Campagna per la vita di Reginald Blanton, condannato a morte nel
Texas in base a pregiudizi razziali.
Un caso che dimostra l'iniquità della pena capitale, che deve essere abolita a partire dagli Stati Uniti d'America. Una condanna senza prove di colpevolezza, in un clima di intolleranza.

Il Gruppo EveryOne ha deciso di promuovere una campagna internazionale per la vita di Reginald.
“Siamo convinti che le indagini e il processo che hanno portato alla condanna a morte di Reginald rivelano numerosi abusi, vizi di forma e di procedura,” affermano Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau, leader del Gruppo EveryOne.


“Reginald è afroamericano, proviene dalla strada e ha fatto parte di bande. Appartiene al mondo che le Istitituzioni degli Stati Uniti e in particolare del Texas combattono con una severità che spesso diviene pregiudizio.
Abbiamo il sospetto che alla base del verdetto vi siano elementi di discriminazione razziale e lo dimostra il fatto che Reginald Blanton non è stato giudicato - come dovrebbe essere secondo i suoi diritti costituzionali - da una giuria di suoi pari, perché il pubblico ministero dispose che i giurati fosserto tutti bianchi. Non a caso, la Corte d'appello della quinta circoscrizione degli Strati Uniti ha ravisato tale violazione delle sue garanzie di equità nel giudizio”.
Reginald si trova attualmente nel braccio della morte della prigione di Polunsky, a Livingston, nel Texas, dalla quale, da 7 anni, cerca di dimostrare non solo la sua innocenza, ma soprattutto il grado di disumanità cui sono sottoposti i condannati a morte, attraverso azioni pacifiche e non violente, digiuni perpetrati per settimane, articoli che vengono consegnati agli amici più stretti, o alla madre Anna, con cui gli attivisti del Gruppo Everyone sono costantemente in contatto.
“Siamo persuasi che il sistema giudiziario degli Stati americani in cui vige la pena capitale incorra troppo spesso in approssimatezze, abusi e vizi di procedura,” proseguono gli attivisti, “e decida per la vita o la morte di un essere umano con un margine di errore inevitabilmente altissimo e spesso proprio legato alle condizioni sociali e personali, ai precedenti, alla razza dell'imputato, in spregio all'articolo 14 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo. Ci chiediamo quanti innocenti debbano ancora essere assassinati dal boia, prima che sia abolita la pena di morte e torni ad affermarsi la civiltà della vita”.
La vicenda di Reginald Blanton
Reginald viene da un'infanzia di povertà ed emarginazione. Quando lui e il fratello erano ancora bambini e vivevano a Oakland, in California, la madre Anna si separò dal marito, ex militare alcolista, e li crebbe nel Texas, fra mille difficoltà. A 16 anni Reginald abbandonò casa per fare parte di una banda e del mondo che lui stesso definisce “subcultura americana”. Ebbe problemi con la legge per spaccio di stupefacenti e gli fu diagnosticata una Sindrome da mancata attenzione.
Dai 16 ai 18 anni fu inserito a cura della Texas Youth Commission in un programma di “risocializzazione”, che prevedeva la possibilità di frequentare un corso biennale, in libertà viigilata e con una borsa di studio, e di diventare infermiere oppure di essere ammesso all'ASVAB, una specie di accademia militare. Il funzionario che avrebbe dovuto assisterlo durante la libertà vigilata, John Rubucalva, inspiegabilmente non compilò né l'una né l'altra domanda di ammissione. All'età di 18 anni, Reginald fu lasciato dalla fidanzata, una ragazza madre di un bambino di 4 anni, che Reginald amava come se fosse suo. Poco dopo, il mondo gli crolò addosso, perché fu accusato dell'omicidio di un suo caro amico, Carlos Garza, 20 anni, colpito nel suo appartamento con due colpi di pistola in fronte e deceduto poche ore dopo all'ospedale. da quel momento, Reginald è in prigione, nel braccio della morte. Dopo 9 richieste di appello, finalmente i suoi legali Scott Sullivan e John Carro potranno comparire, il 25 agosto 2008, davanti alla Corte d'appello della 5a circoscrizione degli USA. In quell'occasione i giudici potrebbero riaprire il processo in virtù del fatto che Reginald fu giudicato da una giuria composta esclusivamente da bianchi e forse condannato in base a pregiudizi razziali.
Secondo quanto ha raccolto il Gruppo Everyone con testimonianze,articoli e dichiarazioni, Reginald Blanton fu condannato in base a testimonianze inattendibili, talvolta estorte con minacce, in un clima di intolleranza e pregiudizio. Inspiegabilmente, si giunse al verdetto nonostante non vi fosse alcun testimone oculare in grado di riconoscere il colpevole, non fosse mai stata trovata l'arma del delitto né un'impronta digitale o traccia di DNA ed esistesse una prova in grado di discolpare l'imputato. La prova consisteva nell'impronta della scarpa con cui l'assassino aveva sfondato la porta dell'appartamento di Garza: l'impronta di una scarpa di 12 pollici, mentre Reginald Blanton indossa scarpe di 9 pollici.
Campagna per la vita di Reginald Blanton e per l'abolizione della pena di morte.
Con alcuni compagni del “Miglio Verde”, Christopher Young, Gabriel Gonzalez, Robert Will e Kenneth Foster, tutti condannati a morte nelle cui accuse di omicidi si sono ravvisate contraddizioni e infondatezze che non hanno però portato la Corte, finora, alla sospensione della sentenza capitale, ha fondato D.R.I.V.E. (Death Row Inner-Communalist Vanguard Engagement), un movimento di diritti umani che lotta pacificamente, sempre e solo con metodi ispirati alla non- violenza, per l'abolizione della pena di morte. “E' importante sostenere le istanze di giustizia promosse da Reginald e dagli altri attivisti che si battono contro la pena di morte,” prosegue il Gruppo EveryOne, “perché siamo convinti che siano state eseguite sentenze capitali relative a molti innocenti. Il potere spesso vuole dare un esempio di rigore, finalizzato a combattere il crimine.
Quando la vendetta istituzionale colpisce, tuttavia, una vittima innocente, ne fa un martire, e in quel momento democrazia, civiltà e umanità si trasformano in crudeltà, iniquità e barbarie”. Reginald Blanton non si è mai arreso al verdetto che lo condanna a subire un'iniezione letale. La sua testimonianza e il suo impegno contro la pena di morte sono pubblicati su diversi blog o nella sua pagina Myspace
“Siamo in grado di dimostrare un'incredibile sequenza di errori e violazioni dei diritti umani, nel caso di Reginald Blanton,” concludono gli attivisti, “ma ci preme soprattutto ribadire la necessità di promuovere in ogni sede la necessità di abolire la pena capitale. Considerata l'impossibilità, da parte del sistema poliziesco e giuridico, di accertare la colpevolezza di un imputato al di là di ogni dubbio e considerato il pregiudizio che inevitabilmente può cogliere chi giudica, visto che si tratta di esseri umani soggetti ad influenze culturali, istintive e mediatiche, riteniamo un retaggio medievale la pena di morte, che interrompendo la vita di un essere umano, nega alle persone e alle organizzazioni che potrebbero raccogliere elementi atti a dimostrarne l'eventuale innocenza il tempo necessario alle proprie controindagini e deduzioni, che può richiedere molti anni, a volte decenni.
E nessuna legge dovrebbe vietare che il condannato abbia la possibilità di essere riabilitato, liberato ed eventualmente risarcito, fino all'ultimo giorno della sua vita sulla terra. Si deve inoltre tenere conto che spesso le memorie e le informazioni in posseso del condannato costituiscono una fonte indispensabile per giungere a nuove e spesso più giuste conclusioni”.
Per sostenere la Campagna per la vita di Reginald Blanton e per l'abolizione della pena di morte, sottoscrivere la petizione al link



and send emails, postcards and letters to the following addresses:
to Prison where Reginald Blanton is detained
Polunsky Unit
3872 F.M. 350 South
Livingston, Tx 77351
note: specify in the letter/postcard:
Reginald Blanton - #999395
to Texas Department of Criminal Justice
to Federal Bureau of Prisons of USA
to Senator Barack Obama
http://obama.senate.gov/contact/index.php
to United States Government
http://answers.usa.gov/cgi-bin/gsa_ict.cfg/php/enduser/ask.php
to United Nations High Commissioner for Human Rights (OHCHR)
to Transnational Radical Party
radical.party@radicalparty.org
to EveryOne Group
luisa.morgantini@europarl.europa.eu
Write one of the following messages:
- Save an innocent life, let Reginald Blanton live!
- Let’s reopen Reginald Blanton’s case, with a jury of his peers.
- Reginald Blanton is black, but he was sentenced, without evidence,
by a jury of white people.
- Justice for Reginald Blanton.
or/and your personal message in support of the campaign and Reginald Blanton’s life.
Related Links
http://www.myspace.com/freereggieb - Reginald Blanton on MySpace.com
http://www.drivemovement.org/ - D.R.I.V.E., Death Row inner-Communalist Vanguard Engagement, founded by Reginal Blanton and other of the Green Mile
http://www.ipetitions.com/petition/SaveReginald/ - petition for the life of Reginald Blanton on ipetitions.com
For further information:
Gruppo EveryOne
Tel: (+ 39) 334-8429527 - (+ 39) 331-3585406















