da quando mi occupo di antipsichiatria, è la prima volta che leggo qualcosa che accomuna le varie repressioni e la repressione psichiatrica.
Da più di un anno, con diverse persone e in parecchie occasioni, ho provato, inutilmente, a far capire che la lotta alla psichiatria va inserita nel discorso globale di chi porta avanti determinate tematiche, che non la si può non prendere in considerazione, che non la si può lasciare da parte, che non è un argomento a sé stante che va condotto solo da chi si occupa di antipsichiatria, che non la si può isolare dal resto.
Tante son le cose che stanno dentro a degli specifici discorsi, ma a me basta qui nominarne solo uno.
Persone che portano avanti certe tematiche e certe lotte, non possono prescindere dal tenere in forte considerazione quello che è lo stato di polizia. Se lo facessero, i loro discorsi e tutto sarebbe intrinsecamente monco, concettualmente debole e concretamente privo di qualsiasi incisività.
Beh, checché se ne possa dire e pensare, per le stesse tematiche e le stesse lotte - le più svariate - non tenere nella dovuta considerazione il potere repressivo, soffocante ed annullante della psichiatria, comporta gli stessi invalidanti effetti del discorso che non consideri il reale regime poliziesco.
Mi auguro che tante persone, anche stimolate da ciò che è stato scritto dagli anarchici salentini, capiscano finalmente che quando si percorre un certo cammino, non possono trascurare il soverchiante potere coercitivo della psichiatria, psichiatria che è indissolubilmente fusa con tutti gli altri apparati di controllo e di repressione.
La matrice è sempre quella, la fonte è unica.
Usando una metafora calcistica, è come se in una partita di pallone venissero marcati e contrastati tutti gli avversari e si lasciasse nel contempo completamente libero di scorrazzare nel campo facendo quello che vuole e di segnare tutti i goal che vuole il "goleador" più pericoloso, brutale, cinico e violento.
Forse, io non lo spero, non cambierà nulla, ma fino a quando si "giocherà" così, è ovvio, consequenziale e scontato che si perderà sempre.
Chi agisce nel Sociale, non deve pensare che la psichiatria sia una cosa che non lo riguardi. Allo stesso modo in cui le persone mettono in conto l'intervento di altre cose, devono tenere in conto anche l'intervento della psichiatria nei loro confronti.
Per cui, così come protestano per altre cose e contestano altre cose ed istituzioni, dovrebbero portare la loro critica radicale anche nei confronti della feroce, annichilente e bestiale psichiatria, e questo anche se si occupano, ad esempio, del diritto ad un alloggio dignitoso e decente per tutti o dei diritti degli omosessuali.
Si può essere colpiti pure in questi casi, così come su ogni altra cosa.
E in ogni caso, allo stesso modo in cui si solidarizza, si manifesta e si agisce per gli emarginati, ecc., ecc., ecc., si dovrebbero fare le stesse identiche cose anche per le persone che sono state e sono psichiatrizzate, per queste persone, me compreso, che hanno "vissuto" e "vivono" una "vita" d'inferno. N.A.
Eppur la chiamano "democrazia"
ovvero, come morire di galera, o finire rinchiusi per essere solidali, o per lottare contro sfruttamento e devastazione ambientale.
La notte del 13 ottobre Aldo Bianzino viene trovato morto in una cella del carcere di Capanne (PG), senza ematomi evidenti. Era stato arrestato due giorni prima per possesso di piante di marijuana.
Aldo in carcere non è stato in contatto con altri detenuti, e il tipo di lesioni rilevate dall'autopsia possono portare alla morte anche a distanza di molte ore.
La notte del 12 ottobre, a Bologna, alcune compagni e compagne prendono le difese di una ragazza che stava per essere portata via contro la sua volontà dai poliziotti. Motivo della misura coercitiva: il "pericolosissimo crimine" di essere ubriaca e di volersene stare a dormire per strada. Destinazione: l'ospedale, per sottoporla a Trattamento Sanitario Obbligatorio (TSO), cioè imbottirla di psicofarmaci e levarla dalle strade della preziosa città dello sceriffo Cofferati.
La reazione dei tutori dell'ordine contro chi solidarizza con la ragazza malmenata è stata manganellate, pistole puntate in faccia e manette, fino all'arresto di cinque anarchici con accuse molto pesanti. Inoltre, alcune successive scritte in solidarietà agli arrestati sono costate quasi un anno di carcere ad altri due compagni, processati per direttissima.
Martedì 23 ottobre a Perugia, l'ennesima operazione anti-anarchica: condotta dai carabinieri del Ros e dalla Procura perugina, porta a cinque arresti con l'accusa di associazione sovversiva con finalità di eversione dell'ordine democratico. Cinque individui che del silenzio sociale non ne volevano sapere, che non si accontentavano di provare disprezzo in privato, o del "vaffanculo" pubblico gridato insieme al comico di turno verso chi ogni giorno decide e impone condizioni di vita infami.
Situazioni che in questo mondo retto dal denaro e dall'utilità non sono eccezione, ma si confermano regola.
La continua produzione di emergenze da parte dei media, il costante richiamo ad una necessità di sicurezza, risponde solo alle esigenze di
auto-conservazione del potere e dei suoi apparati, di modo che agli sfruttati sia impedito di individuare i veri responsabili della progressiva precarizzazione della propria esistenza.
Necessario diventa allora affidare carta bianca a sbirri, prefetti e sindaci nel loro sporco lavoro, così come funzionale diventa la minaccia della galera, dei Centri di Permanenza Temporanei, dei Centri di Igiene Mentale. La soluzione diventa criminalizzare chi per guadagnarsi da vivere lava vetri tra i fumi delle auto; chi, vivendo in una grigia periferia, ne colora le mura; chi consuma droghe; chi non accetta i soprusi quotidiani della polizia; chi solidarizza con i più poveri, gli oppressi e i ribelli; chi lotta affinché questo stato di cose venga superato.
Ma se tutto ciò tenta di imporre la normalità del silenzio e dell'indifferenza da bravi cittadini, non resta che contrapporre la complicità tra gli sfruttati contro la logica della guerra fra esclusi. A.S.


















