Milano, 28 maggio 2010. “Siamo stati al campo Rom milanese di via Triboniano. Abbiamo incontrato alcune famiglie e valutato le condizioni di vita nell’insediamento, le strutture igieniche, il sostegno sociale e sanitario, gli standard di desegregazione messi in atto dalla città di Milano per evitare discriminazione e disagio sociale.

Abbiamo fatto presente alle Istituzioni l’urgenza di rispettare la Direttiva 2000/43/CE del Consiglio d’Europa, del 29 giugno 2000, che attua il principio della parità di trattamento fra le persone indipendentemente dalla razza e dall’origine etnica. L’Alto Commissario Onu Navi Pillay, nel corso della recente visita a Roma, aveva ammonito l’Italia affermando chiaramente che ‘dipingere i Rom come criminali può portare a tensioni’.
Le sue preoccupazioni, purtroppo, sono diventate realtà”. Così inizia una nota diramata dal Circolo Generazione Italia di Milano, Sezione Diritti Umani, che ha condotto un’indagine conoscitiva presso il campo nomadi, con particolare riguardo alla popolazione infantile. “Stiamo avviando una serie di contatti con le autorità cittadine per sottoporre loro urgenze trascurate finora,” prosegue la nota, “quali il benessere dei bambini e degli adolescenti, i diritti delle donne, il supporto ai malati e portatori di handicap, il futuro delle famiglie più disagiate. La percezione del futuro è il fattore critico che riguarda il campo e che ha scatenato tensioni nelle scorse settimane.
E’ fondamentale che il programma di accoglienza per le famiglie sia definito con urgenza, in previsione del prossimo 31 dicembre, data entro cui l’area di via Triboniano lascerà spazio ai lavori per l’Expo 2015. Le cento famiglie del Triboniano non hanno le risorse per procurarsi un alloggio e mezzi di sussistenza, al momento attuale, senza un supporto sociale e logistico serio: non solo sacerdoti e volontari, ma specialisti nelle politiche di desegregazione. Bisogna strutturare piani casa/lavoro/scuola puntuali ed efficaci.
Sfrattare le famiglie una dopo l’altra non può essere una risposta civile a un’emergenza etnica e umanitaria. Questo chiediamo alle Istituzioni milanesi e siamo disposti a sostenere tali programmi con i nostri esperti e consulenti italiani e stranieri. Abbiamo contemporaneamente chiesto alla Commissione europea e all’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani di monitorare l’insediamento, affinché le politiche future rientrino nel piano di inclusione dei Rom e Sinti. Abbiamo anche intervistato un campione di oltre cento cittadini milanesi che vivono presso il Triboniano, constatando che solo una percentuale minima di loro è al corrente delle problematiche di apartheid e disagio che colpiscono i Rom del Triboniano.
La maggior parte dei cittadini è convinta che essi siano ‘nomadi’ per scelta, abbiano una vocazione naturale al delitto e addirittura siano proprietari di case, auto di lusso e oro, ma vivano nel degrado per una loro devianza innata. Sono questi pregiudizi a rendere i milanesi ostili ai popoli Rom e Sinti. Da parte nostra, accompagneremo nei prossimi giorni - con altre ong - una delegazione della Croce Rossa Internazionale affinché siano affrontate subito le emergenze socio sanitarie che riguardano una percentuale consistente dei Rom del Triboniano e parteciperemo a un incontro, a Ginevra, con l’Alto Commissario delle Nazioni Unite, signora Navi Pillay, perché si concertino progetti internazionali di intervento presso le comunità etniche colpite da esclusione sociale, ponendo il Triboniano quale caso esemplare per l’Italia, ma estendendo l’urgenza di intervento ad altri Paesi problematici nell’àmbito dei Diritti Umani: Kosovo, Repubblica Ceca, Polonia, Ungheria, Slovacchia, Romania e altri”.
Nella foto, la signora Navanethem Pillay, Alto Commissario Onu per i diritti umani

























