Milano, minacce istituzionali ai rifugiati, trasformati in "nemico pubblico" dalle Istituzioni. Il 3 novembre si è verificato un nuovo inquietante episodio nei confronti dei profughi di Piazza Oberdan che chiedono giustizia.

Dal controllo è risultato esistere per uno di essi – Zeraie – la "lettera di avvertimento" che già nel maggio scorso era stata inviata ad altri rifugiati, ed in particolare a Paulos (portavoce dei rifugiati), in cui si minacciava la revoca dello status del diritto di asilo se non si “cambiava condotta”.
In sostanza una minaccia per non farli continuare nelle richieste e isolarsi dalle organizzazioni per i Diritti Umani. Una minaccia che si era rivelata un abuso e che la stessa Commissione nazionale asilo aveva respinto a suo tempo.
La cosa più grave è che - a quanto ci è stato riferito - nel momento in cui si è consegnato questo avviso-informazione si è preteso che Zeraie lo firmasse a forza, nonostante egli non riuscisse a comprenderne il significato perché non tradotto in una lingua a lui comprensibile. Di fronte al suo rifiuto di firmare (suo sacrosanto diritto) Zeraie ha riferito di aver subito maltrattamenti e di essere stato costretto a firmare con la forza e solo in seguito a ciò rilasciato. "Ci rivolgiamo a tutti," scrive in un comunicato il Coordinamento, "perché si faccia luce su questo ulteriore abuso. Utilizzeremo le vie legali perché ciò avvenga e venga tutelata la integrità ed i diritti dei profughi di Piazza Oberdan".
Si segnalano inoltre episodi di minacce gravi e insulti razziali contro gli stessi profughi, apostrofati da numerosi cittadini milanesi con epiteti umilianti e offensivi.
"Il gioco delle Istituzioni milanesi è questo," commenta il Gruppo EveryOne, "ovvero di ridurre i profughi africani in condizioni tragiche, costringendoli a mostrarsi alla cittadinanza nella loro indigenza e nella loro disperazione: un'immagine di "asocialità" ed esclusione che suscita, nel clima attuale di intolleranza, sostenuto dalla maggior parte dei media, rifiuto da parte della popolazione, che alla vista di questa umanità dolorosa, anziché protestare contro i persecutori, sceglie di gridare: "Tornate al vostro paese!"
Nella foto: è incerto il futuro dei profughi a Milano

























