Cristian Chivu, campione romeno dell'Inter, denuncia con molto coraggio il razzismo che dilaga in Italia.
“Smettiamola di nasconderci. Di razzismo in Italia ce n'è e tanto,” afferma amareggiato dalle pagine di GQ. Poi continua il suo accorato sfogo: “È possibile che i romeni siano solo delinquenti? Facile catalogare un intero popolo per colpa di qualche mela marcia, che c'è ovunque. Quando qualcosa va storto e c'è di mezzo un romeno, il titolo è solo per lui. In tutti gli stadi mi gridano: “Zingaro, vai a fare il muratore”. Di tutto. Credi che mi dia fastidio? Là dietro i palazzoni dove sono cresciuto c'erano tanti ragazzi Rom.

A Pesaro, lo scorso agosto, un ragazzino Rom è stato cacciato con i soliti insulti antizigani da un gruppo di coetanei italiani, che giocavano a pallone nel prato vicino alla “palla di Pomodoro”. Il giovane, peraltro calcisticamente assai dotato - prima di venire in Italia con la famiglia, aveva giocato nel Dacia Unirea Brăila - aveva chiesto se poteva unirsi a loro per qualche passaggio.
A Milano la maggior parte delle squadre giovanili, comprese le parrocchiali e quelle “multietniche”, tendono a rifiutare con vari pretesti l'iscrizione dei ragazzi Rom. “Anche in Romania siamo discriminati,” racconta un giovane Rom, “tanto che i tifosi di squadre come lo Steaua intonano cori razzisti quando una squadra avversaria scende in campo con un giocatore 'zingaro'. Ma in Italia è molto peggio, perché siamo allontanati, a volte con insulti, a volte con la violenza, anche dai campetti cittadini, dagli oratori, dalle spiagge. Nessuno, in Italia, vuole giocare a calcio con un Rom”.
Cristian Chivu ricorda, nella sua intervista, un episodio risalente a due anni fa, che lo amareggiò più dei cori intolleranti: “Nel periodo in cui si parlava del mio trasferimento all'Inter. Facemmo un allenamento a porte aperte al Flaminio, davanti a 25 mila persone. Mi massacrarono d'insulti. Chissà perché, quando ti fischiano gli avversari, non li senti, ma quando è il tuo stadio a fischiare, li senti tutti. L'unico che mi colpì, però, fu quello di un mio concittadino che, in romeno, mi gridò: “Mi vergogno di essere romeno”.
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