Nico Grancea, cantautore Rom, si esibirà a Corsico (Milano) il 13 luglio per protestare contro i processi per direttissima, che violano la Dichiarazione universale dei diritti umani e negano agli accusati la possibilità di difendersi.
Gruppo EveryOne: "Nico Grancea chiede al mondo civile di protestare contro un abuso giuridico che è ormai istituzionalizzato, un procedimento penale iniquo e repressivo, secondo il quale ognuno di noi può essere condannato al carcere senza indagini né il diritto costituzionale al contraddittorio.
Si richiede l'intervento della Corte di giustizia europea perché siano abrogati tutti i riti direttissimi e vengano scarcerate immediatamente le vittime di una così macroscopica violazione dei diritti dell'imputato"
Domenica 13 luglio Nico Grancea, giovane cantautore Rom romeno che vive in Italia, membro del Gruppo EveryOne, terrà un concerto a Corsico (Milano), nell'àmbito del meeting antirazzista "Storia, cultura, antiziganismo e musica Rom", cui parteciperanno anche i relatori Roberto Malini, Ernesto Rossi, Dijana Pavlovic e Maurizio Pagani. La performance di Nico Grancea, che sarà accompagnato dal grande fisarmonicista Rom serbo Jovica Jovic, sarà un inno contro la persecuzione del popolo Rom in Italia.
Il giovane interprete solleverà un problema finora sottovalutato in Italia: l'uso dei processi per direttissima quali strumenti di oppressione dei Rom e dei cittadini più vulnerabili. "Quando una famiglia Rom, per trovare riparo contro le intemperie e i pericoli di aggressione, entra in un edificio abbandonato, è automaticamente soggetta a provvedimenti persecutori," dichiara Nico. "Qualsiasi persona di buon senso riconoscerebbe a una famiglia povera il diritto di cercare un rifugio provvisorio, non disponendo di mezzi economici per affittare una casa. Al massimo, si può pensare che, dietro denuncia del proprietario dell'immobile, le forze dell'ordine sgomberino il nucleo familiare dalla casa occupata per necessità. Le cose, invece, sono diverse. Quando la polizia o i carabinieri ricevono la denuncia, notificano agli adulti che si sono rifugiati in un edificio privato il reato di occupazione abusiva, che prevede una pena da due a sei anni di reclusione". Nico Grancea conosce bene la durezza della legge nei confronti dei Rom, che sono costretti a passare da un ponte a un parco, da una casa a una fabbrica abbandonata. "Sì, è successo anche alla mia famiglia, come a tutte le famiglie Rom. L'anno scorso, mia madre ha subito l'asporto chirurgico di un rene. E' stata operata a Milano da medici poco professionali e quando è stata dimessa dall'ospedale, stava malissimo. Quando siamo stati sgomberati dall'insediamento di Sesto San Giovanni, ci siamo allontanati dalla Lombardia e siamo giunti a Pesaro, dove abbiamo trovato rifugio in un edificio industriale. L'alternativa era quella di lasciare che mia madre morisse in mezzo a una strada. Il proprietario dello stabile ci ha denunciati e la polizia è venuta a sgomberarci, senza concederci alcuna alternativa. Nessuno ci ha aiutati, né i servizi sociali né le associazioni religiose. Dopo lo sgombero, abbiamo vissuto mesi terribili. La nostra storia sembrava quella di Maria e Giuseppe, quando fuggirono in Egitto per evitare di essere arrestati dai soldati di Erode". Ma Nico e suo padre non dovettero affrontare solo le difficoltà della miseria, dell'emarginazione e della vita all'addiaccio. "Quando la polizia ci ha cacciati dall'edificio," continua il musicista Rom, "ci è stato notificato il reato di occupazione abusiva di stabile privato. Il verdetto è già scritto, perché il magistrato ci condannerà alla detenzione. Non vi sarà un regolare processo, però, con diritto a un avvocato difensore. Siccome siamo stati colti in flagranza di reato, saremo processati per direttissima e non avremo alcun diritto. Il processo per direttissima, infatti, prevede che il giudice ci condanni senza neanche convocarci. Non vedremo neanche il magistrato che emetterà il verdetto e quindi non potremo spiegare le ragioni per cui siamo entrati in quell'edificio. Un giorno, la polizia verrà a prenderci per portarci in prigione". Migliaia di donne e uomini Rom sono stati incarcerati, nel nostro Paese, in seguito al rito della direttissima e scontano pene detentive senza aver beneficiato neppure del diritto a difendersi. Nico Grancea è figlio dell'Olocausto di terza generazione. Suo nonno sopravvisse allo Zigeunerlager di Auschwitz-Birkenau e fu condannato, come il nipote, senza aver potuto difendersi.
"I processi per direttissima costituiscono una delle più gravi violazioni dei diritti umani," affermano i leader del Gruppo EveryOne Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau, "perché negano anche la minima tutela dell'individuo di fronte alla legge. Conosciamo moltissimi casi di Rom e migranti condannati secondo quell'assurdo procedimento. Vi sono anche numerosi casi che riguardano cittadini italiani. Se vogliamo difendere la democrazia e la civiltà, dobbiamo opporci con tutte le nostre forze ai processi per direttissima.
L'articolo 11 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, al punto 1, afferma che 'ogni individuo accusato di un reato è presunto innocente sino a che la sua colpevolezza non sia stata provata legalmente in un pubblico processo nel quale egli abbia avuto tutte le garanzie necessarie per la sua difesa'. Questo, in Italia, non avviene e il rito della direttissima consente di fatto agli agenti delle forze dell'ordine di trasformarsi in giudici di strada, annientando i diritti del cittadino a un regolare processo. Il nostro gruppo richiede l'intervento della Corte di giustizia europea perché siano abrogati tutti i riti direttissimi e vengano scarcerate immediatamente le vittime di una così macroscopica violazione dei diritti dell'imputato".
Nico Grancea ha deciso, con coraggio, di restare in Italia nonostante la spada di damocle che grava sul suo capo e di affrontare il rischio di finire in carcere, anche se non si è macchiato di alcuna colpa. "Dedicherò la mia performance di Corsico a tutti i Rom e gli altri cittadini che si trovano in carcere a causa dei processi per direttissima e che hanno perso la libertà senza neanche il diritto di esprimere le proprie ragioni". L'incontro di domenica 13 luglio a Corsico si terrà presso l'Area Pozzi, in via Alzaia Naviglio Trento, dalle ore 16. La performance di Nico Grancea è prevista intorno alle 20.
Per ulteriori informazioni:
Gruppo EveryOne
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