Roma prosegue la politica dell'emarginazione e annuncia la creazione di un vero e proprio abominio sociale
Roma, 5 settembre 2009. Nonostante le visite di delegazioni inviate dalla Commissione europea, nonostante quanto prescrivono la Direttiva 2000/43/CE e la Risoluzione del Parlamento europeo del 31 gennaio 2008 su una strategia europea per i rom, nonostante gli ammonimenti del Commissario europeo per i Diritti Umani e del Comitato contro le discriminazioni delle Nazioni Unite, Roma prosegue la politica dell'emarginazione e annuncia la creazione di un vero e proprio abominio sociale. Sveva Belviso, assessore alle politiche sociali del Comune di Roma spiega le linee fondamentali del progetto: "Ridurremo i campi nomadi da 100 a 11 e i 7100 Rom che vivono qui a 6000.
I campi che andremo a chiudere sono vergogne dell'umanità. I Rom comprendono la volontà di dar loro una sistemazione migliore e le persone che verranno allontanate sono leader negativi, mele marce che potrebbero rovinare tutto: sono persone agli arresti domiciliari o che hanno commesso reati importanti. Un esempio negativo per i giovani".

Le "mele marce" saranno allontanate, senza che sia previsto alcun piano di sostegno, alloggio o integrazione per loro. Il 30% dei Rom destinati al controllo amministrativo e alla schedatura se ne sono già andati dalla capitale. Entro l'autunno 5 dei 7 campi-ghetto saranno pronti ad accogliere gli internati, che saranno muniti di simboli o badge da esibire ai "controllori" (anche questa misura, nonostante richiami le stelle di Davide degli ebrei, è stata approvata dal Consiglio di Stato): Salone, Gordiani, Camping River, Candoni e Castel Romano.
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