Il Parlamento europeo ha approvato il rapporto che chiarisce la Direttiva 2004/38/CE sulla libera circolazione, che è stata travisata costantemente, in Italia, rendendo possibili veri e propri crimini contro l'umanità e il testo della Direttiva contro tutte le discriminazioni.
Il Suo gruppo politico, caro Presidente, ha una grave responsabilità nella deriva xenofoba e nel riaffiorare di antichi pregiudizi, deriva che ha rischiato di contagiare l'Europa, ma che per fortuna sembra essersi infranta contro una barriera di virtù, alla cui edificazione crediamo di aver contribuito anche noi di EveryOne, ponendo diversi "mattoncini". Lei, Gianfranco Fini, forse - lo speriamo con il cuore - sorride insieme a noi, perché la Sua voce si distingue dal coro di voci discriminatorie che inneggiano all'odio razziale. Quando Le capiterà di avere un giorno libero, ci piacerebbe guidarla, senza scorte, senza ufficialità, all'interno degli ultimi campi Rom che lo "tsunami" razzista ha lasciato in piedi, in Italia.
Al di là della propaganda che si legge sui giornali, conoscerebbe famiglie eroiche, rimaste unite a prezzo di perdite, umiliazioni, violenze, negazioni di ogni diritto fondamentale. "Beati i mendicanti," recita, in una corretta traduzione, il Discorso della Montagna. Non vi è beatitudine, al contrario, per i Rom costretti a sopravvivere con il "manghel", l'elemosina. Non sappiamo se Lei, dopo tutti gli sforzi che ha compiuto per abbandonare una visione annebbiata dal pregiudizio dei Rom e dei migranti, sia già pronto per entrare ancora di più nella realtà del loro mondo di esclusione e sofferenza. Le accludo, comunque, nella speranza che lo sia, una breve analisi di ciò che sta accadendo a Milano in contemporanea al terribile sgombero-pogrom dell'insediamento del Ponte della Ghisolfa.
Sono eventi già verificatisi a Roma e Napoli, perché anche l'opinione pubblica più indifferente e contaminata dalle ideologie di razza faticherebbe ad accettare la via crucis in cui si incamminano, sospinte dalle "autorità", famiglie povere con tanti bambini, con tanti malati. Se invece si racconta loro che no, che non è così, che i Rom sono gli "uomini neri" senza scrupoli morali, disumani, incapaci di provare sentimenti, allora sì, allora l'abominio diventa accettabile. Ci auguriamo di poter contare sempre su una Sua visone obiettiva di quanto accade in Italia.
Ci è accaduto di vedere uomini apparentemente giusti e buoni venire assorbiti dal plotone dei nuovi carnefici, ma dobbiamo avere fede nelle virtù nobili dell'animo umano, pena arrenderci all'iniquità e a nostra volta chiudere gli occhi di fronte alla tragedia dei nostri fratelli più deboli. Le Sue parole di uguaglianza, umanità e impegno verso un cambiamento sono ancora vive in noi.
Roberto Malini, Matteo Pegoraro, Dario Picciau - Gruppo EveryOne
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Sgomberi a Milano e... giustizia a orologeria
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Milano, 1 aprile 2009. Un anno fa Milano attuava una serie di sgomberi brutali e senza alcuna alternativa di alloggio nei confronti di decine di insediamenti Rom. Nel mese di marzo 2008, quasi quotidianamente ampi spiegamenti di forze di polizia percorrevano la città all'alba, mentre la cittadinanza ancora dormiva, per raggiungere luoghi di disperazione e dolore in cui famiglie Rom sopravvivevano in condizioni estreme.
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Raggiunti tali insediamenti, mettevano in fila bambini, donne e uomini, provvedevano a schedarli, quindi distruggevano i loro ripari di fortuna e si svolgeva la solita tragica pantomima: "Se donne e bambini vogliono un ricovero, devono separarsi dai mariti, dai fratelli e dai padri. Le accoglieremo per qualche mese, mentre gli uomini saranno mandati via dalla città".
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Peggio che ad Auschwitz, dove la speranza di vita media dei Rom era la stessa di Milano, ma almeno i nazisti consentivano alle famiglie di restare unite nello Zigeunerlager, il campo degli "zingari". Rifiutata la proposta indecente del Comune e il ricovero da parte delle associazioni collaborazioniste, come prevedono sia il buon senso (che speranze avrebbe una giovane madre Rom da sola, messa in mezzo alla strada dopo poche settimane o mesi in un ospizio?) sia la legge del popolo Rom - secondo la quale la donna deve restare accanto al marito nella buona e nella cattiva sorte - ecco che decine, a volte centinaia di famiglie erano costrette ad allontanarsi dalle loro baracche in macerie, incamminandosi in drammatiche marce della morte verso il nulla.
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"Dopo uno sgombero, i più deboli a volte muoiono subito, a volte resistono ancora qualche settimana, qualche mese..." spiega con amarezza uno dei molti Rom cacciati da Milano. Un anno fa accadeva questo e alle proteste degli attivisti, Milano rispondeva con una "storia" già sentita e letta mille volte: "I Rom delinquono: ecco perché li mandiamo via". In risposta alle loro denunce, sulle pagine dei giornali e in tv, compariva come per incanto la vicenda del campo di Triboniano, dove un "racket" Rom comprava e vendeva prostitute, spesso bambine, le stuprava, le metteva in mostra in un pietoso mercato della carne umana, quindi le cedeva a sadici compratori - rigorosamente stranieri - che a propria volta, con efferata crudeltà, le costringevano a guadagnare un minimo... di 250 mila euro all'anno.
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Un anno dopo, nel mese di marzo 2009, anzi, il 1° di aprile, Milano attua gli ultimi sgomberi: di insediamenti ne restano due o tre. Quello presso il Ponte della Ghisolfa era stato segnalato da Amnesty International e dal Gruppo EveryOne: secondo le organizzazioni internazionali per i Diritti Umani vivevano lì 250 Rom, fra cui molti minori, in condizioni di emarginazione e indigenza gravissime. 50 famiglie con molti bambini, donne e malati. Una comunità etnica da tutelare. Ma il comune di Milano non ascolta più alcuna voce, perché considera i Rom alla stregua di scarafaggi e gli sgomberi, per le autorità, sono solo azioni di disinfestazione, condotte sempre sotto gli occhi di associazioni che hanno svenduto ogni ideale di giustizia sociale, salvo poche eccezioni, come l'eroico Comitato Antirazzista Milanese.
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Così ieri è stato brutalmente sgomberato anche l'insediamento sotto il Ponte della Ghisolfa e le famiglie rifugiate sono state braccate e cacciate con violenza anche dai nuovi rifugi di fortuna in cui hanno tentato di ripararsi per non andare incontro a una tragedia umanitaria ancora più grave. 24 ore dopo torna sulle pagine dei giornali la "storia" del Triboniano e della "mafia Rom". A distanza di un anno, la stessa inchiesta, gli stessi arresti. Tutti sanno, anche i ragazzini, che a Milano non esiste fenomeno di prostituzione che non sia sotto il controllo della n'drangheta, la cui presenza è sempre più consistente in città e a cui non sfugge nulla in questo "ramo d'affari". Criminalizzare le famiglie Rom del Triboniano serve a giustificare la purga etnica, secondo un modulo già sperimentato sia nel capoluogo meneghino che a Roma e Napoli.
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Domani chiederemo alle autorità di consentirci indagini accurate, come è diritto di un'associazione per i Diritti Umani. Chiederemo di incontrare i Rom accusati di aver organizzato il "racket" e le loro presunte vittime. Al momento attuale, possiamo solo affermare con certezza che se vi è sfruttamento della prostituzione presso il Triboniano, è gestito dalla criminalità organizzata italiana - mentre i Rom non potrebbero che avere un ruolo di "schiavi", date le loro condizioni, se coinvolti. Le autorità lo sanno perfettamente.
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Inoltre, nel campo di Triboniano non entra nessuno senza passare attraverso controlli e autorizzazioni: una realtà che quantomeno ci insospettisce riguardo al continuo riaffiorare della stessa notizia, in perfetta coincidenza con i più drammatici sgomberi. Non siamo riusciti a visitare il Triboniano neppure in compagnia di un europarlamentare, senza che in pochi istanti si presentasse la forza pubblica. La cronaca riguardante i Rom, sempre pronta a censurare le notizie di sgomberi, aggressioni razziali e altre atrocità (ma che onesti, i direttori dei media e i giornalisti!), presenta costantemente questa etnia sotto una luce sinistra: sono i "mostri" di cui hanno bisogno gli intolleranti.
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Contro di loro celebra il suo rito di pulizia razziale una giustizia a orologeria ormai deviata dal diritto democratico. Qui sotto, due articoli, apparsi sul Corriere a distanza di un anno l'uno dall'altro...
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Marzo 2008:
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L'inchiesta. Liberate tre minorenni. I carabinieri: il Triboniano è terra di nessuno
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Triboniano, nel campo rom il racket delle baby luccioleLe ragazze dell' Est nascoste e rivendute agli albanesi L' accampamento accanto al Cimitero Maggiore è l' «albergo» in cui vengono nascoste le giovani, arrivate dalla Romania
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Prigioniere in via Triboniano, al campo nomadi pennellato di fresco e pulito con il «patto di legalità». Ragazzine, o poco più, fatte arrivare dalla Romania, picchiate, stuprate, tenute senza mangiare e costrette a prostituirsi sulle strade della periferia cittadina e, soprattutto, a Ospiate di Bollate. Sono due le nuove inchieste recentemente avviate dalla Procura della Repubblica di Milano sul favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione, ed entrambe dicono la stessa cosa: il campo nomadi accanto al Cimitero Maggiore è l' impietoso albergo in cui vengono nascoste le giovani clandestine prima di essere vendute alle organizzazioni che le obbligano al marciapiede. E tra di loro i carabinieri e il pm Ester Nocera, che coordina le indagini, hanno anche scoperto il passaggio certo di almeno tre minorenni. Le preferite dal clan degli albanesi, che al cinque stelle della miseria le costringono a salire su di una panca e le obbligano a sfilare senza vestiti addosso, come fossero vacche al mercato. Più sono graziose e più le pagano, perché fanno soldi e rendono. La più bella delle ultime tre minorenni, spiega un inquirente, al rom che l' ha fatta arrivare clandestinamente dalla Romania ha reso cinquemila euro. Gli albanesi pagano in contanti. A dare il via alle due nuove indagini che confermano come il campo di via Triboniano nonostante gli sforzi di politica e giustizia sia ancora terra di nessuno, sono state due giovani prostitute che hanno trovato il coraggio di bussare alla porta di una caserma dei carabinieri. Sette gli arresti, tre i fermi, ma perché le indagini reggano fino in fondo occorre che le ragazze non spariscano e abbiano il coraggio di confermare le accuse anche al processo, cosa che non sempre accade. Perché a chi parla troppo gli albanesi promettono vendetta e morte, e di solito mantengono. «Quel campo - spiega un investigatore - è territorio franco». Poche settimane fa il pm Ester Nocera avrebbe voluto ordinare una perquisizione a riscontro del racconto di una prostituta stanca di umiliazioni e botte, ma un alto ufficiale dell' Arma ha allargato le braccia. E il perché è spiegato facilmente. O al campo di via Triboniano ci si va in massa, con decine e decine di uomini, o la perquisizione non serve a nulla, perché un sistema di sentinelle avverte dell' arrivo dei militari e avvisa chi può fare sparire persone o cose in tempo reale. Fatto sta che della perquisizione il magistrato ha dovuto fare a meno. E intanto al campo rom pennellato di fresco e pulito col «patto di legalità» ci sono altre giovani tenute prigioniere pronte per la strada.
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Marsiglia Biagio, 10 marzo 2008 - Corriere della Sera
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1 aprile 2009:
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Prostituzione, 4 arresti per tratta di donne. Gruppo familiare comprava le ragazze in Romania, per cifre tra i 2 e i 4 mila euro o in cambio di auto
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La Squadra Mobile di Milano ha concluso un'operazione tra la Romania e l'Italia arrestando quattro persone per reati di violenza sessuale, sequestro di persona, sfruttamento, induzione e favoreggiamento della prostituzione. L'attività investigativa ha fatto emergere l'esistenza di un'organizzazione familiare che, comprando ragazze in Romania, anche minorenni, le immetteva nel circuito della prostituzione di strada. Il tutto con l'uso di ripetute violenze e incuranti delle condizioni fisiche delle donne.
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Tra gli arrestati anche una donna romena che aveva, tra l'altro, venduto la figlia ventenne alla banda familiare. Il capo, Nica Mitita, 46 anni, romeno di etnia rom, era ricercato per una brutale violenza sessuale di gruppo su una prostituta ucraina nel 1997 a Milano. Doveva scontare una condanna definitiva a sette anni e mezzo. Seguendo le tracce dell'uomo, catturato il 12 dicembre scorso a Bals, in Romania, la polizia ha scoperto che dietro un'attività di copertura (servizio taxi) in Romania i figli gestivano un gruppo di ragazze costrette a prostituirsi nel Milanese e in altre province lombarde. Le giovani venivano comprate e vendute per cifre tra i duemila e i quattromila euro, ma anche in cambio di auto date in garanzia. Ne sono state identificate cinque, quasi tutte romene, di cui una minorenne. Portavano agli sfruttatori 20 mila euro al mese. Seguendo una di loro la polizia è arrivata a Mitita. L'indagine, partita a settembre, due giorni fa ha portato in carcere anche Mihai Vasilescu, 25 anni, e Diamant Stoica, 24, figli del latitante. Arrestata anche Costantina Cocarica, 39 anni, che aveva venduto la figlia ai due fratelli. Gli arresti sono avvenuti in Romania e in Italia. Gli arrestati frequentavano il campo rom di via Triboniano a Milano
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Nella foto di G. Martino, traccia della permanenza delle famiglie Rom presso il Ponte della Ghisolfa. Erano 250 persone, fra cui bambini, donne incinte, moltissimi malati, anche gravi. Per giustificare l'ennesima atrocità, la propaganda razzista usa ogni mezzo
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Nelle foto di G. Martino, le tracce umane lasciate dalla comunità Rom dopo lo sgombero e la diaspora del Ponte della Ghisolfa (MI)

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