Milano, 22 agosto 2009. Mirko ha 11 anni. Nel dicembre del 2006 subì un’aggressione razziale da parte di una ronda padana a Opera (Milano).

Perché neanche i fascisti di Mussolini avevano il cuore di mettere in mezzo alla strada e cacciare via da paesi, città, regioni famiglie innocenti e vulnerabili, con bambini, donne incinte e malati. Anche in Ungheria esiste un movimento che diffonde odio contro Rom e migranti, esattamente come la Lega Nord in Italia. Si chiama Magyar Gárda e ha ottenuto un importante successo alle ultime elezioni europee. La Corte d'Appello di Budapest, però, dopo aver esaminato le ideologie della Guardia Ungherese diffuse a mezzo stampa e nei comizi, ha messo il partito fuori legge.
In questi giorni, mentre decine di profughi eritrei morivano di fame, sete e sfinimento nel tratto di mare che separa la Libia dall'Italia e le autorità cercavano di insabbiare la tragedia, in internet impazzava presso i razzisti italiani il gioco “Rimbalza il clandestino”, sviluppato da Renzo Bossi, figlio del leader leghista, riservato agli utenti di Facebook e ospitato nel sito della Lega Nord. Il meccanismo raccapricciante del gioco chiede agli utenti di respingere, cliccando con il mouse, i battelli della speranza, ricacciando in mare i “clandestini”. Mentre il piccolo Mirko corre a piedi nudi, solleva tronchetti di legno e si allena per essere pronto di fronte alle ronde padane del futuro, la nazionale italiana di cricket under 15, composta da ragazzini con cittadinanza italiana, ma figli di immigrati dello Sri Lanka, ha vinto il titolo europeo”.
“È il primo titolo europeo nella storia del cricket italiano”, esclama l'allenatore Simone Gambino dopo il successo in finale contro l'isola di Man per 163 a 59. “I ragazzi e io abbiamo deciso di dedicare il titolo a Umberto Bossi perché questa vittoria dimostra che gli extracomunitari danno anche lustro all'Italia. E questi ragazzi conoscono l'inno di Mameli”. Il miglior giocatore della nazionale e del torneo è un sikh indiano di Mondovì (Cn) che gioca a Varese. “Questi ragazzini hanno lottato per l'Italia,” dice un tifoso, “e molti di loro vivono in quella 'terra che non c'è' che i leghisti chiamano Padania. Studiano e si allenano a Milano, Bologna, Venezia, Trento. A volte subiscono insulti, perché le ideologie razziste sono sempre più forti, al Nord. Ma secondo me, il futuro del nostro Paese sono loro e non certo i Maroni, i Calderoli, i Tosi, i Bossi né la loro discendenza”.
Nella foto, Abdul Salam Guibre, 19 anni, il ragazzo originario del Bourkina Faso con cittadinanza italiana ucciso a sprangate a Milano poco meno di un anno fa.
Gruppo EveryOne
Tel: (+ 39) 334-8429527 (+ 39) 331-3585406
Sunday, August 23, 2009
I veri eroi della Padania







All’interno della fabbrica da quasi un anno si erano rifugiati 30 Rom romeni – tra cui pazienti cardiopatici e oncologici dell’ospedale San Salvatore, molte donne e 9 minori, compreso un bimbo di pochi mesi.


Makwan Moloudzadeh è stato impiccato il 5 dicembre 2008 in Iran mentre la campagna internazionale per la sua vita riscuoteva adesioni e mobilitazioni in tutto il mondo.


“E’ un evento importante sia per l’educazione all’Olocausto che per la storia dell’arte,” spiegano i curatori della mostra, Roberto Malini e Carol Morganti, “perché gli artisti ebrei si stavano affermando in tutta Europa, prima dell’ascesa...