L'Aquila, 4 luglio 2009. Mentre giornalisti del Financial Times e del Guardian eludono con facilità irrisoria la sicurezza predisposta nella sede del prossimo G8, a L'Aquila e riescono ad osservare i lavori per ultimare il campetto di basket che sarà riservato al Presidente Obama, la terra, a L'Aquila, continua a tremare: dopo le scosse di ieri, che hanno raggiunto una magnitudo di 4.1, nuove scosse importanti sono state avvertite e rilevate oggi dai sismografi.
La sede che le Istituzioni italiane hanno scelto per il Summit si rivela sempre più infelice, come il Gruppo EveryOne sostiene da tempo. E' impossibile approntare qualsiasi piano logistico e di sicurezza, in una città semidistrutta da un terribile terremoto, una città che dovrebbe confrontarsi solo con la ricostruzione e non con l'imminenza di uno show politico-mediatico o, nel caso più infausto, di un dramma apocalittico e grottesco con i più importanti leader politici e le loro rappresentanze in preda al panico ed evacuati come in un film "catastrofico".
Scene di monumentale angoscia che metterebbero in pericolo sia i leader e il loro entourage, sia i manifestanti contro il Summit, sia la cittadinanza locale, già fin troppo provata da un un evento distruttivo e da progetti incorporei di ripresa. Oggi abbiamo sollecitato una volta di più le autorità dei Paesi che parteciperanno al G8, aggiornandole sulla situazione sismica a L'Aquila e soprattutto sul parere degli esperti, secondo cui l'attività tellurica è imprevedibile e potrebbero verificarsi nuovi picchi. A nostro giudizio è una follia esporre i leader mondiali a un simile rischio e mettere a repentaglio la sicurezza delle loro vite, trasmettendo una sensazione di fragilità delle democrazie e dei loro capi al modo intero. "Di questo passo, si organizzeranno i prossimi Summit in zone a rischio Tsunami, epidemia, guerra?" abbiamo chiesto agli ambasciatori dei Paesi del G8.
Non sarebbero prove di coraggio, ma di incoscienza, di instabilità. Si può non credere più nelle democrazie, ma se non si difendono i leader delle nazioni, se li si manda allo sbaraglio, è la civiltà stessa a mostrare piedi d'argilla e testa vuota. La scelta del G8 a L'Aquila è stata un errore fin dall'inizio, sciagurata verso le personalità politiche e tutti coloro che, anche per manifestare dissenso, parteciperanno all'evento. La vitalità sismica della zona prospetta eventi tellurici assolutamente imprevedibili e nessuno, oggi, può definire "sicura" la sede del Summit. Come potranno essere sereni e lucidi, i capi delle democrazie, quando discuteranno temi che riguardano la salute economica, sociale e fisica dal pianeta?
E' necessaria una riflessione da parte di tutti, non solo per l'appuntamento del 10 luglio a L'Aquila, ma per restituire importanza al vero concetto di "sicurezza", che presuppone la tutela della vita e il rispetto di tutti, dal Presidente Obama a Mariana, la mendicante Rom, madre di famiglia, cui ieri, a Campobasso, le forze dell'ordine hanno distrutto la tenda sotto cui viveva con i familiari e che aveva subito da poco una delicata operazione ai reni. Roberto Malini, Matteo Pegoraro, Dario Piciau - Gruppo EveryOne

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