
Roma, 21 luglio 2010. Oltre 300 profughi eritrei, molti dei quali già vittime di respingimento dall'Italia sono stati dimenticati da tutti in Libia.
Dopo l'intervento del Consiglio d'Europa, dell'Alto Commissario Onu per i Rifugiati e di molte ong, il governo libico li ha fatti uscire dal carcere, consentendo all'Unione europea di avviare le procedure umanitarie per accoglierli. Le autorità li hanno sottoposti a una pesante sanzione pecuniaria, poi hanno rilasciato loro un permesso di permanenza sul suolo libico per la durata di tre mesi, dopodiché dovranno presentare un passaporto per il rinnovo.
I profughi però sono fuggiti dall'Eritrea senza documenti, per evitare persecuzione e chiedere asilo politico. Il Gruppo EveryOne, insieme alla Rete per i Diritti Umani italiana e all'Agenzia Habeshia, chiede alle autorità dell'Unione europea di mettere in atto con estrema urgenza una procedura di accoglienza e protezione umanitaria, attuando un piano di reinsediamento, distribuendo i rifugiati nei diversi paesi Ue in grado di assicurare loro lo status di rifugiati politici e un'accoglienza dignitosa. Molti dei profughi sono in condizioni umanitarie preoccupanti e non rispondono più ai cellulari.
E' ancora possibile contattare al telefono alcuni portavoce. Il Gruppo EveryOne manterrà il contatto con i profughi eritrei ed è disponibile a fornire altre informazioni e contatti. Ci auguriamo che l'Unione europea trovi lo spirito e gli strumenti per evitare gli indugi e fare la cosa giusta, nel rispetto della carta dei diritti fondamentali nell'Ue e della convenzione di Ginevra.
Con fiducia,
il Gruppo EveryOne, la Rete per i Diritti Umani e l'Agenzia Habeshia

























