Pesaro, Firenze e Teheran, 21 dicembre 2008. Il Gruppo EveryOne rende pubblica l'enorme difficoltà che hanno gli attivisti italiani a operare per la tutela dei diritti delle minoranze, in particolare di Rom, migranti di colore e senzatetto.
La propaganda intollerante che le Istituzioni, supportate dai media, conducono da alcuni anni e in particolar modo dal 2006, hanno "rieducato" le forze dell'ordine ad agire con metodi durissimi nei confronti delle persone e delle comunità che intendono colpire, applicando ordinanze spesso inique ed effettuando controlli a tappeto, talvolta con maniere minacciose o violente.
Nei confronti degli attivisti sono usati metodi altrettanto intimidatori, specie quando gli uomini e le donne che si occupano di diritti umani chiedono conto dell'operato di agenti che talora si comportano come "sgherri". Non è raro che in seguito alle proteste legittime, gli attivisti subiscano atti di violenza o fermi di polizia, controlli, avvertimenti relativi a inesistenti "ipotesi di reato". Accade, inoltre, che auto delle forze dell'ordine o agenti in borghese facciano "sentire" agli attivisti la loro presenza, attraverso poste e pedinamenti il cui scopo non è quello di rimanere segreti, ma di "farsi notare". La situazione dell'attivismo italiano comincia a somigliare pericolosamente a quello di Paesi in mano a regimi dittatoriali, come l'Iran.
E' di ieri la notizia che le forze dell'ordine iraniane hanno fatto irruzione preso la sede del Circolo dei difensori dei diritti dell'uomo a Teheran, il cui presidente è il Premio Nobel per la pace Shirin Ebadi (nella foto). La vicepresidente del gruppo, Marghes Mohammedi, ha comunicato che la polizia ha chiuso gli uffici: "Poliziotti in divisa e in borghese," ha dichiarato l'attivista, "si trovano attualmente nei nostri uffici e stanno facendo un sopralluogo. Non hanno esibito alcun mandato, ma ci hanno comunicato solo il numero di tale mandato". Il Premio Nobel si trova all'interno dei locali". "Non abbiamo altra scelta che lasciare gli uffici," ha detto la Mohammedi, "perché la polizia ci ha detto di farlo senza opporre resistenza".
Presso il Circolo, era in programma domenica pomeriggio una cerimonia per celebrare il 60° anniversario della Dichiarazione universale dei diritti umani.
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