Milano, 28 maggio 2009. Abbiamo segnalato numerosi casi di intolleranza e persecuzione etnica di cui si sono resi responsabili esponenti del Pd e del centrosinistra, da Firenze a Bologna, da Pesaro a Milano.
Particolarmente gravi, proprio a Milano, le esternazioni di Filippo Penati, presidente della Provincia. In diverse occasioni, Penati ha ribadito pubblicamente i suoi pregiudizi riguardo ai Rom: “Sono un problema”, “Molti di loro sono delinquenti, che fuggono quando viene annunciato uno sgombero”, “Occupano abusivamente aree e stabili”, “Costruiscono ville abusive da decenni”.
Penati giunge persino a definire “buoniste” le politiche intolleranti di De Corato e “deboli” le purghe etniche ordinate dalla giunta comunale, azioni che hanno causato la scomparsa dell’etnia Rom romena dal capoluogo meneghino. All’inizio del 2007 i Rom romeni a Milano erano circa 7.000: uno dei numeri più bassi di tutte le grandi città europee. Le azioni persecutorie condotte dal comune di Milano hanno ridotto i Rom romeni a circa 2.000 unità, che per la maggior parte vorrebbero abbandonare l’Italia per rientrare in Romania, ma che non possono farlo perché non hanno il denaro necessario al rinnovo dei documenti e all’acquisto del titolo di viaggio.
Il Gruppo EveryOne ha chiesto al governo italiano, incontrando il presidente della Camera Gianfranco Fini e il sottosegretario agli Interni Alfredo Mantovano, di stanziare una somma di 150/200.000 euro, sufficiente a consentire i rimpatri volontari dalla città di Milano. La risposta è stata negativa: nessuno stanziamento per i ritorni volontari, ma un budget di 12 milioni di euro per le politiche degli sgomberi, delle “bonifiche” e della messa in sicurezza dei luoghi in cui i Rom potrebbero rifugiarsi: discariche, edifici e fabbriche abbandonate, ponti. Le dichiarazioni di Filippo Penati equivalgono a quelle che consentirono alla propaganda tedesca negli anni 1930 e 1940, di bollare i Rom come “asociali”, criminali inveterati da perseguitare su tutto il territorio del Reich. “Sono un problema,” tuonava Himmler.
“Occupano abusivamente edifici e terreni,” recitava una circolare dell’Ufficio Centrale del Reich per combattere la piaga zingara. “Molti di loro sono criminali,” avvertiva la stampa di regime, che preannunciava anche la demolizione delle loro “case abusive”. Niente è cambiato e le risposte che la verità storica ha fornito ai nazisti, condannando le loro azioni come crimini contro l’umanità, sono le stesse che inviamo ai nuovi intolleranti:
1) Il problema non sono i Rom, ma il razzismo e la persecuzione istituzionale che impedisce la loro integrazione nella società italiana, la propaganda razzista condotta da politici e media senza scrupoli, la diffusione - da parte loro - di odio razziale che è causa di infinite sofferenze, lutti ed esclusione;
2) è vero che i capifamiglia Rom fuggono prima dell’arrivo delle forze dell’ordine, quando vengono decise le purghe degli insediamenti. Fuggono perché sono l’unica speranza di sostentamento e di difesa delle loro famiglie ed è matematico che di fronte alle autorità o alla giustizia vengano considerati ala stregua di sub-umani, senza diritti, capri espiatori dell’intolleranza. Fuggono perché hanno subito, in Italia, decine di episodi di violenza, intimidazione, odio razziale sia da parte delle istituzioni che di privati cittadini. La criminalità a Milano, però, non è caratterizzata dai quattro spiccioli che i Rom raccolgono con la questua, ma dalla centinaia di milioni di euro che derivano dagli intrecci fra crimine organizzato, impresa e politica. La “caccia ai Rom” serve anche a coprire la natura di capitale della criminalità organizzata che si rafforza a Milano giorno dopo giorno (e che fa comodo a molti);
3) le famiglie Rom che si rifugiano in Italia non occupano abusivamente terreni e stabili, ma cercano ricovero in luoghi abbandonati e inospitali per ripararsi dalle intemperie e dai pericoli del mondo esterno; se il popolo italiano sapesse quanti miliardi di euro sono stati sprecati dai servizi sociali sul territorio nazionale, senza che l’emergenza umanitaria legata ai Rom fosse mai affrontata seriamente, di certo non accorderebbe il consenso all’attuale classe politica. Abusivo è il ruolo degli amministratori delle città, che violano le disposizioni internazionali in materia di politiche sociali e integrazione, promuovendo l’odio etnico;
4) le “vile abusive” che una percentuale piccolissima di Rom possiede - e che le Istituzioni smantellano con metodo persecutorio e incivile - sono frutto di decenni di esclusione, che hanno consentito a persone senza diritti di investire proventi faticosamente guadagnati, spesso attraverso lavori sottopagati, per acquistare terreni e, anno dopo anno, edificare edifici non più precari, nella speranza di “mettere radici” in una città. Nel resto d’Europa le abitazioni “abusive” dei Rom sono state sanate, anche quale minima forma di risarcimento verso esseri umani cha hanno subito persecuzioni reiterate e indegne di società civili e democratiche.
Gruppo EveryOne
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