Pesaro, 22 agosto 2008, festa dell’accoglienza?
Lettera aperta al Sindaco di Pesaro Luca Ceriscioli
Egregio signor Sindaco,
Le rivolgiamo questa lettera aperta in occasione della Festa di Pesaro 2008, un avvenimento nel corso del quale i cittadini pesaresi si incontreranno per stare insieme, ma soprattutto per riscoprire o ritrovare il loro senso di appartenenza alla città e il loro orgoglio di essere democratici e accoglienti, come si è ribadito anche in occasione della conferenza stampa che il Partito Democratico di Pesaro e Urbino ha tenuto all’inizio di agosto per illustrare i valori politici, sociali, umani e culturali della kermesse. Alcuni attivisti del Gruppo EveryOne vivono attualmente a Pesaro, dove cercano quotidianamente di contribuire al progresso civile della comunità locale, divulgando e mettendo in atto i principi democratici e civili che sono alla base del rispetto dei diritti umani. Il nostro gruppo possiede una notevole esperienza nel settore della tutela dei diritti umani e opera a stretto contatto con le Istituzioni europee e internazionali. Un’altra particolarità della nostra organizzazione è quella di essere completamente indipendente, di autofinanziarsi e di mantenere una completa auto nomia nella gestione strategica delle proprie campagne. Nato in Italia e promotore in sinergia con movi menti umanitari e forze politiche impegnate nell’àmbito della difesa delle minoranze di campagne interna zionali che hanno ottenuto vittorie importanti, fra cui la modifica, nel Regno Unito, delle leggi che tutelano profughi e rifugiati, alcune Risoluzioni del Parlamento europeo e un cambiamento delle strategie europee sulle minoranze, il Gruppo EveryOne è una realtà internazionale, i cui membri operano nell’Unione europea e in tutto il mondo, ispirandosi ai principi eterni della Dichiarazione universale dei diritti umani. Pesaro è una bella città, in cui abbiamo conosciuto persone di valore assoluto, che spesso operano nell’ombra per aiutare gli individui e le classi più vulnerabili della società. Sono loro, secondo noi, i protago nisti morali di questa città, cui danno un autentico lustro morale e umano, perché sono capaci di sacrificare il proprio interesse egoistico per dedicarsi a coloro che sono discriminati, che vivono in condizioni di indigen za estrema, esposti a ogni pericolo od oggetto di indifferenza. Già, l’indifferenza, sorella gemella dell’intolle ranza: forse i mali peggiori di questa nostra epoca inquieta e tormentata.
A Pesaro, come Lei sa, vive una piccola comunità Rom di origine romena, circa quaranta persone; alcune di loro soffrono di gravissime patologie. Vi sono poi uomini, donne e bambini che hanno cercato rifugio qui dopo aver subito situazioni di pregiudizio e persecuzione nel Norditalia. All’inizio abbiamo notato un vero e proprio rifiuto, da parte delle Istituzioni e anche della cittadinanza, nei loro confronti. Come avveniva e av viene purtroppo in altre città italiane, le famiglie Rom che negli ultimi anni hanno cercato accoglienza a Pesaro hanno trovato ostilità e sono state allontanate senza alcuna attenzione alla loro condizione, al disagio e alla tragedia umanitaria che portavano con sé. Questo, nonostante la normativa internazionale preveda azioni di tutela nei loro confronti, mentre la Direttiva del Parlamento europeo 2008/38/CE consente quelli provenienti dalla Romania di circolare liberamente negli Stati membri e impedisce qualsiasi forma di espul sione qualora essi siano in uno Stato per cercare lavoro e soprattutto vieta qualsiasi forma di discriminazione razziale o etnica. Le autorità, invece, hanno messo le famiglie sulla strada, scacciandole in molti casi da edi fici abbandonati o parchi in cui si erano rifugiate nell’estremo tentativo di evitare lunghe e terribili marce verso il nulla.
E come avviene dovunque, in Italia, dopo tali azioni di sgombero, si verificano situazioni an cora più drammatiche, perché i malati più gravi, i bambini e le persone più fragili, quando rimangono all’ad diaccio, senza alcun sostegno né alternativa di alloggio, si ammalano e muoiono. Non a caso, la speranza di vita media dei Rom in Italia è inferiore a 40 anni (contro gli 80 degli altri cittadini) e la mortalità dei loro bambini è 15 volte più alta rispetto a quella dei bambini italiani. Fin dal nostro arrivo a Pesaro, ci 1 nisti morali di questa città, cui danno un autentico lustro morale e siamo impegnati per spiegare alle autorità e ad alcune personalità politiche di Pesaro questa realtà, conse gnando fra l’altro al Comune una raccolta di Direttive, Convenzioni, Risoluzioni e norme internazionali che tutelano il popolo Rom nell’Unione europea e nel mondo. La nostra difficoltà, nelle Marche come in altre regioni d’Italia, deriva dal fatto che da alcuni anni è in corso nel nostro Paese una campagna mediatica il cui fine è quello di disinformare il popolo italiano riguardo alla realtà dei Rom nell’Unione europea: un’etnia che subisce da secoli conseguenze atroci a causa del pregiudizio razziale che li circonda. Du rante tale campagna, che non ha mancato di condizionare le Istituzioni centrali e locali, a tutti i livelli, sono stati diffusi a macchia d’olio gli antichi stereotipi che i movimenti razzisti applicarono agli ‘zingari’ nel tem po: rubano i bambini, non vogliono lavorare, sono dediti a furti e truffe, sono violenti e selvaggi, asociali e sporchi. Nella realtà, come l’Unione europea continua a ribadire in ogni sede, il popolo Rom possiede l’iden tità di una nazione senza territorio compatto, un’antica cultura, una lunga tragica Storia, tradizioni artisti che e folcloriche, un proprio sistema di amministrazione della giustizia (Kris-Romani), che in alcuni Paesi è riconosciuto, parallelamente al sistema giudiziario nazionale. Nonostante sei secoli di schiavitù, purghe etniche e sanguinarie repressioni, l’Olocausto e l’attuale condizione di emarginazione, il popolo Rom ha sempre contribuito con fierezza e coraggio alla costruzione del genio europeo.


In una lettera mano scritta conservata a Parigi, lo stesso Gioachino Rossini lodò la libertà creativa e la facilità di creare musica degli ‘zingari’, che da mille anni contribuiscono senza aver mai condotto guerre allo sviluppo della cultura del nostro Continente. I Rom, come tutti i popoli, desiderano fermarsi in una città, lavorare, avere una casa, mandare i bambini a scuola, coltivare le proprie tradizioni religiose e sociali. Il cosiddetto “noma dismo” è l’alibi con cui l’intolleranza giustifica le purghe delle famiglie Rom. Durante la nostra permanenza a Pesaro, abbiamo notato importanti cambiamenti, riguardo ad alcune realtà locali. Dopo un rapporto difficile con l’Istituto ospedaliero San Salvatore, cui mancava una conoscenza com pleta della spaventosa situazione sociale e sanitaria in cui versa la minoranza Rom in Italia, possiamo oggi affermare che attualmente l’Ospedale offre alla comunità Rom di Pesaro un’assistenza sanitaria assolutamen te identica a quella di cui beneficiano tutti gli altri cittadini, con particolare attenzione alle patologie da pre carietà, che affliggono i Rom proprio a causa dell’intolleranza che impedisce loro non solo a Pesaro di avere un sostegno sociale, un’abitazione dignitosa in cui vivere, opportunità di inserimento professionale, scolarizzazione ecc. A settembre presenteremo alla Commissione del Parlamento europeo il modello del San Salvatore quale esempio di istituto ospedaliero in perfetta linea con le Direttive e le disposizioni vigenti nell’Unione europea in materia di tutela dei diritti del popolo Rom.
Grazie al San Salvatore, al cuni pazienti sofferenti di patologie estremamente gravi beneficiano ora di cure adeguate. “E’ un passo che il nostro Ospedale riteneva fondamentale, perché tutti i cittadini hanno diritto alle stesse cure, senza distinzione di razza, religione o condizione sociale,” ha spiegato un responsabile dell’Ospedale. “L’assistenza medica, però, non basta ed è inaccettabile che le famiglie Rom siano costrette a vivere di elemosina, all’aperto o in case abbandonate, senza acqua, luce, servizi igienici. Bisogna offrire loro senza esitare un sostegno sociale e attuare subito un piano di integrazione che consenta agli adulti capaci di lavorare e ai bambini di andare a scuola”. Siamo perfettamente in linea con queste parole. La vita e la dignità degli esseri umani non deve es sere oggetto di speculazioni politiche, ma va tutelata in senso assoluto. Il nostro Gruppo ha incontrato note voli difficoltà, nei rapporti con le Istituzioni pesaresi. Nonostante la drammatica urgenza legata alle persone di etnia Rom che vivono a Pesaro e nonostante abbiamo chiesto più volte incontri finalizzati a un progetto di integrazione, siamo riusciti a incontrarLa una sola volta, signor Sindaco. Per onor del vero, abbiamo accolto positivamente la sua disponibilità ad avviare un progetto casa-lavoro-scuola in relazione alla comunità Rom di Pesaro. Tuttavia le settimane passano e per noi è sempre più difficile provvedere alle necessità essenziali delle persone Rom più a rischio, che senza quel po’ di elemosina che i pesaresi offrono loro, non avrebbero di che sopravvivere, anche perché tale attività estrema che consente loro di non morire è soggetta in città a di verse limitazioni. Nel frattempo l’eurodeputata ungherese di etnia Rom Viktoria Mohacsi ha incontrato alcuni rappresentanti della comunità Rom di Pesaro, fra cui gli attivisti, oggi membri del Gruppo Eve ryOne, Nico Grancea e Ionit Ciuraru. Dopo l’incontro, i Rom romeni di Pesaro hanno accettato di te stimoniare in diverse fasi presso la Commissione europea l’evolversi della condizione dei Rom in Italia.


La piccola comunità Rom di Pesaro, sempre grazie all’infaticabile opera di divulgazione culturale e antirazzi sta di Viktoria Mohacsi, sarà inoltre al centro di un importante documentario, che verrà inserito nella serie “Mundi Romani” (la più importante produzione documentaristica di sempre dedicata ai Rom nel mondo) ed è 2 prodotto da Romedia Foundation e Duna Television (Ungheria). “Mundi Romani” parteciperà ai più impor tanti festival del documentario, in tutto il mondo. Un’occasione importante per l’immagine di Pesaro quale città europea solidale e accogliente. La giornalista-regista Katalin Bársony sarà a Pesaro con la sua troupe i primi di settembre. Se è importante che i Paesi membri Ue possano scambiarsi informazioni e lavorare insieme per intraprendere la via del rispetto dei diritti umani, base della democrazia e della civiltà, oggi tuttavia dobbiamo sottolineare la pressante urgenza di iniziare concretamente il progetto di integrazione. Riguardo alla diffusione mediatica dei casi di intolleranza razziale verificatisi a Pesaro, nonostante abbiano sollevato il Suo disappunto, signor Sindaco, Le chiediamo di superare un comprensibilissimo impulso campanilistico e di sforzarsi di compren dere che il bene di Pesaro non è certo quello di nascondere gli errori di pochi, ma di chiedere ai molti di col tivare gli ideali democratici e umanitari che possono consentire alla città che amiamo di distinguersi da altre realtà italiane, allontanando orgogliosamente verso altri orizzonti le parola “razzismo”, che disonora da trop po tempo (non senza ragione, purtroppo) la nostra nazione agli occhi del mondo. Ma torniamo alla realtà delle famiglie Rom che vivono a Pesaro. Purtroppo ad alcune di esse è già sta ta comunicata l’imminenza di uno sgombero senza alternativa di alloggio che le getterebbe sulla stra da, destinate a intraprendere un cammino disperato verso un futuro senza promesse.
“Ma davvero credevate che il Comune vi aiutasse a trovare casa e lavoro?” ha detto loro, con sarcasmo, un funzionario, comunicando che l’evacuazione sarà effettuata i primi giorni di settembre. E’ importante, per noi, sapere se sono solo “voci” o se il piano di sgombero è una realtà, perché nel secondo caso, dobbiamo avere il tempo per identificare un’alternativa. Di certo, è impensabile che famiglie senza mezzi di sussistenza, con pazienti affetti da gravissime patologie debbano trovarsi sulla strada: sarebbe un’atrocità (anche se è già accaduto nel re cente passato) e ci auguriamo che Lei, signor Sindaco, ne convenga. Piero Terracina e Nedo Fiano, cari amici del nostro Gruppo e sopravvissuti ad Auschwitz, paragonano le azioni di sgombero attuate trop po spesso in Italia alle operazioni di purga etnica che fascisti e nazisti conducevano contro ebrei e ‘zin gari’ negli anni più oscuri del secolo scorso e, forse, di sempre. Piero Terracina, durante il recente incontro a Roma con una delegazione del Parlamento europeo, organizzato dal nostro gruppo, ha abbracciato Nico Grancea, che è tornato a Pesaro con le parole del Testimone impresse per sempre nella coscienza: “Non la sciate che ricominci tutto da capo”. Mi auguro, signor Sindaco, che Lei consideri questa lettera aperta e il nostro impegno presso la comunità pesarese come un contributo all’opera delle Istituzioni, che vogliono ar ricchire la città di valori preziosi e fondamentali. La tolleranza, l’incontro fra i popoli, la comprensione del diverso, l’integrazione fra le culture del mondo, la tutela delle minoranze e la protezione delle vit time: sono queste le vere ricchezze di una città ed è solo quando tali “gemme” tornano a risplendere che il popolo abbandona la ricerca di una “sicurezza” che incarna in realtà lo dimostra la Storia il vuoto morale. Augurandoci di ricevere da Lei una risposta che Le chiediamo essere concreta e pianificata, non “politica” (aggiungere indugi agli indugi aggraverebbe solo la condizione estremamente precaria della comunità Rom di Pesaro), Le porgiamo i migliori saluti e complimenti per il Suo impegno affinché la Festa di Pesaro non sia costituita solo da giorni di divertimento e incontro, ma rappresenti anche l’inizio di una nuova e più ampia riflessione sui valori che fondano la civiltà cittadina.
Per il Gruppo EveryOne
Roberto Malini, Matteo Pegoraro, Dario Picciau, Nico Grancea, Ionit Ciuraru
For further information:
Gruppo EveryOne
Tel: (+ 39) 334-8429527 (+ 39) 331-3585406















