Il gruppo EveryOne non riceve solo un numero consistente di denunce da parte di clandestini e Rom riguardanti trattamenti inumani e/o degradanti subiti da parte delle forze dell'ordine, ma ha assistito in prima persona, con i suoi membri, ad azioni violente, umilianti e intimidatorie da parte di agenti di pubblica sicurezza nei confronti di Rom ed extracomunitari.
Ecco perché non fatichiamo a credere alle parole di Amina Sheikh Said, la 51enne italiana di origini somale, che ha denunciato, con coraggio, dato il clima attuale che circonda le persone di colore, di essere stata "umiliata, maltrattata e oltraggiata, tenuta nuda per ore all'aeroporto di Ciampino". Come prevedibile, le Istituzioni non prendono le distanze dagli agenti che sono sospettati da comportamenti intolleranti e violenti, in attesa che venga fata chiarezza sul caso, con indagini scrupolose e attenzione ai diritti di Amina, che si è esposta ai gravi pericoli insiti nel razzismo che imperversa in Italia. Roberto Maroni ha già annunciato che il ministero dell'Interno si costituirà parte civile contro la donna somala, definendo le terribili violenze da lei subite come "una clamorosa montatura, fatta anche dalla stampa, che non c’entra nulla col razzismo e non c’entra nulla con la prevaricazione della Polizia.
Anzi, non si può permettere che si infanghi la Polizia accusandola di comportamenti razzisti". Niente di nuovo sotto le fosche nubi di ottobre: lo stato di razza italica mette il proprio potere non al servizio della democrazia e della giustizia, ma per schiacciare una donna, una donna debole, discriminata e già provata dagli eventi che l'hanno sconvolta per sempre. Il Sindacato autonomo di polizia, commettendo un gravissimo errore, applaude Maroni, senza che sia stata ancora fatta luce sull'evento. Questa posizione di difesa a tutti i costi ci ricorda il caso del pestaggio effettuato da agenti della polfer contro il pastore evangelico Rom Stelian Covaciu. Nonostante i testimoni e il referto dell'ospedale, la questura di Milano ha definito a priori "una montatura" il caso. Successivamente, gli stessi agenti che avevano pestato la famiglia Covaciu facevano ritorno sul luogo della spedizione punitiva, cercando la vittima con i toni intimidatori di squadristi. Grazie a quella "montatura" oggi Stelian non è più la persona solare e ottimista di prima, ma un uomo distrutto, depresso, incapace di trovare pace. Ha lasciato Milano, per sfuggire i suoi persecutori, e non riesce a stabilirsi in nessun luogo, perché gli incubi - che hanno l'aspetto di agenti in divisa - lo seguono ovunque.
Ha vissuto in Basilicata per qualche tempo, poi è tornato in Romania e al momento attuale si sono perse le tracce di lui e della sua famiglia. Il presidente dei senatori del Pdl, Maurizio Gasparri, attacca a propria volta la donna: "Fa bene il Viminale a reagire alla somala che probabilmente mente attaccando la polizia. Tra la sua parola e quella degli agenti non ho dubbio a credere alla seconda". Gli risponde, con il giusto buon senso, Giuseppe Giulietti, portavoce Articolo21: "Queste dichiarazioni contengono il germe del razzismo. Le parole della signora somala e degli agenti hanno lo stesso valore. Non sta a noi giudicare, ma ad una autorità terza come accade nello stato di diritto".
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