Roma, 22 marzo 2009. Il Gruppo EveryOne, il Gruppo Watching The Sky e Anne's Door condividono e sottoscrivono la lettera aperta alle Commissioni Affari Costituzionali e Giustizia della Camera, alla Commissione Infanzia e ai capigruppo, divulgata dall'A.S.G.I. e relativa alla norma inserita nel ddl sicurezza che impedisce la registrazione alla nascita di stranieri “irregolari”.
E' un'altra legge razziale, che aumenterà il dramma dei bambini nati fuori dalle strutture ospedaliere o tenuti nascosti dai genitori - senza identità né assistenza - per evitarne la sottrazione da parte dei servizi sociali, che in base alla norma li considereranno in stato di abbandono.
Scrive l'A.S.G.I.: Il ddl sicurezza prevede una norma, passata quasi inosservata, che impedisce la registrazione alla nascita dei figli di cittadini stranieri irregolari, in palese violazione della Costituzione e della Convenzione ONU sui diritti dell'infanzia e dell'adolescenza. Le conseguenze di tale modifica normativa sarebbero gravissime: i bambini non registrati alla nascita resterebbero senza identità, completamente invisibili; vi è inoltre il forte rischio che i bambini
nati in ospedale non vengano consegnati ai genitori privi di permesso di soggiorno e siano dichiarati in stato d'abbandono; per evitare questo, è probabile che molte donne in condizione irregolare decidano di non partorire in ospedale, con serissimi rischi per la salute della madre e del bambino. Qui di seguito, il testo della lettera alle Istituzioni.

Conseguenze dell’art. 45, comma 1, lett. f) del ddl C. 2180 sul diritto del minore a essere registrato alla nascita
Verona, 22 marzo 2009. Cosa accadrebbe se domani in un qualsiasi condominio di Borgo Roma, Borgo Trento o Borgo Venezia arrivassero funzionari di Polizia in divisa, svegliando all’alba tutti i membri delle nostre famiglie, per fotografarci di fronte e di profilo, con un cartello identificativo in mano, dicendoci che si tratta di un’operazione di controllo? come reagiremmo? Certamente lo riterremmo intollerabile e gravemente lesivo della nostra dignità.
Noi sottoscritti, cittadine e cittadini veronesi, abbiamo saputo che, all’alba del 5 marzo 2009, agenti di Polizia della Questura di Verona hanno videofilmato e fotografato, di fronte e di profilo, le persone residenti o domiciliate presso le piazzole di sosta di Strada La Rizza, Forte Azzano, famiglie residenti in Verona da decenni; si tratta di nostri concittadini italiani che si riconoscono come appartenenti alla minoranza etnico-linguistica Rom.
Apprendiamo da un quotidiano locale che questi concittadini sarebbero stati fotografati da personale di Polizia con un cartello in mano indicante cognome, nome e data di nascita e numero progressivo, nonostante il possesso da parte loro delle carte di identità e la loro regolare iscrizione ai registri anagrafici; sarebbero stati sottoposti a tale procedura anche alcuni minorenni.
In qualità di semplici cittadini e cittadine, riteniamo che il possesso di carta di identità e la regolare iscrizione nei registri anagrafici locali, dovrebbero preservarci, a prescindere dalla nostra appartenenza linguistica, religiosa, etnica o dalle provenienze culturali o geografiche di ciascuno di noi, dal subire metodi di identificazione che, al di fuori dei casi tassativamente previsti dal nostro ordinamento, riteniamo lesivi della dignità personale.
Se, poi, come risulta da talune agenzie Ansa, tale procedura fosse stata effettivamente programmata unicamente con riferimento a persone residenti nei “campi nomadi” veneti, la nostra preoccupazione non potrebbe che aumentare: riservare un trattamento deteriore ad un’intera categoria di persone a causa della loro appartenenza ad una minoranza etnica, costituisce certamente offesa intollerabile ai più basilari principi giuridici su cui si fonda la nostra comunità.
Dove non c’è democrazia e dove non c’è pace per i Sinti, i Rom, gli “zingari”, non ci sarà pace e democrazia neppure per tutti gli altri, perché tutti siamo parte di questa città: ci attiviamo dunque per noi stessi, per la nostra comunità civile, per i nostri figli, perché la città e la società in cui con responsabilità ed onesta consapevolezza vogliamo vivere nasca dal rispetto del diritto e della vita di ognuno.
Non vogliamo limitarci ad una mera testimonianza di solidarietà, ma anche attivarci perché tutti, ma proprio tutti, possano da una parte diventare titolari di diritti civili, economici, sociali, politici e culturali e dall’altra assumersi la responsabilità di doveri per una inclusione sociale che non comporti annullamento della propria specificità e non generi e alimenti conflittualità.

Gruppo EveryOne
Tel: (+ 39) 334-8429527 (+ 39) 331-3585406















