Treviglio, 3 luglio 2010. Siamo al Gay Pride di Treviglio 2010. La provincia della Bassa bergamasca risponde con coraggio alle intimidazioni omofobiche via facebook che hanno preceduto l'evento e agli episodi di discriminazione locale (riportati anche nella trasmissione di Canale 5 "Domenica Cinque").
Duemila persone sfilano nelle vie della cittadina, con bandiere, striscioni e cartelli. Fino a piazza Garibaldi dove, su un palco, si susseguono interventi: da quello del sindaco Ariella Borghi - intervenuta con la giunta comunale - a quelli degli attivisti Lgbt che hanno organizzato il corteo. Particolarmente applaudite Rita De Santis, presidente dell'Agedo (Associazione dei genitori di figli gay) e Gloria Sosta, Presidente di Lily Elbe, Associazione bresciana per il sostegno alle persone transessuali.

Venti giorni prima, il 12 giugno, si era svolto il Gay Pride di Milano, preludio a quello nazionale del 26 giugno, a Napoli. Circa ventimila partecipanti hanno sfilato dal Castello Sforzesco a Porta Venezia: lesbiche, gay, bisessuali, trans e persone senza pregiudizi insieme per ricordare alla città di Milano - metropoli un tempo accogliente, ma oggi preda di pericolose forme di intolleranza - che gli omosessuali esistono e hanno un ruolo fondamentale all'interno della collettività, contribuendo da sempre al progresso umano, civile e culturale. I colori, le bandiere arcobaleno, i triangoli rosa affermano l'orgoglio di essere gay, ma contemporaneamente ricordano le molte persecuzioni subite da omosessuali, lesbiche e trans.

Ariella Borghi, Sindaco di Treviglio
Persecuzioni che le società tendono troppo spesso a ricacciare nell'oblio, ma che il Pride riporta a fiore della coscienza dell'umanità. Un'umanità che è ancora preda di fobie irrazionali e nella sua componente di "maggioranza" esercita oggi, settant'anni dopo la persecuzione e il genocidio dei "triangoli rosa", un'iniqua discriminazione che nega ai gay quei diritti fondamentali che appartengono invece, inviolabilmente, agli eterosessuali. A partire dl diritto a veder riconosciute le proprie unioni attraverso un istituto equivalente al matrimonio.

Rita De Santis, presidente dell'Agedo (Associazione dei genitori di figli gay)
Se si esclude il Gay Pride, infatti, è evidente come la componente gay della società tenda a nascondersi, a sparire, a uniformarsi per non subire pregiudizi e violenze. Così, se i ragazzi a scuola non imparano che la Storia e la cultura hanno avuto tanti omosessuali e lesbiche fra i suoi protagonisti - da Saffo a Socrate, da Alessandro Magno a Leonardo Da Vinci, dal Caravaggio a Federico Garcia Lorca - contemporaneamente i gay e le lesbiche di oggi non compiono, per giusto timore, quel passo in avanti che aiuterebbe la società a conoscerli e rispettarli in quanto minoranza di genere.

Gloria Sosta, Presidente di Lily Elbe, Associazione bresciana per il sostegno alle persone transessuali
Da parte nostra, conosciamo persone omosessuali fra i calciatori, anche italiani e delle squadre di vertice, fra i politici e i giornalisti, fra i più noti scrittori, musicisti, artisti. Di fronte ai media e allo sguardo dell'opinione pubblica, tuttavia, si sentono costretti a indossare la maschera dei "normali" o anche, nel caso di gay maschi, degli "sciupafemmine". Peccato. E' importante diffondere un'informazione corretta e un'immagine veritiera dell'omosessualità - che non sia la solita macchietta stile "Will & Grace" o peggio - a partire dalle scuole.

EveryOne al Gay Pride di Treviglio 2010
Ai Gay Pride di Milano e Treviglio l'obiettivo di Steed Gamero, il fotografo dei Diritti Umani, ha colto i protagonisti di un mondo pieno di bellezza, forza, cultura e intelligenza. Un mondo che riceve molto odio e sa restituire un'ideale universale e tollerante di amore.

Gay Pride Milano 2010
Sunday, July 4, 2010, Foto di Steed Gamero

































