La “banda delle donne Rom”: un'altra montatura?
Roma, 1 giugno 2008. Puntuale come un orologio, in contemporanea con la pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale delle tre ordinanze del Presidente del consiglio che istituiscono i commissari per l'emergenza Rom, ecco il consueto crimine attribuito all'etnia Rom e subito divulgato dai media con la solita eco sinistra, mirata a presentare gli 'zingari' come il “nemico pubblico numero uno”.
La notizia non convince, per niente. Ecco la sintesi diffusa da Adnkronos:
“Sei donne nomadi hanno rapinato e malmenato un tabaccaio a Roma, nel quartiere della Garbatella. Una di loro, una giovane, è stata arrestata dai carabinieri. La nomade, insieme ad altre cinque complici che sono riuscite a fuggire prima dell'arrivo dei militari, è entrata in una tabaccheria di via Ignazio Persico rubando tutto il denaro contenuto nella cassa, circa 2.600 euro, schede telefoniche per mille euro e numerosi tagliandi del 'gratta e vinci'. Il titolare della tabaccheria ha tentato di fermarle ma è stato malmenato. I Carabinieri sono riusciti a bloccare la giovane, di 20 anni, che è stata rinchiusa in una camera di sicurezza in attesa del processo con rito direttissimo. Le altre fuggitive vengono ricercate”.
Altre fonti forniscono ulteriori particolari, secondo cui sei donne più quattro (o addirittura sei) bambini e due uomini adulti sarebbero scesi (si noti: 12 o 14 persone!) da un'auto rossa con targa francese e avrebbero compiuto, in mezzo alla gente, una rapina tanto eclatante.
Il gruppo EveryOne ha contattato la stazione dei carabinieri della Garbatella, chiedendo di controllare attentamente le cassette dei sistemi di videosorveglianza che sicuramente hanno registrato il passaggio dell'auto rossa (se passaggio vi è stato). Abbiamo segnalato anche le nostre perplessità riguardo al numero di passeggeri che sarebbero stato segnalati a bordo dell'auto rossa: un minimo di 12! La risposta dell'ufficiale di turno è stata piena di titubanze, perché il numero di passeggeri a bordo del veicolo sono parsi eccessivi anche a lui. Pare inoltre che nessuno abbia acquisito le videoregistrazioni riguardanti la vettura. Allora quali sarebbero le prove di colpevolezza della giovane Rom? “Se lei dà un'occhiata alla sua fedina penale, non avrà più dubbi: di reati ne ha commessi tanti e dunque non vi è motivo di ritenerla innocente”.
Riguardo poi al processo per direttissima a cui sarà sottoposta la ragazza, abbiamo fatto notare all'ufficiale che non si può considerare colta in flagranza di reato la giovane, arrestata dal tabaccaio e non da un agente. “Un cittadino può arrestare sempre e comunque un delinquente,” ci ha detto il carabiniere, “dunque vi è flagranza di reato”.
La realtà è diversa, perché nell'ipotesi di furto, il cittadino può arrestare un'altra persona solamente in caso di furto in casa e scippo, ma il tabaccaio non si trovava di fronte a uno di questi due casi e dunque il suo arresto è stato arbitrario.
Noi crediamo che Alina Antonescu, la giovane arrestata, non abbia commesso il crimine ascrittole, almeno non secondo la dinamica illustrata dalle forze dell'ordine. Vi sono altre considerazioni a favore di questa tesi: chi terrebbe 2.600 euro in un cassettino aperto o si allontanerebbe dalla cassa in una situazione di confusione, sì, ma non di pericolo, visto che aveva davanti sei ragazzine, non una banda di criminali? Considerato che i due uomini, a detta del tabaccaio, si sarebbero tenuti in diparte e che le donne avrebbero avuto un'età media di 16 anni, è difficile credere che abbiano aggredito il commerciante di fronte ad altri clienti completamente indisturbate, tanto più se si considera che avrebbero avuto bambini in braccio. La donna tratta in arresto e i suoi “complici” proverrebbero “dal campo della Magliana”.
Alcuni attivisti stanno effettuando controindagini sia in via Ignazio Persico, dove è sita la tabaccheria, sia in via Candoni, dove vivono attualmente i Rom accusati del furto. Il Gruppo EveryOne chiederà di incontrare la giovane Alina Antonescu (le associazioni possono farlo, per disposizione Ue), anche per assicurarsi che abbia assistenza legale e non sia soggetta a trattamenti crudeli.
Per ulteriori informazioni:
Gruppo EveryOne
Tel: (+ 39) 334-8429527












