da Il manifesto
di Sara Menafra, Stefano Milani
Fermo non convalidato ma il gip di Roma lascia «il biondino» in carcere Il luogo dell'aggressione, citato e poi «smentito» da una delle vittime
Tra le tante cose che non tornano dell'inchiesta sulla violenza di san Valentino, ce n'è una che tocca il luogo in cui è avvenuta la violenza. La stessa che ha convinto la squadra mobile della polizia di Roma a programmare per ieri mattina un sopralluogo nel parco, saltato all'ultimo minuto, alla presenza dei due fidanzatini aggrediti: tutto ruota attorno alla panchina su cui i due sarebbero stati avvicinati da due persone. E' il punto di partenza della confessione del rumeno Loyos Isztoika, arrestato un mese fa assieme al bruno Racz e definitivamente scagionato ieri dal gip Filippo Steidl. Una panchina poco lontano dall'ingresso del parco, ben visibile.
Che sulla storia dell'approccio ci fosse un po' di confusione lo si era capito già martedì scorso. Ai microfoni di Porta a porta, l'investigatore Vittorio Rizzi era partito da una certezza: «I ragazzi non hanno mai detto di trovarsi su una panchina, della panchina parla Isztoika». In realtà fin dalla notte del 14 febbraio, sia il ragazzo sia la ragazza citano con certezza questa seggiola. Con più chiarezza parla il sedicenne presente alla scena: «Stavamo dentro al parco, verso la strada. Poi ci siamo seduti su una panchina», aggiungendo che si sarebbero avvicinati due uomini e che uno, quello che avrebbe dovuto essere Racz, avrebbe detto in italiano (ma «faccia da pugile» ha bisogno dell'interprete pure per parlare con l'avvocato): «Tu e lei dovete venire con noi da una parte».
Anche la ragazza, pur sconvolta, nomina la panca. E nell'interrogatorio di Loyos, trasmesso sempre dal salotto di Bruno Vespa, questa maledetta panchina torna: «Abbiamo cercato un pancone - dice il biondino - una panchina, siamo là e più avanti ci stavano un ragazzo e una ragazza, stanno anche loro giù, siamo stati là io gli ho detto "ciao bella", e lei non ha detto niente, si è alzata di là e sono andati un po' più avanti».
Eppure, c'è qualcosa che non torna. L'avvocato di Karol Racz, Lorenzo La Marca, ha sempre dichiarato che nelle successive dichiarazioni del fidanzato di «Alice» (il nome di fantasia della minorenne aggredita) ci sono delle «gravi incongruenze». E, effettivamente, pare che nel verbale del sedicenne depositato solo all'udienza del Riesame di lunedì scorso, ci sia un'altra versione in cui la panchina non c'è più. E il giovane ammetterebbe, superando il pudore dell'inizio, che lui e la sua fidanzatina erano già sdraiati sul prato, in penombra, proprio dietro al cespuglio dove sarebbe avvenuta la violenza.
Solo a questo punto, i due aggressori si sarebbero avvicinati per rapinarli e stuprare la giovane. Il problema, rischia di esplodere quando gli atti diventeranno pubblici. Perché se davvero la panchina non c'entra nulla nella violenza di san Valentino, viene il dubbio che qualcuno abbia suggerito a Isztoika una versione molto simile a quella, sbagliata, contenuta nella prima denuncia. E che dunque non sia vero, come ancora sostiene la procura, che i due rumeni abbiano visto la scena o appreso la storia da amici. Ma che Loyos Isztoika l'abbia appresa mentre era in questura.
Nel frattempo, Alexandru Loyos Isztoika resta in carcere.
Nonostante il gip, Filippo Steidl, abbia deciso di non convalidare la custodia cautelare per il «biondino», appena scagionato dal riesame e ancor prima dal dna, ma accusato dal pm Vincenzo Barba di calunnia e autocalunnia. Rimane a Regina Coeli per un altro reato, sempre calunnia, ma stavolta nei confronti della polizia romena, accusata da Loyos di minacce e intimidazioni.
Dunque, secondo il gip, «il quadro non presenta la necessaria chiarezza non potendosi escludere una loro partecipazione al fatto con un ruolo diverso da quello descritto». Ma non si può «neppure escludere una partecipazione del fermato e di chi ha chiamato in correità all'episodio con un ruolo diverso da quello descritto che consentirebbe di spiegare l'approfondita conoscenza mostrata in ordine alla dinamica del fatto». Nell'ordinanza di quattro pagine viene «smentita» anche l'ipotesi che Loyos sia stato indotto dalla polizia romena a rendere una versione «auto e etero accusatoria conforme alle loro aspettative, a seguire cioè un copione dagli stessi già preparato» con violenze e pressioni psicologiche.
Contro questa nuova ordinanza di custodia cautelare il difensore di Loyos, l'avvocato Giancarlo Di Rosa, si dice «amareggiato» per le accuse «infondate» e «strumentali», e fa sapere che ricorrerà al tribunale del riesame. Ieri mattina Giulietto Chiesa, insieme a tre rappresentanti dell'organizzazione internazionale per i diritti umani EveryOne, doveva incontrare i due romeni per verificarne le condizioni di salute, ma gli è stato impedito. «Hanno guardato i documenti - denuncia l'eurodeputato del Pse - e li hanno rifiutati. Eppure un parlamentare ha diritto di entrare in un carcere senza preavviso».

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