L'Europa deve dire no all'Italia delle leggi razziali, del rilievo delle impronte digitali ai Rom, delle gravissime violazioni dei diritti dell'infanzia.
Il ministro dell'interno, il leghista Roberto Maroni prosegue con il programma di schedatura attraverso foto segnaletiche e impronte biometriche dei bambini Rom, nonostante le proteste ufficiali dell'Unicef, della Commissione Ue, delle Comunità ebraiche e delle principali organizzazioni antirazziste. La dialettica con cui Maroni difende le proprie politiche persecutorie è quella consueta delle organizzazioni che pongono la pulizia razziale ed etnica fra le proprie priorità: "Voglio portare fino in fondo la mia azione," tuona il ministro, "e non mi farò fuorviare dai sedicenti antirazzisti né dai giudizi di chi conosce poco questa terribile realtà, che fa dell'Italia, da questo punto di vista, uno dei Paesi più arretrati al mondo. Oh sì, io voglio, voglio senza esitazioni affermare i diritti dell'infanzia, dei bambini di vivere una vita normale in condizioni decenti, senza essere inviati all'accattonaggio o peggio ancora. Per fare questo occorre identificare tutti i minori Rom, anche prendendo le impronte digitali.
Io rifiuto l'idea che un Paese civile possa accettare di vedere minori che vivono dividendo lo spazio con i topi: questo avviene nei campi nomadi. Tutti coloro che hanno protestato dall'Unicef in giù dicano se sono d'accordo nel consentire che oggi in Italia, nei campi nomadi, i minori convivano con i topi. Sono questi i diritti dell'infanzia? Oh no, io continuerò senza alcun tentennamento su questa strada perché la mia strada è la sola strada giusta per garantire i diritti ai minori". Demagogia razzista. In realtà sono proprio i movimenti politici intolleranti e persecutori ad aver relegato i Rom nei luoghi più inospitali delle città, fra i rifiuti, i miasmi delle fogne, i gas delle tangenziali e delle fabbriche, i parassiti e i topi. Tutti i partiti della destra italiana hanno assunto posizioni di persecuzione contro le famiglie Rom, fomentando ofdio e violenza contro di loro e promuovendo sgomberi simili a pogrom, attuati dalla forze dell'ordine.
Durante tali sgomberi uomini, donne e bambini vengono picchiati, coperti di insulti razzisti, minacciati e messi in mezzo alla strada come gli ebrei dopo la liquidazione dei lager, quando iniziavano le lunghe Marce verso il nulla. I vertici delle forze dell'ordine giustificano ogni tipo di violenza razzista, negando i pestaggi e i trattamenti inumani e degradanti. Pefino la piccola Rom Rebecca Covaciu, vincitrice del Premio Unicef 2008 per meriti artistici e umanitari, è stata picchiata, insultata, perquisita in modo indegno dagli sgherri della questura di Milano. Lo stesso tarttamento è stato riservato da agenti razzisti al fratellino e ai genitori il 17 giugno 2008, mentre due giorni dopo il capofamiglia Stelian Covaciu, pastore cristiani evangelico, è stato pestato a sangue e ricoverato in ospedale con traumi e contusioni. Non si è ancora ripreso da quello spaventoso abuso subito. Contemporaneamente, come denunciato dall'eurodeputato Viktoria Mohacsi, le forze dell'ordine e i servizi sociali italiani sottraggono illegittimamente bambini e ragazzini Rom alle loro madri, a volte accusandole di sfruttamento dei figli nell'accattonaggio, a volte senza alcun motivo. I minori Rom sono subito affidati a comunità e case-famiglia, che ricevono ingenti somme di denaro pubblico per ciascun minore "ospitato".
Il Gruppo EveryOne ha raccolto decine di testimonianze di madri Rom che hanno subito lo stesso abuso e hanno perduto i loro bambini. In diversi casi le donne hanno tentato il suicidio bevendo benzina o candeggina, gettandosi sotto le auto o tentando di soffocarsi mettendo la testa in sacchetti di plastica. Nei prossimi giorni alcune testimonianze, corredate da documenti, saranno presentate al Parlamento europeo e al Comitato contro le discriminazioni razziali delle Nazioni unite. Alcuni attivisti hanno ricevuto minacce e intimidazioni da parte delle autorità per la loro opera nonviolenta a difesa dei Rom perseguitati. I media, chiaramente asserviti al potere, proseguono nella loro campagna razzista, mirata a presentare i Rom come criminali, sfruttatori di minori, stupratori, esseri senza morale. La pratica dell'elemosina cui sono costretti adulti e minori per sopravvivere - mancando loro qualsiasi altra forma di sostentamento o assistenza sociale, di programma di inserimento al lavoro o di aiuto nella tragica quotidianità - è presentata dai politici, dalle autorità e dai media come una forma di schiavitù cui i genitori costringono i loro bambini per arricchirsi. Nella realtà è solo un estremo tentativo di evitare la morte per fame, sete, infezioni e malattie, atti di violenza, disperazione. Senza possibilità di lavoro, senza riparo (sono sgomberati quotidianamente anche da sotto i ponti, dalle baracche, dai parchi e dagli edifici dismessi), senza alcuna forma di assistenza, scacciati come animali da città, periferie e luoghi desolati, i Rom in Italia - adulti e bambini - dispongono solo dell'elemosina per sottrarsi all'annientamento.
Le carte per i Diritti Umani e per la tutela dei Popoli, le Direttive e le Risoluzioni Ue indicano chiaramente la strada maestra da seguire per eliminare l'emarginazione e l'indigenza del popolo Rom: una strada costellata di programmi reali di integrazione, di sostegno all'esistenza, alla cultura, alle tradizioni, alla dignità di un'etnia perseguitata fino al rischio di una tragica estinzione. I Rom sono una nazione senza territorio compatto e non un'associazione a delinquere, come vorrebbero far credere Maroni e le sue "camicie verdi". Le famiglie Rom devono essere protette da una campagna razzista che non ha precedenti (se non negli anni delle leggi razziali e del Samudaripen), condotta da politici, autorità e media senza scrupoli, animati dal più cieco odio razziale.
Le famiglie Rom devono essere protette da aggressioni e abusi di ogni sorta, perpetrati da gruppi razzisti, bande di cittadini esaltati dalla propaganda xenofoba, forze dell'ordine e squadre legate a forze politiche di destra ed estrema destra (ma non solo). Le famiglie Rom devono essere tutelate contro la grave miseria in cui sono state relegate, che di fatto le costringe ad azioni disperate per provvedere alla propria sopravvivenza. Gli uomini e le donne Rom sono genitori premurosi e i bambini Rom, che l'emarginazione e la violenza rendono adulti troppo presto, cercano di aiutarli, uniti dallo stesso amore e dalla stessa disperazione. Politici e autorità senza scrupoli scelgono proprio loro, i Rom, la componente più vulnerabile della società, per presentare il proprio odio razziale sotto forma di difesa della "legalità" e della "sicurezza", lucrando vergognosamente sul dolore di un popolo, protetti da una cortina di calunnia e ignoranza. La classe politica che governa l'Italia ha ottenuto il potere proprio così, con mezzi illegittimi, proponendosi quale paladina di un'Italia "libera dai Rom e dai clandestini". E' anticostituziolnale, antidemocratico, criminale. Si vincono le elezioni con progetti di sviluppo civile, non incitando un popolo, quello italiano, a combattere una guerra di razza contro l'etnia più debole e oppressa, divulgando ogni genere di falsità e di calunnia razziale, montando falsi casi, criminalizzando un'intera gente.
Anche se in ritardo, l'ex ministro della Solidarietà sociale Paolo Ferrero ha deciso di rompere il muro di indifferenza e ostilità razziale che uomini privi di valori umani e civili hanno innalzato. "Nel 60esimo anniversario di quel'obbrobrio che furono le leggi razziali," ha dichiarato Ferrero, "il ministro dell'Interno Roberto Maroni oggi è arrivato a proporre la schedatura dei cittadini rom, italiani e non. Si tratta, molto semplicemente, della stessa filosofia, cultura e politica scelta dal fascismo e da Benito Mussolini. La schedatura su base etnica di cittadini italiani e stranieri, rom o meno che siano è una proposta barbara, inaccettabile, indegna di un Paese civile. Mi metterò in fila anch'io, per farmi schedare dal ministro Maroni,e spero che così faranno tanti altri cittadini italiani".
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Firma la petizione contro la schedatura etnica dei Rom in Italia
To: Italian and European authorities and Human Rights bodies
Promoters: La Voix des Rroms - Gruppo EveryOne
NO alla schedatura etnica dei Rrom, con o senza impronte digitali
Il ministro dell'interno italiano, il leghista Roberto Maroni, ha annunciato recentemente la sua intenzione di procedere con il rilievo delle impronte digitali dei Rrom che si trovano in Italia, compresi i bambini. Con deplorevole cinismo, giustifica questa misura discriminatoria con la necessità di proteggere i minori!
La proposta è stata stigmatizzata da personalità italiane della politica e della cultura, dalla società civile, dall'Unicef, dalla Commissione europea e dal Consiglio di Europa. Maroni, tuttavia, continua a sostenere il suo progetto. Il governo Berlusconi è criticato in Europa e nel mondo democratico per le sue politiche persecutorie nei confronti dei Rrom. L'Indipendent ha definito questo suo atteggiamento, nell'editoriale del 27 giugno, "un raptus di crudeltà" e ha definito il ministro Maroni come un uomo "tristemente noto per il suo atteggiamento xenofobico". L'editoriale si conclude con questa lapidaria considerazione: "Ogni atto di violenza popolare contro gli stranieri, ogni caso di discriminazione ufficiale nei confronti dei Rrom diminuisce la pretesa del Paese di essere considerato una nazione civile".
Siamo completamente d'accordo e diciamo NO a un atteggiamento che richiama gli anni più foschi della Storia europea e mondiale. Non dimentichiamo che i Rrom sono stati usati spesso come cavie per le politiche di persecuzione e sterminio, come quei bambini Rrom cecoslovacchi sui quali i nazisti sperimentarono lo Zyklon B, prima di utilizzarlo nelle camere a gas.
Firmate la petizione contro la schedatura etnica dei Rom e impedite il ritorno della peste bruna:



















