L’eurodeputata ha incontrato anche Rebecca Covaciu, la bambina divenuta famosa in tutta Europa dopo il reportage di “El Pais”, e Victor ed Elena Lacatus, genitori della piccola Lenuca Carolea, morta nel rogo di Livorno lo scorso anno.
E mentre il Ministero annuncia: “diamo inizio al censimento con prelievi di sangue dei rom, bambini e adulti” investendo ingenti fondi pubblici per le schedature, dilagano nei campi infezioni e mancano medicinali e assistenza medica, acqua e cibo.
I Leader del Gruppo EveryOne alla rappresentanza italiana della Commissione Ue: “intimate all’Italia il rispetto dei diritti di un popolo perseguitato”
Sabato 19 e domenica 20 luglio, l’Eurodeputata Viktoria Mohacsì, ungherese di etnia Rom, è stata accompagnata dai membri del Gruppo EveryOne presso alcuni insediamenti Rom di Roma, dove ha potuto incontrare, in un clima di intimità e raccoglimento, diverse famiglie che hanno testimoniato con le loro storie e l’esperienza degli ultimi mesi il grado di persecuzione cui il popolo Rom è soggetto in Italia a causa della discriminazione. La visita è stata organizzata dal Gruppo EveryOne, con la collaborazione dei funzionari del Parlamento Europeo Ottavio Marzocchi ed Elisabetta Vivaldi, che hanno accompagnato la delegazione nei campi.


L'ispezione e gli incontri si sono svolti principalmente sabato dal primo pomeriggio, con un incontro, durato fino a tarda sera, presso il campo Rom di via Baiardo 50 a Tor di Quinto, Roma, dove i rappresentanti del Gruppo EveryOne hanno fatto convogliare diverse famiglie Rom provenienti da Potenza, Rimini, Pesaro, Livorno e altre città italiane.
Poco prima, Roberto Malini e Matteo Pegoraro, leader con Dario Picciau di EveryOne, avevano preso parte al meeting a porte chiuse presso la Rappresentanza italiana della Commissione Europea in via IV novembre, dove avevano potuto denunciare al responsabile dell’unità azioni contro le discriminazioni della Commissione europea i molti casi di persecuzione che si stanno verificando in Italia, da sgomberi iniqui e aggressioni da parte delle forze dell’ordine, alle sottrazioni illecite di minori alle famiglie Rom da parte dei servizi sociali di diversi comuni italiani – in testa Firenze, Napoli, Roma e Milano – a causa della sola indigenza dei genitori.


Malini e Pegoraro hanno chiesto all'Europa di “intimare all'Italia il rispetto della dignità e della vita umana, ricordando a Joachim Ott, coordinatore del Gruppo di lavoro per combattere la discriminazione dei Rom nell'Unione europea, agli eurodeputati presenti e ai leader di associazioni per i Diritti Umani l'ammonimento del testimone della Shoah Piero Terracina: 'La persecuzione dei Rom in Italia è terribilmente simile a quella che colpì noi ebrei sessant'anni fa; quando un popolo viene calunniato, affamato, privato dei suoi bambini, gettato in mezzo alla strada, significa che l'orrore è tornato'. Il tedesco Ott ha definito 'eccessivo' in un primo momento il paragone, ma si è mostrato d'accordo con i leader EveryOne quando gli hanno ricordato che la speranza di vita media dei Rom, che è di soli 35 anni in Italia, la mortalità dei loro bambini, 15 volte superiore a quella degli altri in Europa e le purghe etniche cui sono sottoposti sono tragedie paragonabili all'Olocausto”.


Al campo Tor di Quinto, Viktoria Mohacsì ha subito incontrato Rebecca Covaciu, la ragazzina che il quotidiano colombiano “El tiempo” ha definito come la donna più famosa d’Europa in questi giorni, insieme a Ingrid Betancourt, dopo che “El Paìs” ha dedicato le prime tre pagine del giornale per un ampio reportage sulla sua storia. Rebecca, seguita e assistita da circa un anno e mezzo con tutta la sua famiglia dai membri del Gruppo EveryOne, ha raccontato all’eurodeputata di come due poliziotti italiani, a Milano, lo scorso 17 e 20 giugno abbiano picchiato lei, il padre Stelian e il fratellino senza alcun motivo, se non quello di indurli ad abbandonare immediatamente l’Italia verso la Romania. Ora Rebecca, che si è aggiudicata nei mesi scorsi il Premio Unicef 2008 per le sue doti artistiche, vive con i familiari al sud Italia, grazie allo straordinario aiuto di una famiglia italiana che ha contattato EveryOne offrendosi di ospitarli presso la loro casa di campagna.


“Ma per arrivare a questa positiva integrazione” hanno spiegato all’eurodeputata i leader del Gruppo Malini, Pegoraro e Picciau, “Rebecca e la sua famiglia hanno dovuto soffrire moltissimi stenti e abusi, tanto da doversi allontanare segretamente da una Milano razzista per raggiungere un paesino in piena zona rurale, dove ancora è fortunatamente alto il senso dell’accoglienza e della civiltà”.


Subito dopo, è arrivato il momento di Nico Grancea, il cantante Rom dell'antirazzismo, la cui giovane moglie incinta, come apparso sulla stampa, è stata pestata in pieno giorno, a Rimini, davanti a decine di persone indifferenti, di Silvana Gorgevic, testimone di infiniti abusi contro i Rom, raccontava a Viktoria Mohachsì la tragedia delle donne, dei bambini e degli uomini del campo, la crudeltà delle autorità, la mancanza del minimo serio progetto sanitario, sociale, professionale, scolastico e di Ionit Ciuraru, il giovane Rom Romeno che ha denunciato il fenomeno della sottrazione di minori da parte delle Istituzioni, supportando la battaglia di Mohacsì.


Infine, Victor ed Elena Lacatus, i genitori di una delle bimbe assassinate nel rogo di Livorno di agosto 2007, hanno profondamente scosso l’eurodeputata con il racconto della loro tragedia. Victor ed Elena vivono ancora senza alcuna assistenza, senza la possibilità alcuna di un lavoro, in una baracca nei pressi della stazione di Pisa priva di elettricità, acqua corrente e servizi igienici.


Piero Terracina, sopravvissuto ad Auschwitz, guidato da Dario Picciau attraverso il campo di Tor di Quinto, ha testimoniato quanto sia simile il trattamento che ricevono oggi i Rom rispetto a quello che subivano gli ebrei negli anni delle leggi razziali e dell'Olocausto. “Mi spiace che lei debba rivivere a distanza di anni tutto ciò che ha già provato sulla sua pelle, un'altra volta, ma con i Rom” ha detto l’onorevole Mohacsì mentre stringeva la mano a Terracina.


Nel campo, inoltre, Dario Picciau, regista, con una troupe statunitense, ha girato con la troupe americana guidata da Liam Lehay, il film-documento (ideato e scritto con Roberto Malini) “I topi e le stelle”, che presenterà al mondo i crimini umanitari commessi dalle Istituzioni e dai movimenti razzisti italiani nei confronti dei Rom.


L’ufficio stampa del Ministero dell’Interno, contattato da un membro EveryOne, ha riferito al telefono ieri in serata che lunedì inizieranno le schedature, accompagnate da prelievi del sangue soprattutto ai bambini Rom, finalizzati sia a controlli virologici sia a definirne la paternità e maternità. “Le impronte digitali sono cosa passata” dichiarano i leader di Everyone. “Ora il Ministero terrà un vero e proprio archivio genetico dei Rom”.
Pietro Terracina hanno commentato così la notizia: “Se questi provvedimenti riguardano solo i Rom, si tratta di una mostruosa persecuzione razziale”.
Il Gruppo EveryOne sta chiedendo alle organizzazioni per i Diritti Umani e ai leader Rom di organizzare, in una rete antirazzista, la resistenza gandhiana per ostacolare e sabotare con metodi nonviolenti le operazioni di schedatura e prelievo nei diversi campi d’Italia. “Quando visitiamo i campi, ci accorgiamo di come le condizioni di vita dei Rom siano sempre più tragiche. A Tor di Quinto, come in tutti gli altri insediamenti, dilagano infezioni virali, batteriche e fungine; i bambini sono pieni di parassiti e soffrono di malattie respiratorie, cardiache, gastroenteriche. Sembra di rivedere il Ghetto di Varsavia: mancano medicinali e assistenza medica, acqua e cibo. Gli anziani muoiono, i bambini muoiono, tutti si ammalano. Abbiamo poco tempo” concludono Malini, Pegoraro e Picciau. “Speriamo che i Rom dei campi non si lascino intimidire e non facciano mancare il loro impegno diretto. Bisogna essere uniti contro questa nuova fase della campagna antizigana.
Ricordiamo che la prima fase della persecuzione, condotta dalle Istituzioni in prevalenza contro i Rom romeni ha dato luogo - di fatto - a un'iniqua espulsione di massa: di 30 mila Rom romeni ne sono rimasti in Italia meno di tremila.
Si devono ringraziare i governi di Spagna, Francia, Grecia che hanno accolto la maggior parte dei profughi in fuga dalla persecuzione in Italia: è grazie a loro che è stata finora evitata una catastrofe umanitaria. La Romania, al contrario, dovrebbe superare i timori diplomatici e denunciare i tragici rientri di famiglie Rom annientate dagli abusi subiti e, in moltissimi casi, private senza ragione dei loro bambini. Secondo l'attivista Rom romeno Nico Grancea, membro EveryOne, l'espulsione è stata attuata proprio minacciando le famiglie di andarsene dall'Italia, pena la perdita dei loro bimbi e dei loro ragazzi”.
Per ulteriori informazioni:
Gruppo EveryOne
Tel: (+ 39) 334-8429527 - (+ 39) 331-3585406
































