Pena di morte / Gruppo EveryOne lancia campagna internazionale per
salvare la vita di reginald blanton, rinchiuso nel braccio della
morte in texas.
I leader del gruppo: “abbiamo poco tempo, i giudici potrebbero
fissare l'omicidio di un innocente”.
Da oggi online e presto nei festival internazionali il
cortometraggio “makwan”, contro la pena di morte
Il Gruppo EveryOne, che ha rivolto nei giorni scorsi un appello al candidato democratico alla Presidenza USA, Barack Obama, e alle Nazioni Unite, sollecita ora la mobilitazione della società civile per chiedere ai giudici della Corte d'Appello della Quinta Circoscrizione degli Stati Uniti d'America di riaprire il processo di Reginald Blanton, 27enne afroamericano da 7 anni rinchiuso nel braccio della morte nella prigione di Polunsky, a Livingston, Texas, con l'accusa di aver ucciso un caro amico. Lo fa rilanciando una petizione all'indirizzo www.petitiononline.com/reggie che ha già avuto l'adesione di diversi esponenti per i diritti umani, tra cui il leader del Partito Radicale Marco Pannella, il senatore radicale eletto con il PD Marco Perduca, Vice-Presidente del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito, esponenti di spicco di Amnesty International, il Death Penalty Abolition Movement del Texas, personalità della politica e della cultura internazionali. “Il Gruppo EveryOne si è mobilitato per sostenere il mio grido di giustizia” ha commentato dal carcere Reginald Blanton. “Adesso è necessario che a questa organizzazione internazionale si uniscano gruppi di attivisti e cittadini di tutto il mondo: solo così potremo riparare a una sentenza terribile e ingiusta”.
“Abbiamo le prove dei gravi abusi commessi dalle autorità nei confronti del condannato a morte, nonché di innumerevoli vizi di procedura da imputare al sistema giudiziario degli Stati Uniti d'America” spiegano i leader del Gruppo Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau. “Reginald Blanton è innocente, ne sono convinti con il Gruppo EveryOne anche gli attivisti di Amnesty Internnational e delle organizzazioni che si battono contro la pena capitale. Questa realtà rende doppiamente iniqua la sentenza,” aggiungono. “E' stato condannato in base a pregiudizi razziali, senza prove, da una giuria di soli bianchi. Reginald apparteneva al mondo delle bande, che le Istituzioni degli Stati Uniti e in particolare del Texas combattono con una severità che spesso diviene pregiudizio. E' importante” continua EveryOne “che ogni cittadino che crede nei valori della libertà, dell'uguaglianza e della giustizia firmi la petizione e la diffonda il più possibile, per intimare al Texas, agli USA e a tutti i Paesi che applicano la pena di morte di fermare una barbarie che provoca migliaia di vittime innocenti ogni anno e di ritornare sulla via della civiltà e del rispetto dei diritti umani”. La mattina del 25 agosto scorso - mentre si diffondeva attraverso il Texas, nei siti e sui giornali, la campagna EveryOne per la vita di Reginald - gli avvocati di Blanton si sono presentati di fronte a un comitato di tre giudici della Corte d'Appello della Quinta Circoscrizione americana, dove hanno avuto modo di spiegare le ragioni del condannato a morte, richiedendo che il suo processo venga riaperto, con un'accurata rivalutazione delle prove a sua discolpa e con il giudizio di una giuria di suoi pari.
“Ero presente al'udienza,” ha riferito a EveryOne il signor André Blanton, fratello maggiore di Reginald “e credo che i giudici abbiano rilevato, finalmente, una violazione al sesto emendamento della Costituzione: Reginald non è stato giudicato in modo imparziale”. Intanto i giudici si sono riservati la decisione, ma potrebbero anche, da un giorno all'altro, fissare la data dell'iniezione letale. Il Gruppo EveryOne, che con il caso di Reginald Blanton ha intrapreso la campagna internazionale “Makwan Project”, per l'abolizione della pena di morte nel mondo, lancia in esclusiva su everyonegroup.com il cortometraggio “Makwan. Lettera dal Paradiso”, di Roberto Malini e Dario Picciau, in memoria di Makwan Moloudzadeh, 21enne iraniano impiccato il 5 dicembre 2007 in Iran, accusato di “lavat”, omosessualità. Il corto è invitato a partecipare a festival del cinema in tutto il mondo, dove porterà il suo inno alla vita, contro l'atrocità della pena capitale.
“Siamo per l'abolizione della pena di morte senza eccezioni,” proseguono gli attivisti EveryOne, “perché l'omicidio e il sangue versato sono sempre antitetici alla giustizia. E' fondamentale, inoltre, considerare l'impossibilità, da parte del sistema poliziesco e giuridico, di accertare la colpevolezza di un imputato al di là di ogni dubbio, il pregiudizio che inevitabilmente può cogliere chi giudica e il fatto che ogni uomo eventualmente colpevole di un crimine ha diritto a essere riabilitato. Tutto ciò” concludono gli attivisti “fa della pena di morte un retaggio medievale di cui la società civile deve liberarsi”.
For further information:
Gruppo EveryOne
Tel: (+ 39) 334-8429527 (+ 39) 331-3585406















