Il testo per una Risoluzione del Parlamento europeo sulla situazione sociale dei Rom e sul miglior accesso al mercato del lavoro, presentato da Magda Kósáné Kovács (PSE) e Lívia Járóka (EPP–ED), accolto con entusiasmo da alcune organizzazioni per i diritti dei Rom, ci lascia - al contrario - perplessi e preoccupati.
Il documento rappresenta un deciso passo indietro rispetto alla Risoluzione del Parlamento europeo del 31 gennaio 2008 su una strategia europea per i Rom e persino rispetto alla Risoluzione del Parlamento Europeo del 15 novembre 2007 sull'applicazione della direttiva 2004/38/CE relativa al diritto dei cittadini dell'Unione e dei loro familiari di circolare e di soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri. Non parliamo, poi, del testo della Direttiva 2000/43/CE contro al discriminazione, che affronta in modo assai più organico il problema dell'intolleranza etnica e razziale, come fa del resto in misura convincente la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea.
La nuova Risoluzione è di fatto inutile sotto l'aspetto della tutela dei diritti del popolo Rom nell'Unione europea, che sono ben definiti da documenti già in vigore. Quello che manca, invece, sono le sanzioni per i trasgressori e i super-trasgressori, come l'Italia. Il testo presentato dalla Járóka e dalla Kovács sottolinea la necessità, per gli Stati membri, di provvedere ad attuare le già previste politiche di desegregazione, riguardanti l'accesso al lavoro, la scolarizzazione, i diritti della donna e il rispetto della persona, al di là della sua etnia o razza.
Si ribadisce che la politica persecutoria degli sgomberi senza alternative di alloggio è sbagliata e che le organizzazioni per i Diritti Umani devono formare una rete per decidere insieme come spendere i fondi europei: niente di nuovo sotto il sole e si profilano altri immani sprechi di denaro, visto che mancano progetti efficaci e le poche associazioni che si battono per una reale integrazione dei Rom sono spesso isolate, emarginate e combattute dalle Istituzioni. Inquietante il fatto che venga negato al popolo Rom il riconoscimento di Nazione senza territorio compatto: tale definizione rappresenta perfettamente sotto l'aspetto giuridico e quello storico-culturale l'essenza stessa dei Rom nell'Unione europea, come espresso nello Statuto quadro del popolo Rom nell'Ue.
Negare tale caratteristica è come negare che il popolo ebraico fosse una Nazione anche prima di avere uno Stato geografico. Nel testo per la Risoluzione si afferma che le donne Rom sono costrette a sposarsi troppo presto, hanno un ruolo sociale inferiore rispetto al maschio e vengono regolarmente violentate e/o destinate alla prostituzione: colossali falsità basate su gravi e antichi pregiudizi razziali. Fa specie che una simile affermazione non sia stata contestata. Per il resto, il documento elargisce consigli agli Stati: siate tolleranti, non relegate i Rom in posizioni marginali, create posti di lavoro ecc.
Si raccomanda anche di facilitare lo svolgimento di attività agricole per le persone di etnia Rom, come se il popolo Rom non avesse le stesse attitudini di altri popoli. Nel progetto "Romanesia" il Gruppo EveryOne aveva proposto l'istituzione di imprese o fattorie strutturate in modo simile ai kibbutz: una cosa ben diversa, con molteplici possibilità lavorative.
Leggendo il testo, sembra che le proposte contenute nelle mozioni presentate dal Gruppo EveryOne siano state prese ad esempio, ma stravolte e snaturate. Un concreto progetto di riconoscimento del popolo Rom e tutela dei suoi diritti fondamentali è ancora lontanissimo.
Gruppo EveryOne
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