Il governo italiano nega il rimborso dei costi di viaggio alle famiglie Rom che se ne vogliono andare dall'Italia (200 mila euro!), ma spreca in sgomberi e azioni repressive 100 milioni. Follia?
No, è una politica perversa
Pisa, 2 maggio 2009. Qualche anno fa l'avremmo definita un'operazione indegna improntata alla xenofobia e al razzismo più deteriore, uno schiaffo ai progetti europei di integrazione del popolo Rom. Oggi però, nel clima attuale di spietata persecuzione, l'iniziativa del comune di Pisa ci fa tirare un sospiro di sollievo, dal momento che conosciamo bene la condizione di sofferenza ad esclusione delle famiglie Rom romene che vivono nella città toscana.
La "Società della Salute" (il cui nome, comunque, ravviva in noi fosche rimembranze), un consorzio di nove comuni fra cui Pisa, Fauglia, Cascina, Calci e San Giuliano Terme, insieme all'Asl hanno offerto la copertura del costo di regolarizzazione documenti e del viaggio in Romania oltre a una "buonuscita" da 500 a mille euro per ogni famiglia che deciderà spontaneamente di rimpatriare. L'assessore alle politiche sociali Maria Paola Cicco spiega che le famiglie dovranno però impegnarsi "a non rientrare in Italia almeno per un anno e a evitare di accamparsi o erigere baracche in luoghi pubblici o privati che non siano destinati allo scopo, nel pisano e nei comuni del consorzio".
La sinistra abbozza qualche protesta, affermando che "così si rinuncia ad integrarli," ma non ha mai operato affinché progetto di inclusione venissero attuati. Se si tiene conto che in Italia vi sono ormai poco più di 250 famiglie Rom romene, la maggior parte delle quali vorrebbe rientrare in patria per sfuggire la persecuzione, ma non può farlo perché non dispone dei mezzi necessari a provvedere al rinnovo dei documenti e al viaggio, vi è da chiedersi come mai il governo - nonostante le rassicurazioni che il Presidente della Camera Fini e il sottosegretario agli Interni mantovano hanno offerto al Gruppo EveryOne - non abbia poi stanziato la somma di 200 mila euro, che sarebbe stata sufficiente ai rimpatri volontari delle famiglie (che purtroppo ogni giorno che passa sono meno rintracciabili, a causa delle azioni poliziesche che le disperdono e pongono in gravi situazioni umanitarie), ma abbia invece destinato oltre 10 milioni di euro a Milano per "mettere in sicurezza" stabili dismessi e sottoponti (operazione, fra l'altro, inutile, perché i Rom sono i migliori costruttori di baracche e rifugi del mondo) e altrettanti a Roma per operazioni di sgombero e azioni di controllo sugli insediamenti di vecchia data, non evacuabili al momento.

Cifre simili, inoltre, sono in arrivo a Napoli, Bologna, Firenze e nelle altre città in cui le autorità avvertono una paranoica "emergenza Rom". Uno spreco di almeno 100 milioni di euro nel medio periodo, contro - repetita juvant - 200 mila euro per sostenere le spese vive alle famiglie intenzionate ad abbandonare l'Italia. Con 100 milioni di euro ben spesi, si potrebbe invece effettuare un programma di integrazione casa/scuola/lavoro in linea con le Direttive europee, eliminando campi e degrado e ottenendo finalmente l'inclusione positiva di tutti i Rom attualmente presenti sul territorio italiano.
La realtà è che lo spauracchio del "pericolo Rom" è uno strumento di potere tanto aberrante quanto efficace. A chi resta un minimo di buon senso o anche solo di razionalità, non sarà difficile trarre conclusioni sulle intenzioni e sulle speculazioni della classe politica italiana che attualmente occupa poltrone presso le Istituzioni nazionali ed europee.
Nella foto di Steed Gamero, una baracca costruita da Rom in poche ore

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