Brasilia, 3 luglio 2009. In un giorno davvero buio per i Diritti Umani, il giorno dell'approvazione del decreto razzista n° 733, riceviamo una buona notizia dal Brasile, dopo che negli ultimi mesi abbiamo intrattenuto una fitta corrispondenza con il governo e il congresso della Repubblica Federale Democratica sudamericana, sottoponendo all'attenzione del Presidente Lula, dei ministri, deputati e senatori una serie di documenti relativi alle politiche europee sull'immigrazione e in particolare a quelle italiane che riguardano i Rom e i migranti, con i respingimenti, le leggi discriminatorie, gli internamenti iniqui nei Cie, gli sgomberi, le azioni di pulizia etnica e le espulsioni.
Mentre in Italia è stato introdotto - per la prima volta nel mondo, dopo gli anni del nazifascismo, il "reato di immigrazione clandestina", il Presidente Lula ha annunciato di aver firmato una legge che accorda agli immigrati clandestini la cittadinanza brasiliana.
La legge regolarizzerà 150/200 mila persone, provenienti prevalentemente da Perù, Bolivia, Paraguay e Cina. Il Presidente ha dichiarato che la legge vuole essere un esempio per gli Stati che seguono politiche di immigrazione xenofobe e inique e compiono deportazioni di massa che violano tutte le convenzioni sui diritti dell'uomo e dei popoli.
Nella foto, il Presidente Lula
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