Cerotti e bavagli? No, diritti. Contro i CPT, simbolo della xenofobia in Italia, il Gruppo EveryOne lancia la Campagna “Cerotti e bavagli”
Sabato 24 maggio muore un cittadino del Marocco all’interno del CPT di Torino in Corso Brunelleschi: si tratta di Hassan Nejl, 36 anni, detenuto nel centro gestito dalla Croce Rossa Italiana. Hassan è morto di polmonite, dopo una lunga agonia, senza che nessuno gli prestasse soccorso, nonostante le invocazioni di aiuto dei compagni di prigionia rivolte agli operatori. Una settimana dopo, sabato 31 maggio, proprio nella stessa sezione dove è avvenuto il decesso di Hassan, le guardie entrano con i manganelli e si avventano su due reclusi: uno lo spogliano, lo ammanettano mani e piedi e lo riempiono di manganellate. L’altro viene picchiato da vestito, trasportato fuori in vista di un’incarcerazione a tutti gli effetti, ma grazie a una catena di solidarietà il ragazzo ritorna, pieno di lividi, un’ora dopo in camerata.
Il Gruppo EveryOne promuove un'azione internazionale contro la barbarie dei CPT italiani e della persecuzione nei confronti degli stranieri: inviamo ai responsabili della morte di Hassan Nejl, martire del CPT di Torino, un cerotto, applicato su una cartolina o inserito in una busta. Oppure, sempre in una busta, un bavaglio. E uniamo un messaggio: “No ai CPT!”, “L’immigrazione non è mai un reato”, “Libertà e giustizia per i fratelli migranti”. Mandiamo agli aguzzini migliaia di cerotti e bavagli, per protestare contro le innumerevoli, profonde ferite inferte a tanti innocenti e alla stessa società civile. Cerotti per proteggere e sanare dove altri sfregiano. Cerotti per fermare l'emorragia che dissangua l'Italia dei Diritti Umani, trasformandola in un luogo di abusi, deportazione e morte. Bavagli per rimandare indietro il silenzio imposto da guardie e istituzioni, e cacciare via l’indifferenza dei razzisti.
I CPT italiani, Centri di Permanenza Temporanea, sono il simbolo della negazione dei Diritti dell'Uomo. Il CPT di Torino, proposto come modello di ospitalità per i cittadini stranieri sprovvisti di regolare titolo di soggiorno, in attesa di espulsione o di (improbabile) accoglienza entro i confini italiani, ha provocato in pochi giorni il decesso del cittadino del Marocco Hassan Nejl e il pestaggio da parte delle guardie di alcuni “ospiti” del centro. Riguardo alla vittima, aveva solo 36 anni ed è morto di polmonite, dopo una lunga agonia, nonostante le grida di richiesta di aiuto dei compagni di camerata. “Era nel suo letto con la schiuma alla bocca,” raccontano “abbiamo urlato tutta la notte per chiamare i soccorsi, ma non è venuto nessuno. L’hanno trattato come un cane”.
La detenzione nei CPT è un abuso di gravità inaudita. In soli 10 giorni, il centro di Torino ha provocato una morte ed è stato teatro di trattamenti inumani. Ciò nonostante, si parla, con l’attuazione del nuovo decreto sicurezza, di prolungare la detenzione degli immigrati clandestini nei centri fino a 180 giorni. L'avvocato Gianluca Vitale ha definito queste strutture detentive come “non-luoghi”, dove i diritti e le regole cessano di esistere e gli internati sono alla mercé di torture fisiche e psichiche, privati della libertà personale e sottoposti a un regime coercitivo che impedisce loro di ricevere visite e beneficiare di un’adeguata difesa legale. E’ bene ricordare che presso i CPT permangono in attesa di espulsione esseri umani che non hanno compiuto alcun reato, ma violato una disposizione amministrativa, anch’essa iniqua se si considera che gli immigrati “illegali” fuggono quasi sempre situazioni di povertà, disagio o persecuzione cui sono sottosti nei Paesi d’origine.
In questi giorni, il sindaco di Lampedusa denuncia i rischi del CPT locale a rischio collasso: vi sono rinchiusi oltre mille immigrati a fronte di una capienza di seicento. Mentre già il 12 gennaio 2005 un altro cittadino marocchino di 45 anni, Said Zigoui, era morto gettandosi dal secondo piano dell’ospedale di Lamezia Terme, tentando la fuga, prima di rientrare nel CPT ligure dove, dopo un esposto alla Procura della Repubblica avviato dall’onorevole Russo Spena, sono stati ravvisati pesanti abusi a carattere razziale avverso i detenuti. Il 25 aprile 2006 si è verificato all’interno del CPT di Bologna un vero e proprio raid punitivo delle forze dell’ordine nei confronti di alcuni immigrati: una decina di carabinieri ha fatto irruzione nelle camere di diversi detenuti, intimando loro di mettersi faccia a terra: una volta in ginocchio sul pavimento, gli stranieri hanno ricevuto calci e colpi di manganello soprattutto sulla schiena per circa 3-4 minuti. Tutti i detenuti non avevano commesso alcunché. Ma questi sono solo alcuni dei moltissimi abusi che avvengono all’interno di centri di questo tipo, sparsi in tutto il territorio italiano.
Nonostante le disposizioni Ue, alle associazioni per i Diritti Umani è inibita la possibilità di visitare gli internati e di indagare su eventuali abusi. Il Gruppo EveryOne ha chiesto formalmente a più riprese di ottenere accesso al centro di Torino per effettuare un'inchiesta umanitaria finalizzata a conoscere la verità sulla morte di Hassan Nejl: il diritto alle indagini è stato riconosciuto verbalmente agli attivisti, ma di fatto il permesso non è stato concesso, e nel frattempo nuove violazioni dei Diritti Umani si verificano fra le mura del CPT.
Il Gruppo EveryOne protesta fermamente contro l'esistenza stessa dei CPT, simili in tutto e per tutto alle carceri che ospitavano gli "indesiderati" nell'era nazifascista. Razzismo, xenofobia, persecuzione degli stranieri feriscono la componente più debole della società. Ecco perché il Gruppo EveryOne promuove una nuova azione a tutela dei Diritti Umani, contro l'aberrante barbarie dei Centri di Permanenza Temporanea: la Campagna “Cerotti e bavagli”, che invita gli attivisti e tutte le persone che non hanno abbandonato la strada dei Diritti Umani a inviare un cerotto (oppure un pezzo di tela a mo' di bavaglio) ai responsabili della morte di Hassan e di innumerevoli, profonde ferite inferte a tanti innocenti e alla stessa società civile. Cerotti per proteggere dove altri compiono abusi. Cerotti per sanare dove altri sfregiano. Cerotti per fermare l'emorragia che sta dissanguando l'Italia, trasformandola in un luogo di abusi, violenze, sofferenza, deportazione e morte. Bavagli da rimandare indietro per dire no al silenzio, per strappare parole di verità a bocche innocenti costrette finora a zittirsi a colpi di manganello e minacce.
Sembrano già lontani gli ammonimenti di Papa Giovanni Paolo II, che vedeva nei migranti l'immagine di Gesù e ricordava instancabilmente le Sue parole: “Ero forestiero e mi avete ospitato” (Mt 25,35). Ma sembrano lettera morta soprattutto le Carte che tutelano i diritti dei migranti e dei profughi.
Da tempo le Istituzioni – responsabili in Italia del trionfo della corruzione, delle collusioni fra politica e criminalità organizzata, del caos dovuto all'incompetenza e alla cattiva fede di chi amministra la repubblica – hanno scelto i migranti, i Rom, le minoranze quali capri espiatori su cui depistare l'insoddisfazione del popolo italiano. La complicità dei media è un perverso fattore critico di successo della campagna razzista, una campagna che incendia gli animi di milioni di cittadini che, a causa dell'inadeguatezza della classe politica, si sentono insicuri, minacciati dall'incertezza dell'avvenire.
La tragedia umanitaria causata dalla politica improntata all'odio razziale, omofobico e xenofobico ha una portata incalcolabile, ma ancora più grave è il rischio che il virus del pregiudizio e del nazionalismo, che ancora una volta si è sviluppato in Italia, possa diffondersi nei Paesi membri dell'Ue, calando l'Europa ancora una volta – e nonostante l'ammonimento dei sopravvissuti all'Olocausto - in una barbarie senza fine.
Per dare il tuo contributo alla campagna EveryOne "Cerotti e bavagli”, ti basta inviare un cerotto o un lembo di stoffa a mo’ di bavaglio con un breve messaggio contro la politica xenofoba dei CPT (o semplicemnete scrivendo "Cerotti & bavagli? No, diritti!")a:
Centro Permanenza Temporanea e Assistenza “Brunelleschi”
Corso Filippo Brunelleschi
10141 - Torino
Avv. Antonio Baldacci
Direttore Sanitario CPT di Torino
via Riccardo Zandonai 8
10023 Chieri (Torino)
U.R.P. Ministero dell’Interno
Piazza Castello, 201
10124 Torino
Questura di Torino
Corso Vinzaglio n.10
10121 - Torino
In aggiunta, è possibile inviare cartoline elettroniche ed e-mail di protesta ai seguenti indirizzi, da usare singolarmente:
cr.piemonte@cri.it – Croce Rossa Italiana di Torino
liberta.civiliimmigrazione@interno.it – Ministero dell’interno, reparto Libertà Civili e Immigrazione
urp.to@poliziadistato.it – Questura di Torino
pref.preftorino@interbusiness.it – URP Ministero dell’Interno di Torino
Per ulteriori informazioni:
Gruppo EveryOne
Tel: (+ 39) 334-8429527
www.everyonegroup.com :: info@everyonegroup.com















