Prima le impronte digitali, poi l'idea delle foto segnaletiche, adesso si dice che portano le malattie e quindi vanno schedati anche con una apposita tessera sanitaria.

Secondo Davide Boni, capo delegazione della Lega Nord presso la giunta regionale lombarda, i bambini Rom dovrebbero essere schedati non solo sotto l'aspetto etnico (con tanto di rilievo delle impronte digitali), ma anche sotto quello sanitario, con un'apposita tessera sanitaria e la necesità di vidimazione periodica da parte delle autorità sanitarie del permesso di frequentare la scuola. Non si tratta di una provocazione, ma di un progetto che trova a Milano e in Lombardia ampi consensi istituzionali. Un caso di TBC verificatosi in un asilo di Milano giustificherebbe il provvedimento. "Il caso di tubercolosi accertato in una scuola d'infanzia milanese - ha dichiarato Boni - dimostra che, oltre ad identificare tutti coloro che vengono a vivere sul territorio italiano, occorre accertare anche le loro condizioni sanitarie: ecco perché riteniamo importante che sia reso obbligatorio il passaporto sanitario, dove siano correttamente riportare le vaccinazioni effettuate.
Un documento fondamentale che tutti i bambini italiani e stranieri devono potere esibire. In questo modo non solo verrebbero garantiti il diritto alla salute e la protezione sanitaria di tutti i bambini, ma si eviterebbero anche contagi e il diffondersi di epidemie".
Nella foto, documento di identificazione di un bambino Sinti, 1943









