Lettera del Gruppo EveryOne a Bersani a Schulz (sinistra europea)

”Vivono senza luce, senza riscaldamento, senza assistenza sociale, oggetto di grave discriminazione, sempre a rischio di sgombero o di violenze razziali e adesso sono stati colpiti dall'influenza A, ma nessun piano socio-sanitario è stato previsto per loro”. Così Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau, co-presidenti del Gruppo EveryOne descrivono in una lettera inviata al nuovo segretario del PD Pierluigi Bersani e a Martin Schulz, presidente dell’Alleanza Progressista dei Socialisti e dei Democratici al Parlamento europeo, la drammatica condizione e della comunità Rom di Pesaro. “L'intolleranza 'rossa' è ormai un fenomeno grave e diffuso come quella che caratterizza le politiche di un centro-destra alleato con movimenti razzisti” proseguono gli attivisti.
“Siamo sempre più preoccupati. Ieri, 2 novembre 2009, la famiglia di Anton Caldarar, un ragazzo Rom che si prende cura della moglie disabile psichica, è stata sgomberata dalla forza pubblica: ennesimo episodio di barbarie istituzionale, in violazione delle Direttive europee e della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione. Nessun supporto sociale è stato previsto dal Comune di Pesaro, nonostante Anton e i suoi cari vivano da sette anni in città e il suo caso sia stato più volte segnalato dagli attivisti ai servizi sociali. Le opinioni di alcune assistenti sociali sui Rom sono agghiaccianti e irriferibili. Anton è uno dei numerosi casi di emergenza sociale grave trasformati dalla città di Pesaro in problemi di 'sicurezza'. Evacuata persino dalle baracche sotto i ponti, la famiglia è in grave pericolo di vita, con l'attuale rigore del clima”.
Da alcuni anni, secondo le organizzazioni per i Diritti Umani, nel capoluogo marchigiano è in atto una vera e propria persecuzione dei Rom romeni, alcuni dei quali vivono in città da quasi un decennio. Ci si sorprende di tanta intolleranza, se si considera che Pesaro è amministrata dal centrosinistra e che la squadra-simbolo della città, la Scavolini Basket, si è distinta per iniziative antirazziste. “Non è tutt'oro, purtroppo, quel che luccica,” commentano con amarezza gli attivisti, “perché alcuni dei nostri membri hanno vissuto per oltre un anno a Pesaro e hanno effettuato interventi per episodi di intolleranza e violenza etnica di una gravità inaudita: pestaggi, minacce, abusi, rifiuto di assistenza medica, evacuazioni di donne incinte, bambini e malati in pieno inverno.
Abbiamo incontrato il già allora sindaco Luca Ceriscioli (PD) insieme ad alcuni capifamiglia Rom, consegnandogli un dossier che attestava, già nel 2008, una situazione di esclusione e di condizioni sociale e sanitaria gravissime. Il Sindaco e la Giunta si impegnarono pubblicamente ad attuare un programma casa-lavoro e a fornire assistenza ai malati gravi, fra cui pazienti oncologici e cardiopatici a rischio di vita. Il programma di Ceriscioli fu da noi presentato al Parlamento europeo come un modello di integrazione, in linea con le Direttive e le Risoluzioni Ue che indicano la via per combattere la segregazione del popolo Rom”.
Contemporaneamente la Scavolini invitava rappresentanti della comunità Rom sugli spalti, nell'àmbito di una campagna antirazzista e promettendo che atleti e dirigenti si sarebbero recati presso gli insediamenti di fortuna per portare la loro solidarietà.
“Le cose, tuttavia, si sono svolte ben diversamente,” continua il Gruppo EveryOne, “ed è sufficiente visitare il nostro sito o cercare su google le parole 'Rom' e 'Pesaro' per rendersi conto degli avvenimenti pesaresi”. Nuovi episodi di intolleranza, denunce per accattonaggio, minori sottratti dalle autorità alle famiglie. La stampa locale si è occupata spesso di eventi che hanno colpito le sfortunate famiglie Rom di Pesaro.
“Ogni promessa è stata disattesa ed è iniziata un'operazione di vera e propria pulizia etnica nei confronti delle famiglie Rom e di intimidazione nei confronti di noi attivisti, che dopo un 'avviso orale' da parte del questore siamo stati sottoposti a ogni genere di pressione. Venivamo chiamati in questura dopo ogni comunicato stampa, sottoposti a controlli, si tentava di provocarci durante gli interventi umanitari e contemporaneamente ricevevamo minacce gravi da parte di anonimi. Intanto le autorità scatenavano ogni strumento repressivo per allontanare le famiglie: decreti di espulsione per motivi di 'sicurezza', denunce per occupazione di suolo pubblico e di edifici privati (le case abbandonate in cui si riparavano). Persino la Scavolini girava le spalle alla comunità Rom ed evitava di recarsi a trovare le famiglie perseguitate, per compiacere il sindaco.
E' stata una scelta, quella della società sportiva, che ha avuto effetti devastanti, perché con le foto di Carlton Myers e compagni insieme ai bambini Rom le autorità non avrebbero avuto il coraggio di mettere in atto le atrocità che sono invece avvenute successivamente.
Durante un terribile sgombero, che abbiamo documentato con foto e testimonianze videoregistrate, oltre 20 agenti della polizia di stato e della polizia municipale tentavano di sottrarre alle mamme 9 bambini. Il motivo? La loro indigenza. Un motivo incostituzionale. I padri e le madri, fra cui vi erano gli attivisti Rom Nico Grancea, Mariana Danila e Americano Grancea, avevano minacciato di cospargersi di benzina e darsi fuoco, se gli agenti avessero strappato i piccoli dalle loro braccia. Noi eravamo presenti, in un clima da incubo, con gli uomini in divisa che avevano perso ogni barlume di umanità e gridavano, minacciavano noi e le famiglie, nonostante fossimo in collegamento telefonico con la Commissione europea. E' stato un miracolo evitare che i bambini cadessero nelle mani della forza pubblica. Durante il blitz, però, per lo spavento, due giovani donne incinte hanno perduto i loro piccoli, davanti a noi, lasciando a terra macchie di liquido amniotico, come documentato in una fotografia da noi scattata di nascosto.

Non sono le sole vittime della 'caccia al Rom' che si svolge ancora oggi a Pesaro. Ciprian Danila, ragazzino inserito nel progetto di integrazione, è stato costretto ad abbandonare Pesaro a causa del voltafaccia del Comune ed è morto in un tragico rogo a Sesto San Giovanni. Codrean Ciuraru, malato di cancro, pestato a sangue da uomini in divisa a Campobasso, fuggiva in Grecia dopo aver denunciato i suoi aguzzini e aver ricevuto pesanti intimidazioni a Pesaro. Privato delle cure essenziali che forniva l'Ospedale San Salvatore, si spegneva fra atroci dolori ad Atene. Mihai Ciuraru, anch'egli malato di cancro, ridotto in condizioni fisiche spaventose e senza alcun sostegno sociale, sceglieva di andare a morire in Romania, poiché la sua famiglia non possedeva neanche il denaro per l'imminente rimpatrio della sua salma. Moriva sull'autobus e veniva condotto in un obitorio di Bucarest.
Gli interventi economici, umanitari e logistici del Gruppo EveryOne e di alcuni cittadini pesaresi consentivano di porre in salvo altre famiglie, altri malati, altri bambini: in città italiane meno razziste, in Spagna, Francia, Grecia o ancora in Romania. Abbiamo dato fondo a ogni energia e risorsa, ma non è stato possibile mettere in salvo tutta la comunità. Ora è importante che altre voci si alzino,” conclude EveryOne, “perché i Rom che rimangono ancora in città sono sottoposti a una repressione spietata ed è ormai evidente che le Istituzioni locali progettano di liberarsene a qualunque costo, non solo per intolleranza, ma anche perché si rendono conto che ogni Rom di Pesaro è testimone di efferati crimini contro l'umanità commessi da politici e autorità locali e che prima o poi gli autori di tali nefandezze potrebbero essere chiamati a risponderne davanti alla giustizia”. La lettera del Gruppo EveryOne, che richiede un intervento urgente, è stata inviata, oltre che ai leader ella sinistra italiana ed europea, alla Commissione Ue e all'Alto Commissario ONU per i Diritti Umani.
Nelle foto, Martin Schulz e Pierluigi Bersani: fra le loro priorità, fermare il fenomeno antidemocratico del “razzismo rosso”
Gruppo EveryOne
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