Il Gruppo EveryOne e il Gruppo Facebook "Per la liberazione dei prigionieri nel Sinai" presentano denuncia alle autorità egiziane contro i trafficanti del nord del Sinai

Il beduino palestinese Abu Khaled ha ordinato ai suoi uomini di uccidere i due rifugiati eritrei. Abu Khaled è conosciuto dalle forze dell'ordine per traffico di esseri umani, armi e droga. E' stato denunciato anche per costituzione di banda armata e crimini violenti. Khaled è colluso con le organizzazioni Hamas e Al Qaeda. La banda di Abu Khaled fa parte della criminalità organizzata che opera nel nord del Sinai (http://www.telegraph.co.uk/expat/expatnews/6817385/Egypts-Gaza-smugglers-shrug-off-reports-of-border-barrier.html, http://www.thenational.ae/news/worldwide/middle-east/roads-to-riches-run-deep-in-rafah?pageCount=3, http://www.twnside.org.sg/title2/resurgence/2009/221-222/cover8.htm). La banda impiega circa 20 uomini armati per tenere in prigionia, seviziare e ricattare i migranti nel campo di detenzione. Secondo le nostre informazioni, una parte del gruppo di migranti africani è detenuto nella località di al-Mahdeyya, a sud di Rafah. Nel borgo di al-Mahdeyya, nel mese di settembre, vi fu un'operazione di polizia Purtroppo gli agenti spararono ad alcuni migranti sfuggiti al trafficante Abu Khaled.
Il Gruppo EveryOne denuncia inoltre l'omicidio di altri sei giovani africani. Sono stati assassinati davanti al gruppo che stiamo seguendo. Segnaliamo alle autorità anche il collegamento fra i trafficanti e il crimine organizzato che gestisce il mercato nero degli organi umani. Quattro ragazzi eritrei sono stati portati in una clinica clandestina, dove hanno tolto loro un rene. I quattro ragazzi non sono più tornati ed è possibile che siano stati uccisi.
Siamo in grado di comunicare alle autorità egiziane che uno dei criminali che collaborano con Abu Khaled è l'etiope Fatawi Mahari. Mahari è già noto per traffico di esseri umani e altre attività criminose. Il suo nome è conosciuto dalia polizia del Sinai del Nord e dall'intelligence israeliana (http://www.haaretz.com/news/netanyahu-migrant-workers-risk-israel-s-jewish-character-1.261840). Il criminale etiope fu indagato dalla polizia israeliana nel settembre 2009, con l’accusa di traffico di esseri umani in Egitto. Mahari è stato indagato anche per rapimento ed estorsione. Le indagini l'hanno collegato ai beduini delle tribù Rashaida e Sawarqa. L'uomo è noto anche per i suoi legami con Hamas e i predoni che gestiscono i tunnel di Rafah. Mahari tiene contatti con le mafie internazionali. Le autorità israeliane l'hanno rilasciato e oggi è libero.
Nella nostra denuncia indichiamo inoltre i numeri di telefono usati dai trafficanti (numeri rimossi per tutelare la sicurezza dei profughi, n.d.r.). I numeri sono stati usati per ricevere chiamate da parte delle famiglie degli ostaggi, fuori dall'Egitto.
Gli inquirenti potranno verificare il flusso di denaro proveniente dai riscatti controllando i trasferimenti pervenuti alle agenzie Western Union a Rafah e nel nord del Sinai. Vi è inoltre un conto corrente in una banca egiziana usato dai sequestratori per ricevere denaro dalle famiglie dei migranti. I profughi liberati possono confermare l'esistenza del conto e fornire il numero alle autorità.
Ci rendiamo conto delle difficoltà che la polizia egiziana incontra quando affronta i trafficanti. Gli accordi di Camp David, nel 1978, fra Egitto e Israele impediscono alle forze dell'ordine di usare armi pesanti e veicoli blindati. I trafficanti, al contrario, dispongono di armi moderne e potenti. Ci risulta però che negli anni scorsi Israele ha già concesso una deroga a tali accordi quando esistono motivi di di sicurezza nazionale o situazioni di crisi. Il traffico di esseri umani e la presenza di organizzazioni criminali rappresenta una grave emergenza nazionale. Ecco perché chiediamo alle autorità di allestire una task force per liberare i migranti e perseguire i criminali. La task force potrà essere armata ed equipaggiata adeguatamente.
Con la presente denuncia il Gruppo EveryOne chiede l'intervento immediato delle forze dell'ordine egiziane presso le proprietà dei trafficanti. E' urgente liberare i profughi ancora detenuti nei container e perseguire a norma di legge gli autori del sequestro, degli omicidi, delle torture, degli stupri e delle estorsioni. Segnaliamo inoltre di aver ricevuto notizia di altri gruppi di migranti detenuti nel Sinai del nord dalle bande criminali che fanno parte delle tribù Rashaida e Sawarqa, nonché delle famiglie di Abu Khaled, Abu Ahmed, Sawarqa, Hussein Abu Mohammed e altre.
Vi preghiamo di agire con estrema urgenza, essendo questione di vita o di morte e di contattarci per qualsiasi informazione.
Roberto Malini, Matteo Pegoraro, Dario Picciau
Co-Presidenti Gruppo EveryOne
Cornelia Isabel Toelgyes-Solla
Gruppo Facebook “Per la liberazione dei prigionieri nel Sinai”
Nella foto, Ahmed Mahmoud Mohamed Nazif, Primo Ministro della Repubblica Araba d'Egitto.
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