Domenica 22 febbraio su Rai3 è andato in onda per la rubrica "Presadiretta" lo speciale "Caccia agli zingari",
una trasmissione inquietante, capace di falsificare la realtà della condizione dei Rom in Italia, presentandone solo gli aspetti legati ai campi transitori, ma occultando la tragedia degli sgomberi, delle vessazioni poliziesche, dell'istituzione di campi-ghetto e del progetto di allontanamento/annientamento del popolo Rom sul territorio italiano.
"Caccia agli zingari" ha accolto le opinioni di Juan de Dios Ramírez Heredia (nella foto), il presidente di Union Romani, ma si è trattato solo di uno specchietto per le allodole, perché il grande attivista e politico gitano è stato strumentalizzato per dare allo speciale un crisma di internazionalità, prima che il contenuto di "Caccia agli zingari" televisivo si esprimesse compiutamente come un'operazione di riduzionismo mediatico, che ha presentato una realtà alterata, riguardo alla condizione dei Rom in Italia. Le associazioni "umanitarie" italiane intervistate hanno presentato numeri e dati assolutamente inesatti.
Secondo loro, vivrebbero oggi in Italia 150 mila Rom, di cui 70 mila con nazionalità italiana e almeno 60 mila provenienti dalla Romania. I luoghi in cui vivrebbero, secondo gli intervistati, sarebbero esclusivamente i "campi Rom", nei quali il 15 per cento dei minori sarebbero sfruttati da genitori aguzzini in attività di furto e spaccio. Una ragazzina intervistata all'interno di una comunità ha affermato addirittura che suo padre l'aveva fornita di strumenti adatti a segare una cassaforte di acciaio, per compiere furti per cifre fino a 50 mila euro. La realtà è ben diversa. Non vi sono ormai più di 60 mila Rom e Sinti, in Italia, compresi quelli con cittadinanza.
I Rom romeni, dopo gli innumerevoli pogrom condotti dalle autorità, sono rimasti in un numero inferiore alle 3 mila unità e non vivono nei campi, ma sono quotidianamente braccati, sottoposti ad abusi polizieschi o aggressioni razziste, sgomberati dai luoghi di fortuna in cui si riparano: edifici abbandonati, ponti, baracche di legno e cartone. Gli altri 57 mila sono tornati in patria, fuggiti in Spagna o dispersi per l'Unione europea.
I più anziani e i malati spesso hanno perso la vita durante le purghe etniche, mentre la speranza di vita media dei Rom in Italia è scesa sotto la soglia de 40 anni: inferiore alla vita media degli ebrei durante l'Olocausto. Non esiste un racket Rom che sfrutta i bambini e il tasso di violenza sui minori presso i "nomadi" è molto inferiore a quello che riguarda le famiglie italiane. Nel mondo Rom, i bambini rappresentano il valore più alto e quando le Istituzioni sottraggono i minori alle loro legittime madri, a causa della povertà o della mancanza di un alloggio, spesso esse tentano il suicidio.
La trasmissione ha denunciato anche la "vendita" di spose bambine, ma è un altro pregiudizio razzista. Nel mondo Rom i matrimoni avvengono spesso in giovanissima età e la "dote" che la famiglia di lui corrisponde a quella di lei è spesso simbolica. Va inoltre rilevato che una ragazzina non sarebbe in grado né di trasportare né di utilizzare una sega elettrica in grado di tagliare l'acciaio di una cassaforte blindata. La sua "confessione" non corrisponde alla realtà: sono solo parole che qualcuno ha messo in bocca alla giovane Romnì.
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