Caso Angelica V.: interrogazione parlamentare dei Radicali in relazione alle motivazioni del giudice che negano i domiciliari
Roma, 1 dicembre. (Apcom) - Una ragazzina di 17 anni si è vista negare, dopo un anno e mezzo di carcere, gli arresti domiciliari dal tribunale dei minori di Napoli perchè rom, e come tale “è concreto il pericolo di recidiva”, non solo, per i giudici in sintesi il carcere è l'unica possibilità perchè i rom non rispettano le regole.
Una decisione “sorprendente”, che rischia di creare due giurisdizioni, di cui una più restrittiva ad hoc per gli stranieri, spiega Rita Bernardini, deputata radicale-Pd, componente della Commissione Giustizia, che per questo ha presentato un'interrogazione parlamentare al ministro della Giustizia, chiedendo di verificare l'ordinanza del tribunale e se del caso avviare un provvedimento disciplinare. La vicenda è narrata dal settimanale Espresso.
Protagonista è Angelica V., una ragazzina rom di quindici anni, accusata di aver tentato di rapire una neonata a Ponticelli nel maggio del 2008 è stata condannata in primo grado ed in appello a tre anni e otto mesi di reclusione; condanna piena senza benefici di legge, nonostante la ragazzina fosse incensurata e in stato di abbandono.
La minore da un anno e mezzo è reclusa nel carcere minorile di Nisida, il suo avvocato - Cristian Valle - ha chiesto prima dell'estate, gli arresti domiciliari. Istanza rigettata dal Tribunale per i minorenni di Napoli, in sede di appello al riesame. E nel provvedimento di rigetto - riportato dal settimanale e trascritto in calce nell'interrogazione - si legge: “Emerge che l'appellante è pienamente inserita negli schemi tipici della cultura rom. Ed è proprio l'essere assolutamente integrata in quegli schemi di vita che rende, in uno alla mancanza di concreti processi di analisi dei propri vissuti, concreto il pericolo di recidiva”.

























