Parla il regista di “Lashi Vita”, documentario nominato al premio radiotelevisivo Civis.
“Preoccupati dalla situazione a Roma e Milano. In Italia siamo stati anche arrestati; l'atteggiamento delle forze dell'ordine è molto aggressivo”

BRUXELLES - Katalin Barsony è la regista e giornalista rom che ha realizzato il documentario ‘Lashi Vita’ (ovvero bella vita, in una fusione di romanes e italiano), nominato nella categoria informazione del premio europeo radiotelevisivo Civis per l’integrazione e la diversità culturale, organizzato dall’emittente tedesca ARD in collaborazione con altre emittenti mitteleuropee. Precedentemente, ‘Lashi Vita’ era stato nominato anche per il premio francese Fipa. Redattore Sociale l’ha intervistata per chiederle la sua impressione sui rom in Italia, soggetto del suo documentario.
Da dove l’idea di un reportage in Italia?
L’idea di Mundi Romani, l’organizzazione che rappresento, è di viaggiare per vedere com’è la situazione dei rom in quei paesi. Eravamo alla puntata 13, e dopo i roghi di Ponticelli abbiamo ritenuto che potesse essere molto interessante recarci in Italia per vedere come la politica stava reagendo al fenomeno rom. Nel nostro viaggio abbiamo lavorato con sei organizzazioni, il cui apporto al nostro lavoro è stato fondamentale: EveryOne Group, Osservazione, la Comunità di Sant’Egidio, Sucar Drom e altri, la cui lista compare nei titoli di coda del film. Siamo stati in Italia nell’agosto scorso, spostandoci da sud a nord per vedere le differenze tra le varie comunità. Ho trovato enormi disparità tra i tre gruppi principali presenti sul territorio: i sinti italiani, i rifugiati dei Balcani e i rom romeni appena arrivati. Abbiamo visitato oltre 20 città, tra cui Mantova, Milano, Roma, Napoli, per un totale di 60 ore di girato. Da tutta questa mole di materiale abbiamo realizzato due versioni del documentario, una corta e una di 26 minuti. La più lunga è quella nominata per il premio Civis.
Qual è la scoperta più sorprendente che avete fatto?
È stato scoprire che negli ultimi due anni oltre 100.000 rom hanno lasciato l’Italia a causa delle politiche razziste dei vari governi, un dato che ci ha fornito EveryOne.
La situazione in Italia è davvero preoccupante?
Siamo preoccupati dalla situazione a Roma e Milano in particolare, dato che non vediamo abbastanza garanzie legali per la cittadinanza come conseguenza agli sgomberi. Mi chiedo se mai avverrà l’integrazione dei bambini rom che vanno a scuola e che, soprattutto, si sentono italiani: avranno mai la possibilità di essere cittadini come tutti gli altri?
Qual è il ricordo peggiore che hai del viaggio in Italia?
La situazione peggiore è stata essere arrestati, soprattutto per come ci hanno trattati e per le modalità con cui ci hanno sequestrato i mezzi di ripresa, del tutto inammissibili per un paese europeo. Come giornalista trovo incredibile che in un paese come l’Italia si usino questo metodi. Ho visitato paesi ben peggiori dal punto di vista della diffidenza verso i giornalisti stranieri, come i territori occupati in Palestina, ma non ho mai visto niente di simile. Siamo stati veramente molto spaventati dalla polizia e da come ci hanno trattati. Inoltre, l’atteggiamento delle forze dell’ordine verso i rom è molto, molto aggressivo, e ci hanno ricordato gli anni peggiori della storia recente dell’Europa. Ci ha allarmati quanto visto nelle stazioni ferroviarie, dove i rom che passavano venivano controllati senza altro motivo se non l’essere rom. In questa situazione credo che i media abbiano un’influenza enorme sulla gente, che appoggia un atteggiamento aggressivo delle forze pubbliche. Ma se sui media principali ci fossero le informazioni giuste sui rom l’atteggiamento sarebbe diverso, e i cittadini che hanno a cuore i diritti umani starebbero più vicini ai rom.
In cosa si differenzia l’Italia dagli altri paesi visitati?
L’aspetto più impressionante è che le differenze tra italiani e rom sono molto grandi, e si rispecchia nel fatto che nel vostro paese ci sono pochissimi intellettuali rom: ciò significa che non ci sono state politiche d’integrazione. I problemi in Italia sono enormi: in tutti gli altri paesi europei ci sono molti più intellettuali rom e organizzazioni guidate da rom con almeno 10-15 persone di staff. In Italia non ci sono, anche se c’è un potenziale culturale molto grande che potrebbe emergere.
L’Italia è quindi il paese peggiore per i rom?
È difficile fare una lista dei paesi migliori o peggiori. Dal punto di vista della sicurezza per i rom, in Italia la situazione è sì la peggiore. Inoltre il lavoro è molto scarso, e come detto, il gap tra rom e non-rom è enorme per tutti i gruppi incontrati, rom balcanici, romeni o sinti, sia che sino là da pochi mesi o da decine d’anni. Ad esempio, in Ucraina ci sono condizioni di vita tremende, ma la media è più uniforme e il gap per i rom non è così grande.
Come ti fa sentire la nomination a Civis?
Credo che essere che essere nominati a Civis sia un ulteriore riconoscimento del nostro lavoro. Finora però a Civis sono stati molto silenziosi riguardo ai rom. È la prima volta che gli autori rom vengono nominati e inclusi nella categoria ‘informazione’ e non in quella entertainment. Là ci sono stati due vincitori, nel 1995 e 2001. Non so se noi ce la faremo a vincere, in quanto abbiamo prodotto con mezzi molti minori rispetto ai paesi occidentali. Però è molto importante essere là. (mm)
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