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    <title>EveryOne Group</title>
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    <description>Gruppo di cooperazione internazionale per la cultura dei diritti umani</description>
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      <title>Media italiani censurano intervento Alto Commissario Onu per i Diritti Umani</title>
      <link>http://www.everyonegroup.com/it/EveryOne/MainPage/Entries/2010/3/12_Media_italiani_censurano_intervento_Alto_Commissario_Onu_per_i_Diritti_Umani.html</link>
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      <pubDate>Fri, 12 Mar 2010 12:36:50 +0100</pubDate>
      <description>La visita dell'Alto Commissario in Italia aveva in realtà un significato di primissimo piano per la società italiana, il suo sviluppo civile e la sua presenza nella realtà internazionale.    Navi Pillay, infatti, ha incontrato a Roma il Ministro della Giustizia Angelino Alfano, il Ministro degli Interni Roberto Maroni, il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri Gianni Letta, il Ministro degli Affari Esteri Franco Frattini e il Presidente della Camera dei Deputati Gianfranco Fini. Ha tenuto discorsi al Senato e alla Pontificia Università Lateranense.&lt;br/&gt;Ha visitato due campi nomadi e il Cie di Ponte Galeria. Ha, infine, incontrato i rappresentanti di oltre 40 ong.&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Roma, 12 marzo 2010. L'Europa e il mondo si chiedono (basta leggere i giornali esteri per rendersene conto) come sia possibile che in Italia proseguano da anni - in totale spregio degli accordi internazionali sui Diritti Umani - le politiche intolleranti contro i migranti, i Rom e le minoranze sgradite alle Istituzioni e alle autorità. &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;La risposta è facile. Politici e media, senza distinzione fra le loro &amp;quot;correnti&amp;quot; di appartenenza, conducono da molto tempo una propaganda xenofoba, connotata da discriminazioni forti riguardo alla provenienza, al colore della pelle, alle tradizioni culturali e religiose dei gruppi sociali colpiti. Le ideologie dei partiti anti-stranieri non hanno, in Italia, un contraddittorio, perché i mezzi di comunicazione e informazione sono strumenti politici, mentre gli attivisti e i promotori di una cultura di pace sociale e uguaglianza sono imbavagliati e perseguitati. &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Le leggi chiaramente discriminatorie, come la Bossi-Fini, il pacchetto sicurezza, le centinaia di provvedimenti comunali, hanno contaminato anche la cultura giuridica e l'operato dei magistrati, come dimostrano le innumerevoli condanne di Rom e migranti senza prove o per reati coniati a loro misura (occupazione di suolo pubblico, oltraggio, resistenza, accattonaggio molesto ecc.) e le sentenze-choc, come quella di ieri della Cassazione che ha giudicato lecito deportare un padre di famiglia clandestino, anche se i suoi bambini vanno a scuola in Italia. &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Questa cultura deviante che criminalizza lo straniero facilità anche la sottrazione di minori non italiani da parte dei servizi sociali e le adozioni di bambini - che sono amati dai loro genitori, ma sono considerati &amp;quot;adottabili&amp;quot; a causa del loro status di &amp;quot;irregolari&amp;quot; o &amp;quot;senzatetto&amp;quot; - da parte di famiglie italiane. Come scritto sopra, i media hanno un ruolo fondamentale e sono sostanzialmente uniti nella guerra allo straniero. Ne è un'ulteriore dimostrazione la censura attuata nei confronti dell'Alto Commissario delle Nazioni Unite, signora Navi Pillay, il cui invito a sospendere le politiche persecutorie nei confronti di Rom e migranti durante importanti incontri istituzionali è stato completamente ignorato o relegato in spazi piccoli e marginali sia sui quotidiani che nei radiogiornali e telegiornali. &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Nelle foto: le copertine odierne del Corriere della Sera, della Repubblica, del Giornale e del Messaggero. Il giorno successivo alla visita della signora Pillay, nessun riferimento ai suoi incontri e discorsi alle Istituzioni italiane.&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;</description>
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      <title>Cassazione-choc: sì a espulsione migranti anche se i loro bambini vanno a scuola</title>
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      <pubDate>Fri, 12 Mar 2010 02:01:49 +0100</pubDate>
      <description>Gruppo EveryOne chiede appuntamento urgente al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano: “Situazione dei migranti inaccettabile. La nuova sentenza viola tutti i Diritti Umani”   Roma, 11 marzo 2010. “Con una sentenza sconcertante che viola tutti gli accordi e le disposizioni internazionali a tutela dei diritti umani – la n. 5856 -, la Corte di Cassazione ha sancito  che i clandestini, anche se hanno figli minori che studiano in Italia, vanno comunque espulsi dal territorio nazionale, anche se il distacco dai genitori comportasse per i bambini un trauma affettivo”.   Lo affermano i co-presidenti dell’organizzazione umanitaria EveryOne, Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau. “Contrapponendosi a tutte le norme che tutelano i diritti dei migranti e dei rifugiati, nonché alla Convenzione ONU per i Diritti del Fanciullo e alla Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione europea,” continuano gli attivisti, “la Cassazione mette in primo piano la tutela della legalità delle frontiere rispetto alla tutela della famiglia, dell’infanzia e dei diritti fondamentali della persona. &lt;br/&gt;Questo evento” proseguono i rappresentanti del Gruppo EveryOne, “dimostra come ormai nel nostro Paese né la politica, né le forze dell’ordine, né la magistratura attribuiscano ornai la minima considerazione alle disposizioni dell’Unione europea e alle norme internazionali che tutelano le minoranze sociali”.&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Il Gruppo EveryOne, che sta redigendo un documento di denuncia da presentare all’UNICEF, all’Alto Commissario ONU per i Diritti Umani e all’Alto Commissario ONU per i Diritti dei Rifugiati e che sta curando direttamente casi di genitori a rischio di espulsione nei CIE con bambini minori che studiano in Italia, ha chiesto, con una lettera indirizzata al presidente della Commissione europea José Manuel Barroso e al presidente del Parlamento europeo Jerzy Buzek, che le istituzioni europee “riportino l’Italia e il suo Governo sulla via dei diritti umani, pena la rinascita di un movimento simile a quello nazional-socialista, che riporterebbe l’Europa verso un nuovo medioevo”.&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;“Oggi stesso” concludono Malini, Pegoraro e Picciau, “chiederemo in via ufficiale un appuntamento urgente al Presidente della Repubblica italiana, Giorgio Napolitano, affinché intervenga direttamente sulla questione, impedendo che questo nuovo orrore porti ancora più disperazione nella vita quotidiana di una minoranza – quella dei migranti – già duramente perseguitata da autorità e istituzioni”.&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;La lettera al Presidente della Repubblica. &lt;br/&gt; S.O.S. migranti: EveryOne chiede appuntamento urgente al Presidente Giorgio Napolitano&lt;br/&gt; &lt;br/&gt;Milano e Firenze, 11 marzo 2010.&lt;br/&gt; &lt;br/&gt;Noi sottoscritti Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau, co-presidenti del Gruppo EveryOne, organizzazione internazionale per i Diritti Umani, Le chiediamo con preoccupazione e urgenza, onorevole Presidente Giorgio Napolitano, un appuntamento, per presentarLe i dati e le considerazioni alla base di un vero e proprio S.O.S. riguardante i migranti in Italia, la cui condizione è ormai simile a quella di animali braccati e oggetto di disinfestazione. &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;La sentenza-choc della Cassazione (riguardo alla quale Le accludiamo nostra nota stampa diffusa oggi) è l'ennesimo atto persecutorio verso gli stranieri, invisi alle autorità e ai partiti politici intolleranti italiani. Desideriamo consegnare nelle Sue mani, Presidente, un Dossier riguardante gli abusi istituzionali sui migranti e una proposta per porre fine a tale situazione disumana e reintraprendere la via virtuosa della tolleranza. Fiduciosi in una risposta sollecita e positiva, presentiamo le più alte manifestazioni di stima e i più sinceri saluti.&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;                            Roberto Malini, Matteo Pegoraro, Dario Picciau&lt;br/&gt;                            Gruppo EveryOne&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;</description>
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      <title>Il Commissario Onu per i Diritti Umani affronta il tema della repressione dei migranti</title>
      <link>http://www.everyonegroup.com/it/EveryOne/MainPage/Entries/2010/3/12_Il_Commissario_Onu_per_i_Diritti_Umani_affronta_il_tema_della_repressione_dei_migranti.html</link>
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      <pubDate>Fri, 12 Mar 2010 01:04:30 +0100</pubDate>
      <description>Roma, 11 marzo 2010. L'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, sempre durante l’intervento in Commissione Diritti Umani al Senato, ha criticato senza mezzi termini l'uso dei militari per pattugliare le città, l'istituzione delle ronde e la persecuzione dei clandestini, stigmatizzando in ogni parte il famigerato pacchetto sicurezza:&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&amp;quot;Continuo ad essere preoccupata quando il pacchetto sicurezza rende lo status di clandestinità un'aggravante per chi commette un crimine comune e favorisce discriminazione, i trattamenti inumani e degradanti, le violenze etniche&amp;quot;. La signora Pillay ha affrontato anche gli ultimi episodi di violenza nel meridione contro i migranti, chiedendo &amp;quot;alle Istituzioni italiane di assicurare urgentemente alla giustizia i responsabili di tali abusi e di assumere misure atte a evitare il ripetersi di simili eventi&amp;quot;. &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Oggi Navi Pillay incontra il ministro dell'Interno Roberto Maroni e il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta mentre domani visiterà due campi Rom e il Cie di Ponte Galeria (anche se vi sono voci secondo cui le autorità trovano più conveniente dirottare la visita presso un altro centro).&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;L'Alto Commissario per i Diritti Umani manifesta preoccupazione per la situazione dei Rom e dei migranti in Italia&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Roma, 11 marzo 2010 (ASCA). ''Preoccupazione'' per le politiche italiane in tema di immigrazione e ''allarme per il ritratto, spesso assai negativo, che degli immigrati e dei Rom è fornito da alcuni rappresentanti dei media, politici e altre autorità''.&lt;br/&gt; &lt;br/&gt;Così Navi Pillay, Alto Commissario Onu per i Diritti Umani, è intervenuta alla Società italiana per l'Organizzazione Internazionale, Sioi, chiudendo la sua visita a Roma. In particolare, Pillay ha riassunto i due giorni trascorsi in Italia a partire dall'invito in Senato del Presidente della Commissione per i diritti umani Pietro Marcenaro, al discorso fatto all'Università Lateranense, fino agli incontri avuti con il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, il ministro dell'Interno Roberto Maroni, il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, Gianni Letta; il Presidente della Camera dei Deputati, Gianfranco Fini; e infine, poco fa, il ministro degli Affari Esteri, Franco Frattini.&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;''Questa mattina - ha raccontato l'Alto Commissario Onu per i Diritti Umani - ho visitato due campi Rom alla periferia di Roma, in Via Candoni e Via Marchetti, e il Centro di Identificazione ed Espulsione a Ponte Galeria. Tali visite mi hanno fornito uno spaccato di alcune delle realtà correlate a due delle principali problematiche sollevate durante i miei colloqui con il Governo, ovvero la situazione oggi in Italia delle minoranze, degli immigrati e dei richiedenti asilo''.&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Le principali fonti di preoccupazione riguardanti gli immigrati, ha ribadito Pillay, ''che ho trasmesso ai ministri che ho incontrato nel corso di questa visita, sono la politica di respingimento in mare. Benché non vi siano manifestazioni dell'applicazione di questi metodi negli ultimi mesi, questa politica non è stata revocata. Molte delle disposizioni del 'Pacchetto Sicurezza', in particolare la criminalizzazione dell'immigrazione che rende l'ingresso e la permanenza in clandestinità un reato, e che rende lo status irregolare di un migrante una circostanza aggravante per reati comuni''.&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Di conseguenza, ha proseguito, ''donne, bambini e uomini, che, in base al diritto internazionale, non hanno commesso alcun tipo di reato, talvolta trascorrono più tempo in detenzione rispetto a veri e propri criminali che sono stati condannati''.&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Inoltre, ha aggiunto Pillay, ''ho anche espresso grande preoccupazione per la politica attuata dalle autorità di trattare questioni relative a immigrati e Rom principalmente come un problema di sicurezza piuttosto che una questione di integrazione sociale. Riguardo ai Rom, ho sottolineato i loro diritti umani fondamentali, quali l'accesso all'assistenza sanitaria e all'educazione, specialmente per coloro che vivono in insediamenti non autorizzati. Infine ho espresso preoccupazione rispetto al ricorso eccessivo a misure repressive quali la sorveglianza da parte delle forze dell'ordine e gli sgomberi forzati''.&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Il terzo principale messaggio, ha concluso l'Alto Commissario dell'Onu, ''che ho trasmesso durante questa mia visita è l'importanza di creare un'istituzione nazionale per i diritti umani''.&lt;br/&gt;</description>
    </item>
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      <title>Roma, l’Alto Commissario per i Diritti Umani chiede lo stop degli sgomberi di famiglie Rom</title>
      <link>http://www.everyonegroup.com/it/EveryOne/MainPage/Entries/2010/3/11_Roma,_lAlto_Commissario_per_i_Diritti_Umani_chiede_lo_stop_degli_sgomberi_di_famiglie_Rom.html</link>
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      <pubDate>Thu, 11 Mar 2010 11:38:52 +0100</pubDate>
      <description>Roma, 10 marzo. L’Alto Commissario Onu per i Diritti Umani ha mantenuto la parola data a Matteo Pegoraro di Everyone a Dublino, nel corso della 5a Piattaforma riservata ai difensori dei Diritti Umani, organizzata da FrontLine.&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;La signora Navi Pillay, durante l’intervento in Commissione Diritti Umani al Senato si è detta “allarmata per le notizie di sgomberi forzati di campi Rom in Italia avvenuti senza seguire le procedure previste”.&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;L’Alto Commissario, che negli ultimi anni ha potuto prendere visione di documenti, testimonianze, video e fotografie riguardanti le violazioni dei diritti del popolo Rom nel territorio italiano, ha ricordato che le politiche relative ai Rom “devono essere in linea con le norme internazionali che proteggono i Diritti Umani”. &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;L’Alto Commissario ha criticato anche le condizioni nei campi Rom autorizzati e di fortuna, in cui i bambini non hanno accesso all’istruzione, costretti a continue fughe e dispersioni insieme alle loro famiglie perseguitate. &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Nella foto, l’Alto Commissario Onu per i Diritti Umani Navi Pillay con Matteo Pegoraro di EveryOne&lt;br/&gt;</description>
    </item>
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      <title>Attivisti EveryOne: l’europarlamentare Renate Weber deposita interrogazioni parlamentari</title>
      <link>http://www.everyonegroup.com/it/EveryOne/MainPage/Entries/2010/3/11_Attivisti_EveryOne__leuroparlamentare_Renate_Weber_deposita_interrogazioni_parlamentari.html</link>
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      <pubDate>Thu, 11 Mar 2010 11:22:46 +0100</pubDate>
      <description>Attivisti EveryOne: l'europarlamentare Renate Weber deposita interrogazioni parlamentari al Consiglio Europeo e alla Commissione Europea.&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Bruxelles, 10 marzo 2010. L'onorevole Renate Weber, europarlamentare romena, avvocato e attivista per i Diritti Umani, ha depositato due interrogazioni parlamentari sul caso dei due attivisti del Gruppo EveryOne, Roberto Malini e Dario Picciau, colpiti a Pesaro da un decreto penale di condanna per aver svolto la loro attività umanitaria a tutela della locale comunità Rom, oggetto di persecuzione istituzionale. &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;I due operatori umanitari sono stati condannati senza processo a un mese di carcere ciascuno, commutato in una gravosa sanzione pecuniaria. Il caso è già stato oggetto di un'interrogazione parlamentare in Italia, di una presa di posizione da parte di FrontLine - la principale organizzazione internazionale che tutela gli attivisti - e del sostegno di associazioni per i Diritti Umani, intellettuali, cittadini democratici di tutto il mondo.&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Di seguito, le interrogazioni dell'eurodeputata Renate Weber, presentate al Consiglio europeo e alla Commissione europea grazie anche all'intervento del funzionario ALDE al Parlamento europeo Ottavio Marzocchi, membro dell'associazione radicale Certi Diritti, impegnato da tanti anni a difesa dei Diritti Umani. &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Nella foto, l'eurodeputato Renate Weber&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt; EUROPEAN PARLIAMENT&lt;br/&gt;PARLIAMENTARY QUESTIONS  AUTHOR(S): Renate WEBER&lt;br/&gt;To the: European Council and European Commission&lt;br/&gt;SUBJECT: Sentencing of Human Rights Defenders in Italy because of their humanitarian work&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;On February 12th, 2010, Human rights defenders Mr Roberto Malini and Dario Picciau, co-presidents of EveryOne Group, international human rights organization based in Italy, received notification of a penal order, with the prison sentence commuted into a heavy fine of 2.280 euro, on the basis that “in complicity with each other, they caused the interruption, or at least disturbed a police operation aimed at identifying three foreign citizens, and used abusive language towards the officers from Pesaro-Urbino Police Headquarters, and interfered in the carrying out of their duty” in accordance with Articles 110 and 340 of the Italian Penal Code. &lt;br/&gt;As for the case in question, Roberto Malini and Dario Picciau stated that on the evening of 20 December 2008 a police officer was talking in an inappropriate and arrogant manner to a young Roma man, Mr. Nico Grancea. When Malini and Picciau greeted Grancea - whom they knew very well as they had been offering him assistance for over a year - the officer ordered them to show their ID cards and took note of their details. Then the police officers (the second officer was in the car) left without issuing any notification. Throughout 2008 and in the early months of 2009 Malini and Picciau were repeatedly summoned to police headquarters because of their humanitarian work in defence of the Roma community living in Pesaro. After the protests of the Organization for the endless camp clearances of Roma families (without any offer of assistance) and the illegitimate expulsion of a group of Afghan refugees who had applied for asylum, the Pesaro Police Commissioner reportedly issued Roberto Malini a verbal warning on the following grounds:  ‘Seeing the Roma are notorious criminals, I consider EveryOne Group part of a criminal organization and I invite it to cease its activity’. They were subjected to various episodes of intimidation and provocation, while the operations aimed at driving the Roma out of the city continued.&lt;br/&gt;The foretold abuse took the form of intimidatory actions by the Italian authorities aimed at hindering activists’ work in defence of Roma people rights, which are being tragically trampled on throughout Italy at the present time.&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;What will the Commission do to ensure that human rights defenders are not harassed in EU Member States and to guarantee in all circumstances that they’re are able to carry out their human rights activities without fear of reprisals, threats and intimidation? What will it do to avoid a dangerous precedent that might jeopardize in future the legitimate commitment of human rights activists in Italy and in the EU? Will the Commission evaluate the severity of the police and judicial abuse being carried out against human rights defenders of the EveryOne Group? &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Articoli correlati (EveryOne)&lt;br/&gt;&lt;a href=&quot;Entries/2010/2/21_Pesaro,_Italia._Repressione_degli_operatori_umanitari__un_fenomeno_che_preoccupa..html&quot;&gt;Pesaro, Italia. Repressione degli operatori umanitari: un fenomeno che preoccupa&lt;/a&gt; &lt;a href=&quot;Entries/2010/2/23_Pesaro._Condanna_penale_attivisti_diritti_umani._Front_Line__ponete_fine_a_persecuzione.html&quot;&gt;Pesaro. Condanna penale attivisti diritti umani. Front Line: “ponete fine a persecuzione”&lt;/a&gt; &lt;a href=&quot;Entries/2010/3/11_Attivisti_EveryOne__leuroparlamentare_Renate_Weber_deposita_interrogazioni_parlamentari.html&quot;&gt;Attivisti EveryOne: l'europarlamentare Renate Weber deposita interrogazioni parlamentari al Consiglio Europeo e alla Commissione Europea&lt;br/&gt;&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;Articoli correlati &lt;a href=&quot;http://www.frontlinedefenders.org/node/2375&quot;&gt;http://www.frontlinedefenders.org/node/2375&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;&lt;a href=&quot;http://lolodiklo.blogspot.com/2010/02/justice-in-italy.html&quot;&gt;http://lolodiklo.blogspot.com/2010/02/justice-in-italy.html&lt;/a&gt; &lt;a href=&quot;http://thegypsyconnection.blogspot.com/2010/02/urgetn-call-to-action-italy-human.html&quot;&gt;http://thegypsyconnection.blogspot.com/2010/02/urgetn-call-to-action-italy-human.html&lt;/a&gt; &lt;a href=&quot;http://sfoglia.corriereadriatico.it/Articolo?aId=959034&quot;&gt;http://sfoglia.corriereadriatico.it/Articolo?aId=959034&lt;/a&gt; &lt;a href=&quot;http://www.unionromani.org/notis/noti2010-02-22c.htm&quot;&gt;http://www.unionromani.org/notis/noti2010-02-22c.htm&lt;/a&gt; &lt;a href=&quot;http://www.protectionline.org/Roberto-Malini-and-Mr-Dario,9239.html%0D&quot;&gt;http://www.protectionline.org/Roberto-Malini-and-Mr-Dario,9239.html&lt;br/&gt;&lt;/a&gt;</description>
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      <title>Milano, città in divisa</title>
      <link>http://www.everyonegroup.com/it/EveryOne/MainPage/Entries/2010/3/11_MIlano,_citta_in_divisa.html</link>
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      <pubDate>Thu, 11 Mar 2010 10:48:50 +0100</pubDate>
      <description>Milano, 11 marzo 2010. Non mi piace Milano. L'amavo, qualche anno fa, per la sua vitalità, il suo ritmo senza soste, la sua creatività.&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;L'amavo per le sue contraddizioni e i suoi slanci, per la sua anima trasformista, capace di guardare verso squarci di cielo, oltre la cappa di gas tossici, e - di tanto in tanto - spiccare il volo. L'amavo quando era popolata da personaggi liberi, meravigliosi e incredibili: il mago comico Mustafà, i mimi, le “tropes” di suonatori boliviani, i gruppi musicali Rom, con le magiche fisarmoniche e gli inimitabili violini. Gli artisti di strada, che si incontravano nelle vie del centro e che facevano di Milano “un gran Milan”. &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Mi ricordo un giorno d'estate a metà degli anni 1980, quando passeggiavo con il poeta beat Gregory Corso ai piedi del Duomo e la piazza era animata da Romnì che leggevano la mano ai passanti e giovani Rom che suonavano fughe zigane così trascinanti che le guglie stesse della grande basilica sembravano possedute dallo spirito della danza. Gregory e io non resistemmo e ballammo insieme ai Rom, cantammo, recitammo poesie, ridemmo. Ma non solo noi, perché il “gran Milan” era pieno di voglia di ballare. &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Sono passati venticinque anni ed è triste, per me, camminare negli stessi posti e notare come la città sia diventata piccola. Piccola nello spirito. Misera nella fantasia. Immobile nella voglia di ballare, di fare capriole, di crescere. Ci sono uomini in divisa dappertutto, come nella Berlino del Fuhrer. Ieri pomeriggio avevo un presagio d'angoscia, mentre salivo sul treno, diretto a Milano. Dovevo incontrare alcuni responsabili di un programma Rai, con i quali sto collaborando alla realizzazione di uno speciale dedicato alla cultura Rom. Ci siamo incontrati al Savini, lo storico ristorante di galleria Vittorio Emanuele. Mi accompagnava un amico - difensore anche lui dei Diritti Umani - e una famiglia di artisti Rom romeni, che prenderanno parte al programma: papà, mamma e due giovani ragazze. Sulla metropolitana, verso la fermata Duomo, la gente guardava la famiglia con ostilità. Qualcuno sussurrava, storcendo la bocca: “zingari”. &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Siamo scesi e ci siamo diretti verso il Savini. Ho visto sopraggiungere le persone con cui avevo appuntamento e ho mosso, insieme al mio amico, alcuni passi verso di loro. Pochi secondi e sentiamo gridare alle nostre spalle, tre metri dietro di noi, dove sono rimasti i nostri amici Rom. Due agenti stanno chiedendo loro i documenti. Uno di loro grida, mentre impartisce comandi alle ragazze, che tremano: “Che cosa fate qui? Mostratemi i documenti!”. &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;I genitori balbettano che hanno un appuntamento con noi, indicandoci. Mi avvicino all'agente che urla e gli dico: “Non c'è bisogno di gridare. Non vede che le ragazzine sono spaventate? E poi... stiamo lavorando con la televisione e con tutto questo gridare, non facciamo bella figura”. Il giovane in divisa comincia a inveire contro di me: “Ah, che cosa vuole dire? Che non sappiamo fare il nostro lavoro? Che vi facciamo fare brutta figura?”. &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Il suo collega sogghigna: è una parte che ha già visto recitare al suo compagno chissà quante volte. “No. Dico solo che non serve gridare e che le ragazzine sono spaventate. Hanno già subito atti di razzismo, a Milano, e se le trattate con durezza, si prendono paura”. “Allora vuol dire che siamo razzisti?” continua l'agente, avvicinando il suo viso al mio e fissandomi negli occhi con aria di sfida. “Secondo lei siamo violenti?”. Non abbocco. &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;E' da trent'anni che mi relaziono alle forze dell'ordine, durante le azioni umanitarie a difesa dei Diritti Umani. “No, mi riferisco a fatti accaduti nel passato, ma dovete capire che le ragazzine si spaventano se voi alzate la voce e non mi sembra che abbiano commesso un reato”. A questo punto l'agente mi grida: “Ho ascoltato abbastanza. Lo sa che lei sta ostacolando un'operazione di pubblica sicurezza? Lo sa che posso arrestarla e portarla in questura in manette? Se non si allontana subito di almeno tre metri passo a un altro livello. Non lo ripeto più”. &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Il mio amico attivista interviene; insieme, mettiamo in atto una tecnica dialettica da noi già sperimentata con successo di fronte ad agenti di pubblica sicurezza particolarmente rabbiosi. Siamo operatori umanitari: si rendono conto che non ci comporteremmo da agnelli sacrificali, una volta in questura, ma reclameremmo riguardo al loro atteggiamento non certo canonico. Decidono di non rischiare. Ringhiano ancora qualcosa e si allontanano. L'appuntamento prosegue senza più interruzioni, salvo che i due agenti passano ancora più volte davanti al nostro tavolino, oltre la vetrata del ristorante e ogni volta guardano fisso verso di noi. &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Questa è l'aria che tira a Milano, oggi. Ed è per questo che non ci piace più, la metropoli del “cuore in mano” divenuta capitale di una delirante, inesistente Padania: senza fantasia, senza musica, senza emozione, senza nessuno che danzi o cerchi azzurri squarci nel cielo di piombo, prigioniera della paura. Una città in divisa.</description>
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      <title>Continuano i gravi abusi istituzionali contro i Rom della capitale. Tocca a  Tor de’ Cenci</title>
      <link>http://www.everyonegroup.com/it/EveryOne/MainPage/Entries/2010/3/11_Continuano_i_gravi_abusi_istituzionali_contro_i_Rom_della_capitale._Tocca_aTor_de_Cenci.html</link>
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      <pubDate>Thu, 11 Mar 2010 09:35:30 +0100</pubDate>
      <description>Roma,10 marzo 2010. La città di Roma, nonostante gli interventi allarmati dell'Alto Commissario per i Diritti Umani Navi Pillay, della Commissione europea e di tutta la società civile, prosegue la politica degli sgomberi di tutti gli insediamenti Rom di fortuna, senza offrire alcuna alternativa abitativa né sociale, e i trasferimenti delle famiglie che abitavano da tanti anni in campi storici all'interno di veri e propri ghetti videosorvegliati e soggetti a leggi speciali.&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;I piccoli insediamenti lungo il Tevere e dislocati in varie zone della capitale sono stati evacuati e distrutti. Solo negli ultimi dodici mesi, 6 mila Rom, di cui la metà in età infantile, sono stati messi in mezzo alla strada, con segnalazioni di lutti causati dalla precarietà e dalle intemperie nonché gravi drammi umanitari e aggressioni da parte di razzisti. Il Casilino 900, che esisteva a Roma da più di 40 anni, è stato annientato e i suoi abitanti sono stati trasferiti in altri campi-ghetto, dove sono soggetti a continui controlli, pagano l'affitto per le condizioni di semi-detenzione, vivono a contato con nuclei caratterizzati da differenti tradizioni e sono destinati ad essere evacuati entro 20 mesi, senza alcuna alternativa ancora predisposta. &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Unica speranza, l'impegno del dottor Marco Squicciarini della Croce Rossa Italiana, Responsabile nazionale per i Rom, che insieme a noi sta tentando di realizzare alcune fattorie biologiche (progetto &amp;quot;Romasia&amp;quot;) nel Lazio, dove accogliere le famiglie, garantendo loro attività lavorative tradizionali (agricoltura e allevamento biologici), scolarizzazione dei minori e un serio piano di integrazione nel tessuto sociale circostante. &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Ci si chiede che fine faranno le famiglie del Casilino 900, tuttavia, se i nostri sforzi non dessero il frutto sperato. Intanto in data odierna i portavoce Rom di  Tor de' Cenci sono stati convocati dalle autorità del comune di Roma. Quando si parla di &amp;quot;portavoce&amp;quot;, bisogna considerare che si tratta di persone vulnerabili, minacciate di sgombero come tutte le altre, terrorizzate di fronte alle autorità e spesso disposte a firmare qualsiasi accordo pur di evitare la tragedia di un'evacuazione senza alternative. &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Dialogando con i &amp;quot;portavoce&amp;quot; dei ghetti, i nazisti riuscirono - temporaneamente - a giustificare agli occhi del mondo le deportazioni nei lager, la mortalità elevatissima, le condizioni di vita inumane degli internati. Per ora i Rom di  Tor de' Cenci resistono. Hanno rifiutato di sottoscrivere patti leonini e chiesto di non essere trasferiti né a Castel Romano né alla Barbuta, ma di rimanere nel loro attuale insediamento, attuando le opportune migliorie, dove si sentono integrati, lavorano e hanno la possibilità di mandare a scuola i bambini.&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;I rappresentanti di Istituzioni e autorità di sicurezza hanno invece confermato che chiuderanno il campo. Secondo quanto riferisce l'attivista Stefano Montesi, è stato chiesto ai portavoce di convincere le famiglie &amp;quot;a tutti i costi&amp;quot;. &amp;quot;Intanto,&amp;quot; avrebbero aggiunto le figure istituzionali, &amp;quot;faremo lavorare la vostra cooperativa e la vostra associazione alla gestione di  Tor de' Cenci finché non lo chiudiamo&amp;quot;. Lunedì 15 marzo inizieranno le operazioni di fotosegnalamento della polizia.&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Alle famiglie di  Tor de' Cenci è stato chiesto entro il 19 un elenco di 600 persone che saranno trasferite nei campi-ghetto, mentre le restanti 400 saranno rimpatriate a spese del comune (rimpatriate dove, visto che nessuna condizione di sopravvivenza li attende nei Paesi da cui fuggirono, spesso anni fa, cercando rifugio in Italia?). Le autorità hanno spiegato che nel  XII municipio ci devono essere massimo 600 Rom, che per 10 municipi fa 6000 Rom: il numero massimo che la giunta Alemanno ha deciso di “accogliere” nella Roma Capitale. &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Questo &amp;quot;numero chiuso&amp;quot; si pone quale violazione delle norme internazionali che proteggono individui e popoli, mentre l'espulsione di circa 3/4 mila Rom rientra nel crimine contro l'umanità che si chiama &amp;quot;espulsione di massa&amp;quot;. Sempre violando gli accordi internazionali, le Istituzioni escludono la presenza delle associazioni e degli operatori umanitari dalle fasi attuative di ogni politica anti-Rom. &amp;quot;Ritornati al campo,&amp;quot; scrive nella sua nota Stefano Montesi, &amp;quot;i Rom hanno chiesto aiuto, sollecitano la presenza delle associazioni, dei giornalisti e soprattutto di avvocati che li garantiscano da eventuali - e annunciate - procedure sommarie&amp;quot;.&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;</description>
    </item>
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      <title>Piero Fassino risponde a EveryOne. In poche parole, la stessa Milano...</title>
      <link>http://www.everyonegroup.com/it/EveryOne/MainPage/Entries/2010/3/9_Piero_Fassino_risponde_a_EveryOne._In_poche_parole,_la_stessa_Milano....html</link>
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      <pubDate>Tue, 9 Mar 2010 21:10:09 +0100</pubDate>
      <description>Milano, 9 marzo 2010. Piero Fassino del PD risponde al recente intervento/appello del Gruppo EveryOne, pubblicato e diffuso il 27 febbraio scorso, con il titolo “Milano: il Pd offre consulenza alla destra per aumentare la pressione securitaria”.&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;“Noi siamo convinti, che la giustizia è un diritto dei cittadini, sia di destra che di sinistra. I consiglieri del PD hanno ora il compito di vigilare che l’impegno assunto dalla Moratti sia mantenuto. E che accanto a ordine e giustizia vengano garantite solidarietà e aiuto a chi ne ha bisogno”. Tutto qui: conciso, laconico, piuttosto generico, senza il minimo sbilanciamento. Nella linea recente, sintetizzata nello slogan “In poche parole, un’altra Italia”, anche se ci risulta difficile intravvedere nelle poche parole l’altra Milano, se non l’ambizioso orizzonte - ahinoi, lontanissimo - di un’altra Italia. Non ce ne voglia Piero, con cui dialoghiamo volentieri e fiduciosi, per la battuta, dettata anche dall’amarezza di non veder sbocciare nuovi fiori democratici dal cespuglio poco vitale dell’attuale PD. &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Replica il Gruppo EveryOne. &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Gentile Piero Fassino, ci fa piacere che abbia risposto al nostro appello, però notiamo solo frasi di circostanza, nel suo breve messaggio: come se avesse letto in modo molto superficiale il nostro intervento. Sappiamo che non è così: probabilmente vi è in lei solo stanchezza per gli impegni elettorali. Ma la politica... non si concentra solo sui consensi. E’ linfa della società e se è poco vitale, sono guai per tutti i cittadini, non solo quelli che appartengono alla “nazione” a cui sembra vi rivolgiate in esclusiva. &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;“Ordine e giustizia,” scrive. Sono due obiettivi che si ottengono combattendo il crimine ovvero le mafie, la corruzione, le cattive amministrazioni, le centrali (italianissime) dello spaccio di droga, gli abusi istituzionali e non. Non significa di certo destinare centinaia di agenti al pattugliamento di zone in cui l’unica differenza (anche statistica) rispetto alle zone “padane e bianche” è che vi convivono etnie differenti. Non significa gettare al vento milioni di euro in sgomberi e “messa in sicurezza” di luoghi di rifugio per esseri umani perseguitati. Ordine e giustizia significano convivenza serena fra persone con uguali diritti: una condizione lontanissima dalla realtà milanese (perché non si fa un giro con noi negli “inferni” in cui vivono Rom e migranti?). &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;In via Padova servono aiuti, ma “solidarietà e aiuto” non sono vuote parole, sono programmi reali, con investimenti e azioni effettive ed efficaci. Qual è l’impegno assunto dalla Moratti? E’ il nulla, la solita demagogia che criminalizza gli stranieri e spreca risorse importanti. E qual è il piano del Pd di Milano? Lo stesso nulla, ricalcato pari pari, senza ideali e - peggio - senza idee. Per conoscere i problemi di una città bisogna schiodarsi dalle poltrone e verificarne il tessuto e la “sinistra” probabilmente diventerebbe più credibile se lo facesse, a fianco degli operatori umanitari. Manca conoscenza, manca competenza, manca impegno, manca una linea politica efficiente. No, caro Piero, non sono le piccole frasi di circostanza né le vuote parole i “mattoni” con cui edificare un’Italia migliore.&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;</description>
    </item>
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      <title>Roma, Festa della Donna all’insegna della persecuzione etnica</title>
      <link>http://www.everyonegroup.com/it/EveryOne/MainPage/Entries/2010/3/8_Roma,_Festa_della_Donna_allinsegna_della_persecuzione_etnica.html</link>
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      <pubDate>Mon, 8 Mar 2010 21:13:11 +0100</pubDate>
      <description>“Nancy, la tata di mio figlio, e altre donne straniere si sono incontrate ieri sera per una festa fra amiche. Improvvisamente si è presentato alla loro porta un contingente di dieci carabinieri: è stato un vero e proprio rastrellamento della gestapo, con gli immigrati al posto degli ebrei”&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt; Roma, 8 marzo 2010. L’amica Rosa di Roma invia la testimonianza di una retata anti-migranti verificatasi nella capitale ieri sera. Sono scene di cui non si scrive e non si parla, notizie di eventi che si ripetono tutti i giorni, da nord a sud, ma che sono rigorosamente filtrate dai quotidiani (di destra e sinistra, ormai che differenza fa, se si eccettua la corrente “berlusconista” e quella “antiberlusconista”?) e dai network. &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;“Cari amici, in questo giorno di festa della donna, voglio portarvi  una piccola grande testimonianza, ulteriore, del clima di questo  momento. Leggetela attentamente, non la sentirete riferire dai giornali. Ieri sera, dopo le nove, ad una festa privata di immigrati in un locale, un contingente di dieci carabinieri ha fatto letteralmente, irruzione (probabilmente in seguito a delazione di un “vicino”, ndr) nell’abitazione. &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;I carabinieri hanno chiesto i passaporti e i permessi di soggiorno (tra l’altro la tata di mio figlio, che partecipava alla festa, se li era dimenticati), hanno diviso le persone tra  quelli che l’avevano e quelli che non l’avevano. Hanno ‘scortato’ le  persone fuori, una per una, decidendo di credere o non credere a loro esclusivo arbitrio a chi diceva di avere i documenti e di  averli dimenticati (per fortuna, a Nancy, la  tata di mio figlio, hanno creduto).&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Un vero e proprio rastrellamento della gestapo, con gli immigrati al posto degli ebrei. Io, a sentir questo , mi sono sentita male, ma proprio male. E non aggiungo niente altro, i fatti parlano più delle parole. Rosa”.&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Nella foto, banderuola con la sagoma di Mary Poppins, la tata con la valigia sempre pronta. In ben altro clima, anche da noi migliaia di governanti straniere rischiano ogni giorno la detenzione nei Cie (lager per migranti) e disumani viaggi di deportazione.&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;</description>
    </item>
    <item>
      <title>Operatori umanitari di Torino in carcere per la loro attività a difesa dei Diritti Umani</title>
      <link>http://www.everyonegroup.com/it/EveryOne/MainPage/Entries/2010/3/7_Operatori_umanitari_di_Torino_in_carcere_per_la_loro_attivita_a_difesa_dei_Diritti_Umani.html</link>
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      <pubDate>Sun, 7 Mar 2010 19:18:06 +0100</pubDate>
      <description>Nota del Gruppo EveryOne trasmessa ai magistrati di Torino, ai politici piemontesi, agli attivisti e alla stampa&lt;br/&gt; E' semplicemente assurdo, inaccettabile, non civile che alcuni operatori umanitari di Torino, che hanno attuato proteste dimostrative in seguito a segnalazioni di abusi e brutalità nei confronti di detenuti stranieri nei Cie, alla constatazione delle pessime condizioni di carcerazione, a tentati suicidi e atti autolesionistici per disperazione, siano stati messi dietro le sbarre.   Nessun Paese del mondo attua una simile attività repressiva contro gli attivisti, che spesso rappresentano l'ultimo baluardo per evitare crimini contro l'umanità e la cui attività, in ogni caso, è la base della società civile. Non è la prima volta che le autorità scelgono, in Italia, di limitare le attività per i Diritti Umani utilizzando strumenti da regime e, nel caso degli operatori umanitari di Torino, essi sono fra coloro che con grande coraggio e senso di civiltà hanno sollevato il problema delle condizioni di vita nei Cie, delle deportazioni inique, degli abusi di potere. Grazie alle loro segnalazioni, sono state attuate interpellanze parlamentari ed europee e realizzati dossier internazionali sullo stato dei Cie e sulla condizione degli stranieri in Italia.  I tre operatori umanitari indicati qui di seguito si trovano ancora in prigione. Per stroncare le loro forze, le autorità li hanno separati, addirittura in città diverse. Comunque vada a finire, il sistema repressivo e anti-Diritti Umani li porrà, durante ogni azione futura a difesa delle minoranze perseguitate, a rischio arresto e detenzione, come criminali: situazioni che si vedono ormai solo nei regimi più spietati, perché i Paesi civili temono quantomeno la riprovazione internazionale. &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;E non si dica che questi operatori umanitari hanno rovesciato banchetti, gridato, sparso vernice rossa: di fronte alla vita umana in pericolo, di fronte alla devianza antidemocratica delle autorità e delle Istituzioni, di fronte al sadismo xenofobo, la protesta civile, anche in forme sostenute, diviene lecita, come sancisce anche la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani: &amp;quot;Considerato che è indispensabile che i diritti dell'uomo siano protetti da norme giuridiche, se si vuole evitare che l'uomo sia costretto a ricorrere, come ultima istanza, alla ribellione contro la tirannia e l'oppressione...&amp;quot;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Ecco i nomi degli operatori umanitari ancora detenuti:&lt;br/&gt;Fabio Milan&lt;br/&gt;Casa circondariale&lt;br/&gt;strada vicinale del Rollone, 19&lt;br/&gt;13100 Vercelli&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Andrea Ventrella&lt;br/&gt;Casa circondariale&lt;br/&gt;via Roncata 75&lt;br/&gt;12100 Cuneo&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Luca Ghezzi&lt;br/&gt;Casa circondariale &amp;quot;Lo Russo Cotugno&amp;quot;&lt;br/&gt;via PIanezza 300&lt;br/&gt;10151 Torino&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;La data per il riesame è stata fissata martedì 9 marzo al palazzo di&lt;br/&gt;giustizia di Torino.&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Nella foto, esterno del Cie torinese&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;</description>
    </item>
    <item>
      <title>Arancia meccanica a Milano, ma la vittima è un senzatetto e i media minimizzano</title>
      <link>http://www.everyonegroup.com/it/EveryOne/MainPage/Entries/2010/3/6_Arancia_meccanica_a_Milano,_ma_la_vitima_e_un_senzatetto_e_i_media_minimizzano.html</link>
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      <pubDate>Sat, 6 Mar 2010 23:01:45 +0100</pubDate>
      <description>Milano, 6 marzo 2010. Una scena raccapricciante, che ricorda il film &amp;quot;Arancia meccanica&amp;quot;, è avvenuta la notte scorsa, verso le 2 e 40 a Milano, in via Argelati.  Un senzatetto di nazionalità svizzera, ma senza documenti, è stato pestato con violenza inaudita da tre giovani italiani, un 24enne e due 20enni. In un primo momento uno di loro gli ha chiesto una sigaretta, quindi gli altri gli hanno chiesto del denaro. L'uomo ha compreso le cattive intenzioni del terzetto e ha cercato di allontanarsi, ma è stato circondato, immobilizzato e colpito con pugni, calci, un manganello e un cacciavite.   Quando la vittima si è accasciata, apparentemente senza vita, i violenti si sono allontanati. Alcuni passanti, fortunatamente, hanno avvisato i carabinieri del nucleo radio mobile, che hanno tratto in arresto gli aggressori, successivamente riconosciuti dalla vittima, che è stata ricoverata al Policlinico, dove è in osservazione per un trauma cranico che solo per buona sorte non è risultato fatale. Ci si augura che la giustizia non eserciti un'inappropriata clemenza verso i violenti, come avvenne nel caso del senzatetto bruciato vivo a Rimini nel novembre 2008 e tuttora in condizioni tragiche.  &lt;br/&gt;Nessuno dei giovani che lo torturarono con il fuoco e lo ridussero in fin di vita furono condannati al carcere, ma solo a blande attività sociali &amp;quot;riabilitative&amp;quot;. Riguardo al caso di Milano, va rilevato come i quotidiani e i network abbiano dedicato ad esso spazi minimi, sotto le righe, evitando di turbare le belle anime degli italiani con a notizia dell'ennesimo atto di sadismo compiuto da intolleranti contro le minoranze sgradite ai poteri forti. Se i tre spietati aggressori fossero stati romeni, il fatto avrebbe aperto i telegiornali e occupato le prime pagine del Corriere, di Repubblica e degli altri quotidiani nazionali.&lt;br/&gt;</description>
    </item>
    <item>
      <title>Violenze e torture a Bolzaneto, 44 condanne in appello</title>
      <link>http://www.everyonegroup.com/it/EveryOne/MainPage/Entries/2010/3/6_Violenze_e_torture_a_Bolzaneto,_44_condanne_in_appello.html</link>
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      <pubDate>Sat, 6 Mar 2010 17:12:45 +0100</pubDate>
      <description>Genova, 5 marzo 2010. La Corte d'appello del Tribunale di Genova ha condannato tutti e 44 gli imputati che nella caserma di Bolzaneto, durante il G8 dell'estate 2001, sottoposero a violenze, torture, trattamenti inumani e degradanti, umiliazioni gli attivisti del movimento di critica globale.  La sentenza di primo grado, con 15 condanne e 30 assoluzioni, è stata capovolta. Alte cariche della polizia penitenziaria, secondini, ufficiali dell'Arma, funzionari e agenti, quattro medici: la Corte d'appello li ha giudicati colpevoli. Dopo nove anni dagli eventi, la maggior parte dei reati è caduta in prescrizione (perché in Italia non esiste il reato, non prescrivibile, della tortura), ma le vittime degli abusi otterranno un risarcimento.&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Anche i ministeri della Giustizia, dell'Interno e della Difesa risarciranno oltre dieci milioni di euro. I magistrati hanno condannato a un totale di dieci anni di reclusione quattro guardie penitenziarie responsabili di falso, reato non prescritto, e tre poliziotti che avevano rinunciato alla prescrizione. &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Il comitato &amp;quot;Verità e giustizia&amp;quot; ha chiesto la sospensione per tutti i condannati e ha sollecitato al parlamento l'approvazione urgente di una legge contro la tortura.</description>
    </item>
    <item>
      <title>Vogliamo essere liberi come gabbiani e volare</title>
      <link>http://www.everyonegroup.com/it/EveryOne/MainPage/Entries/2010/3/6_Vogliamo_essere_liberi_come_gabbiani_e_volare.html</link>
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      <pubDate>Sat, 6 Mar 2010 17:06:57 +0100</pubDate>
      <description>Lettera ai cittadini democratici da parte degli attivisti detenuti in via Corelli. E’ un grido di giustizia contro le detenzioni inique, le violazioni dei Diritti Umani, la persecuzione delle minoranze etniche e degli operatori umanitari.&lt;br/&gt; Milano, 4 marzo 2010. E’ in corso un’odiosa forma di propaganda mirata a delegittimare, intimidire e perseguitare, in Italia, l’impegno degli attivisti e degli operatori umanitari. Il decreto penale con cui un magistrato di Pesaro ha condannato due attivisti del Gruppo EveryOne, decreto contro cui l’organizzazione internazionale per i Diritti Umani ha fatto ricorso - con il sostegno di Front Line, dell’Alto Commissario Onu per i Diritti Umani, dei Radicali, di Union Romani e di altre associazioni umanitarie - è sintomatico di tale nuova strategia anticostituzionale e antidemocratica.   Il ricorso, infatti, porrà i difensori dei Diritti Umani di fronte allo stesso Gip che ha emesso il decreto penale, la cui ostilità verso gli attivisti è palese. Si dovrà, probabilmente, affrontare un processo di appello e quello in Cassazione; potrebbe profilarsi addirittura un ricorso alla Corte europea dei Diritti Umani, quale ultima istanza. Anche in caso di vittoria, gli operatori umanitari avranno dovuto spendere molto denaro, per la difesa in giudizio: denaro sottratto alle campagne umanitarie.   Anche così il razzismo di Stato reprime le azioni a difesa dei diritti civili, azioni che rivelano al mondo le violazioni istituzionali e infastidiscono i loro responsabili. Anche gli antirazzisti che dedicano le loro vite a sostenere i migranti prigionieri nei Cie, a soccorrere le famiglie “clandestine” sempre in pericolo di deportazione e di vita sono soggetti a persecuzione poliziesca e giudiziaria, come attestano, tristemente, il caso degli attivisti torinesi imprigionati per “reato associativo d’opinione” e quelli milanesi che il 26 marzo affronteranno un processo per “manifestazione non autorizzata sotto via Corelli”.  &lt;br/&gt;Riguardo agli attivisti stranieri, la loro condizione è ancora più tragica, perché ogni loro azione civile volta a denunciare gli abusi subiti dai loro fratelli viene repressa in modo spietato e loro stessi - che spesso vivono in drammatiche condizioni di indigenza, senza documenti, senza referenti all’interno delle istituzioni, senza diritti - vengono braccati, colpiti con durezza inaudita, imprigionati, sottoposti a trattamenti inumani e degradanti, deportati. Il 15 gennaio 2010 l’attivista marocchino Mohamed El Abouby si è tolto la vita nel carcere di San Vittore, dopo essersi impegnato per i diritti degli internati nel Cie di via Corelli. Altri attivisti sono stati deportati verso Paesi dove i Diritti Umani non esistono: di loro si sono perse le tracce. Il giovane marocchino Said Stati, padre di due bambini che non si danno pace e lo attendono nel bresciano, ha “osato” denunciare i maltrattamenti subiti presso Cie di Gradisca (Gorizia).   Alla base della sua detenzione che dura ormai da più di quattro mesi, vi stata una violazione grave dei suoi diritti. Eppure, nonostante l’impegno del nostro Gruppo, di alcuni europarlamentari, dell’Onorevole Sbai Souad, dei deputati e senatori radicali, di un avvocato coraggioso, il suo calvario continua: è la punizione per essersi opposto alle leggi razziali in vigore nel nostro Paese. Per gli attivisti Rom, le azioni punitive sono ancora peggiori. Mariana Danila, Nico Grancea, Americano Grancea sono stati braccati quotidianamente, in seguito alla loro testimonianza per la Commissione europea e l’Alto Commissario Onu per i Diritti Umani, sottoposti a controlli asfissianti da parte delle forze dell’ordine, sgomberati con metodi brutali dai loro alloggi di fortuna. Le autorità hanno tentato di sottrarre i loro bambini per affidarli ai servizi sociali e solo una straordinaria azione degli attivisti ha evitato tale evento.  &lt;br/&gt;Costretti a fuggire da Pesaro a Milano e quindi in Grecia, Germania e Francia, a causa del loro coraggio e del loro impegno a favore della vita e della giustizia sociale, hanno perso tutto e sono stati trasformati in fuggiaschi. Alcuni antirazzisti ci hanno fatto pervenire una lettera da parte degli attivisti detenuti nel Cie di via Corelli. La pubblichiamo invitando tutte le persone democratiche ad esprimere solidarietà e impegnarsi per evitare che gli abusi nei loro confronti proseguano nell’indifferenza. &lt;br/&gt;La maggior parte di loro avrebbe diritto a protezione internazionale, ma tale diritto viene negato. La lunga detenzione, i trattamenti spietati che caratterizzano la loro esistenza in cattività, le cattive condizioni igieniche producono danni irreparabili: malattie infettive, a volte incurabili; forme di depressione grave; sindromi autodistruttive; psicosi; follia.&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Lettera dei detenuti di via Corelli &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;“Siamo stanchi di non vivere bene. Viviamo come topi.  La roba da mangiare fa schifo.  Viviamo come carcerati ma non siamo detenuti. I tempi di detenzione sono extra lunghi perché 6 mesi per identificare una persona sono troppi.  &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Siamo vittime della Bossi Fini.  C’è gente che ha fatto una vita in Italia e che ha figli  qua, gente che ha fatto la scuola qui e che è cresciuta qui. Non è giusto. Non siamo delinquenti. L’80 per cento di noi ha lavorato anni per la società italiana e si è fatta il culo. I veri criminali non sono qui. Una settimana fa uno di noi ha cercato di suicidarsi. Poi sono arrivati i poliziotti coi manganelli per picchiarci come criminali o animali.&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Siamo stanchi di questa vita. Vogliamo essere liberi come dei gabbiani e volare. Però sei mesi sono troppi per un’identificazione; qui è peggio, peggio della galera. La gente uscita dal carcere viene riportata qui altri sei mesi dopo che ha pagato la sua pena, non è giusto. La gente che ha avuto asilo politico dalla Svizzera o da altri stati in Europa e del mondo qui in Italia non li accettano, non è giusto. I motivi dello sciopero è che i tempi sono troppo lunghi e abbiamo paura perché due di noi sono morti dopo che sono stati espulsi altri sono pazzi e noi non sappiamo cosa fanno loro dopo l’espulsione, e per andare ti fanno le punture e diventi pazzo, alcuni muoiono. Entrando qui eravamo tutti sani e poi usciamo che siamo pazzi. Inoltre rimarremo in sciopero fino a che non fanno qualcosa per quelli arrestati di Torino che hanno fatto tante cose per noi e che ora sono in carcere”. &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;</description>
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      <title>Amnesty International presenta un rapporto sulla discriminazione dei Rom a Roma</title>
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      <pubDate>Sat, 6 Mar 2010 17:04:55 +0100</pubDate>
      <description>Roma, 5 marzo 2010. L'11 marzo nel tardo mattino, mentre Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau, co-presidenti del Gruppo EveryOne, incontreranno a Roma l'Alto Commissario per i Diritti Umani Navi Pillay, cui riferiranno e documenteranno gli aggiornamenti sulla persecuzione istituzionale del popolo Rom in Italia, sempre a Roma Amnesty International presenterà le proprie conclusioni sulla discriminazione dei Rom a Roma.  “Il cosiddetto Piano nomadi, che prevede lo sgombero forzato di migliaia di Rom di Roma, causa violazioni dei diritti umani e viola gli obblighi internazionali dell’Italia in materia di discriminazione,” afferma l'organizzazione in una nota diffusa oggi. Amnesty International presenterà, nel corso di una conferenza stampa - presso la Sala Deluxe della Casa del Cinema, in largo Marcello Mastroianni, 1 - il nuovo documento intitolato “La risposta sbagliata. Il Piano nomadi viola il diritto all’alloggio dei Rom a Roma”.   I rappresentanti di Amnesty International riferiranno inoltre sull’esito degli incontri con le autorità italiane direttamente responsabili della situazione in cui si trovano i rom. Interverranno, fra gli altri, John Dalhuisen, esperto sulla discriminazione, Programma Europa e Asia Centrale del Segretariato Internazionale di Amnesty International; Ignacio Jovtis, esperto sull’Italia, Programma Europa e Asia Centrale del Segretariato Internazionale di Amnesty International;  Christine Weise, presidente della Sezione Italiana di Amnesty International.   Saranno inoltre presenti rappresentanti di alcune famiglie rom le cui storie sono descritte nel documento ed esponenti delle Organizzazioni non governative che lavorano insieme alle comunità rom. Il Gruppo EveryOne, che fornisce ai responsabili di Amnesty International un costante e documentato aggiornamento sulla condizione dei Rom nelle diverse regioni italiane, ha trasmesso agli organizzatori il seguente messaggio, che vuol essere anche un monito a devolvere importanti energie nella campagna per i diritti dei Rom di Roma, senza accontentarsi delle astute e diplomatiche risposte e delle promesse senza seguito offerte puntualmente dalle autorità della capitale.&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;A fianco di Amnesty per i diritti dei Rom di Roma&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Milano, 5 marzo 2010. Siamo completamente in linea con le vostre conclusioni, che definiscono senza mezzi termini una “risposta sbagliata” le politiche anti-Rom attuate finora dalle Istituzioni e dalle autorità romane. Oltre alla denuncia civile, è necessario tuttavia chiedere con fermezza alle Istituzioni l'annullamento di tutti i provvedimenti effettuati, il risarcimento dei danni causati da tanti atti di persecuzione e l'attuazione di un programma di alloggi e inclusione. I Rom espulsi devono essere a propria volta risarciti. La vergogna dei ghetti in cui i Rom evacuati dai campi sono costretti a a vivere, guardati a vista, senza diritti, esposti al razzismo e accusati di nefandezze che hanno radici solo nei pregiudizi medievali deve cessare. E' importante che anche gli sgomberi brutali si fermino. Per ottenere ciò, è necessario dare inizio a nuove azioni che abbiano valore giuridico. Il Gruppo EveryOne è a disposizione per qualsiasi iniziativa finalizzata al ripristino dei diritti e della giustizia (quella “uguale per tutti”) nei riguardi del Rom. Roberto Malini, Matteo Pegoraro, Dario Picciau - Gruppo EveryOne&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Nella foto, John Dalhuisen, esperto sulla discriminazione, Programma Europa e Asia Centrale del Segretariato Internazionale di Amnesty International&lt;br/&gt;</description>
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