Roma, 2 gennaio 2009. L’assessore alle Politiche sociali del Comune di Roma, Sveva Belviso, annuncia lo sgombero imminente dell'insediamento Rom di via della Martora.
La motivazione del provvedimento: "Le autorità hanno sorpreso una giovane mamma che allattava il suo bambino e contemporaneamente deteneva sostanze stupefacenti, presumibilmente a fini di spaccio. E' l’ulteriore drammatica conferma della necessità di procedere alla chiusura di quei campi con elevata pericolosità sociale. Ringrazio le forze dell’Ordine che dopo un’attenta operazione di controllo sono riusciti a mettere la parola fine a questo orribile spettacolo".
Le autorità romane confermano la politica iniqua di attribuire a un intera comunità - anzi, all'intera popolazione Rom che vive a Roma, perché l'assessore ha parlato di "campi" al plurale - il reato (peraltro ipotetico) di una sola persona. Ed ecco la nota diramata dall'assessorato alle Politiche sociali: "L’idea di una madre che spaccia mentre allatta il figlio è a dir poco terribile, quanto di più lontano da quelle regole su cui si basa la civile convivenza. Il piano nomadi della Giunta Alemanno va proprio in questa direzione, garantire coesione sociale, integrazione e tutela di minori e persone fragili, attraverso la lotta al degrado e il rispetto della legalità".
Naturalmente non si fa cenno al drammatico fenomeno della condizione di alcuni Rom, emarginati e indigenti, che sono asserviti alla criminalità organizzata, che li utilizza quale infima manovalanza in un giro di affari - di cui la fetta più importante è proprio il traffico di stupefacenti- che porta nelle loro italianissime tasche miliardi di euro ogni anno.
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