Roma, 23 settembre 2011. Si chiama Joshua John Paul, è un cittadino nigeriano di religione cattolica, ed è approdato a Lampedusa nel 2008 inseguito da minacce di morte e da una taglia.

Vi si diceva che è della tribù Bini, che veniva dallo stato di Edo, che aveva molestato sessualmente per un lungo periodo Almed Suleman, la cui famiglia appartiene a una tribù musulmana e che è ricercato: “Chiunque avesse informazioni urgenti che lo riguardano - concludeva il giornale - è pregato di contattare la stazione di polizia più vicina, in cambio di una lauta ricompensa”. Comprensibile la fuga. La famiglia del suo compagno lo voleva uccidere, applicando la Sharia, mentre ecco cosa prevedono gli articoli 214 e 217 del Codice penale nigeriano: «Ogni persona che abbia congiungimento carnale con altra persona contro l'ordine naturale, o permetta ad un uomo di avere congiungimento carnale con un uomo o una donna con una donna contro l'ordine naturale, è colpevole di delitto grave, perseguibile con 14 anni di prigione». Nonostante questo, la Commissione territoriale di Caserta ha respinto la richiesta di asilo politico di Joshua, e il suo avvocato, Loredana Briganti, ha presentato ricorso al tribunale di Napoli. L'udienza è fissata per il 29 settembre.
L'avvocato Briganti fa presente che per l'articolo 19 del Decreto legislativo 286 del 1998 «in nessun caso può disporsi l'espulsione o il respingimento verso uno Stato in cui lo straniero possa essere oggetto di persecuzione per motivi di razza, sesso, cittadinanza, religione, lingua, opinioni politiche, condizioni personali o sociali».
Loredana Briganti, appoggiata dal gruppo umanitario EveryOne, si appella «alle più alte autorità dello Stato, per un gesto di clemenza e di umanità». Lo stesso avvocato presenterà ricorso anche per una donna cattolica nigeriana alla quale è stato negato l'asilo: Tina Richard, stuprata, torturata e perseguitata nel suo paese. A 15 anni un ricco e potente uomo d'affari musulmano la voleva per moglie. Il padre, cattolico, rifiutatosi di concedere il permesso, venne pugnalato a morte assieme a sua moglie e la casa data alle fiamme, mentre Tina era in chiesa. Anche per questo caso si è battutto EveryOne, e il gruppo parlamentare radicale ha rivolto un'interrogazione al ministro della Giustizia.
Come si sa, invece, un'altra donna nigeriana, Kate Omoreghe, è riuscita ad ottenere invece lo status di rifugiato. Per lei si erano spesi apertamente, con un comunicato congiunto, i ministri Franco Frattini, degli Esteri, e Mara Carfagna, delle Pari Opportunità..
Si chiama Joshua John Paul, è un cittadino nigeriano di religione cattolica, ed è approdato a Lampedusa nel 2008 inseguito da minacce di morte e da una taglia. La sua colpa: aver avuto una relazione omosessuale con un ragazzo di famiglia musulmana, scoperta dai genitori di quest'ultimo. Il 2 agosto di quell'anno il suo nome è apparso a caratteri cubitali sul quotidiano Nigerian Observer. Vi si diceva che è della tribù Bini, che veniva dallo stato di Edo, che aveva molestato sessualmente per un lungo periodo Almed Suleman, la cui famiglia appartiene a una tribù musulmana e che è ricercato: “Chiunque avesse informazioni urgenti che lo riguardano - concludeva il giornale - è pregato di contattare la stazione di polizia più vicina, in cambio di una lauta ricompensa”.
Comprensibile la fuga. La famiglia del suo compagno lo voleva uccidere, applicando la Sharia, mentre ecco cosa prevedono gli articoli 214 e 217 del Codice penale nigeriano: «Ogni persona che abbia congiungimento carnale con altra persona contro l'ordine naturale, o permetta ad un uomo di avere congiungimento carnale con un uomo o una donna con una donna contro l'ordine naturale, è colpevole di delitto grave, perseguibile con 14 anni di prigione». Nonostante questo, la Commissione territoriale di Caserta ha respinto la richiesta di asilo politico di Joshua, e il suo avvocato, Loredana Briganti, ha presentato ricorso al tribunale di Napoli. L'udienza è fissata per il 29 settembre.
L'avvocato Briganti fa presente che per l'articolo 19 del Decreto legislativo 286 del 1998 «in nessun caso può disporsi l'espulsione o il respingimento verso uno Stato in cui lo straniero possa essere oggetto di persecuzione per motivi di razza, sesso, cittadinanza, religione, lingua, opinioni politiche, condizioni personali o sociali».
Loredana Briganti, appoggiata dal gruppo umanitario EveryOne, si appella «alle più alte autorità dello Stato, per un gesto di clemenza e di umanità». Lo stesso avvocato presenterà ricorso anche per una donna cattolica nigeriana alla quale è stato negato l'asilo: Tina Richard, stuprata, torturata e perseguitata nel suo paese. A 15 anni un ricco e potente uomo d'affari musulmano la voleva per moglie. Il padre, cattolico, rifiutatosi di concedere il permesso, venne pugnalato a morte assieme a sua moglie e la casa data alle fiamme, mentre Tina era in chiesa. Anche per questo caso si è battutto EveryOne, e il gruppo parlamentare radicale ha rivolto un'interrogazione al ministro della Giustizia.
Come si sa, invece, un'altra donna nigeriana, Kate Omoreghe, è riuscita ad ottenere invece lo status di rifugiato. Per lei si erano spesi apertamente, con un comunicato congiunto, i ministri Franco Frattini, degli Esteri, e Mara Carfagna, delle Pari Opportunità.
Nella foto, l'avvocato Loredana Briganti





























